{"id":311394,"date":"2016-01-30T13:52:55","date_gmt":"2016-01-30T12:52:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=311394"},"modified":"2016-01-30T13:54:39","modified_gmt":"2016-01-30T12:54:39","slug":"belgio-metodo-g-a-g-per-la-nuova-generazione-di-talenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/01\/belgio-metodo-g-a-g-per-la-nuova-generazione-di-talenti\/","title":{"rendered":"Belgio: metodo G A G  per la nuova generazione di talenti"},"content":{"rendered":"<p>Il ranking Fifa non mente: <b>il Belgio \u00e8 la nazionale numero uno al mondo<\/b> e il 3-1 che ha rifilato all\u2019Italia in qualche modo spiega perch\u00e9. Conte perde la sua seconda partita da c.t. dopo quella col Portogallo, la prima da inizio stagione e ammette la superiorit\u00e0 dei \u201cdiavoli rossi\u201d. Cerchiamo di analizzare i segreti del successo del modello belga.\u00a0Partiamo da un dato anagrafico: Italia 59.830.000 abitanti Belgio 11.200.000. Il Belgio ciononostante si \u00e8 presentato a Brasile 2014 con una rosa giovanissima (appena 26 anni e 15 giorni) e ha raggiunto un onorevole quarto di finale dopo aver mostrato sprazzi di bel calcio e, soprattutto, baby talenti che oggi fanno gola ai pi\u00f9 grandi club europei.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_745\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_745\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Ma da dove arriva questa nuova generazione di campioncini? Casualit\u00e0 o frutto di programmazione? Tutto ci\u00f2 ha un nome ed \u00e8 quello di <b>Michel Sablon<\/b>\u00a0(ex direttore tecnico della Nazionale) ed \u00e8 suo il merito\u00a0di aver costruito il nuovo sistema calcistico del paese. Nel 2002 Sablon \u00e8 diventato il direttore tecnico della federazione belga. La sua prima mossa \u00e8 stata smantellare il vecchio sistema. \u201c<b>Siamo ripartiti da zero<\/b>\u201c, spiega. \u201cCi siamo detti: \u2018Cos\u00ec non funziona\u2019\u201d.<\/p>\n<p>La nazionale non aveva idee e le squadre giovanili non andavano meglio. Gli allenatori seguivano tattiche ormai superate: ai bambini di otto anni veniva chiesto di giocare nel ruolo di libero, in puro stile Beckenbauer, perch\u00e9 tutte le squadre belghe tendevano a giocare con tre difensori centrali. Non aveva senso insegnare un calcio simile, non si divertiva nessuno. Sablon per due anni ha seguito i tornei giovanili in tutto il paese e ha studiato le nazionali di Francia e Olanda, all\u2019epoca tra le pi\u00f9 forti al mondo. Ha chiesto all\u2019<b>Universit\u00e0 di Lovanio<\/b> di analizzare 1.600 ore di filmati di bambini che giocavano undici contro undici per scoprire con quale frequenza toccavano il pallone: in media quattro volte ogni venti minuti. Ha organizzato assemblee con gruppi di allenatori di diversi livelli per discutere di tattiche e metodi di allenamento. \u201cNon ci fermavamo mai\u201d, ricorda. \u201cCominciavamo la mattina e andavamo avanti fino a notte. Ogni giorno, sabato e domenica compresi\u201d.<\/p>\n<p>Il risultato, svelato nel 2004, \u00e8 un metodo chiamato <b>G-A-G (global-analytique-global)<\/b>. L\u2019idea era quella di unire il meglio del calcio francese (l\u2019importanza della forza fisica e dell\u2019organizzazione, cio\u00e8 l\u2019aspetto analitico) alla fantasia degli olandesi (l\u2019aspetto globale), inventando un nuovo, esaltante modello di calcio d\u2019attacco (di nuovo globale). \u201cIl nostro obiettivo \u00e8 un\u2019utopia\u201d, ha dichiarato di recente <b>Bob Browaeys<\/b>, che nel 2012 ha sostituito Sablon, ormai in pensione. \u201cCerchiamo il possesso ininterrotto del pallone\u201d.<\/p>\n<div>\n<p>In pratica, il metodo G-a-g \u00e8 diventato un modello di riferimento. Oggi in tutto il Belgio bambini e bambine imparano a giocare a calcio nella stessa maniera. Ogni scuola, accademia giovanile o squadra locale schiera lo stesso modulo (<b>il 4-3-3 con le classiche ali tornanti<\/b>) e segue le stesse tappe: prima dei sette anni si gioca due contro due; dai sette ai nove cinque contro cinque; tra i nove e gli undici otto contro otto, usando solo met\u00e0 del campo. Solo a dodici anni i ragazzini e le ragazzine hanno a disposizione l\u2019intero campo e cominciano a familiarizzare con i passaggi lunghi. Solo questo dovrebbe bastare per mettere in evidenza quanta strada abbiamo ancora da fare nel calcio Italiano. se ce l\u2019hanno fatta i Belgi con 1\/5 della nostra popolazione\u2026<\/p>\n<p>Il metodo G-a-g \u00e8 l\u2019<b>Anderlecht<\/b> a insegnarlo meglio: il direttore responsabile del settore giovanile belga <b>Jean Kindermans<\/b>, ci ha raccontato di come il principale club del Belgio investa annualmente circa 4-5 milioni di euro delle entrate societarie per il settore giovanile, stiamo parlando di circa il 10% del fatturato interno! In Italia si parla di un 2%. Queste sono differenze lampanti! L\u2019altra differenza eclatante \u00e8 proprio basilare, con una differente considerazione della cultura sportiva. La sinergia scuola\/sport nella societ\u00e0 Anderlecht \u00e8 la radice di tutto: ci sono dei college di impronta sportiva che permettono ai ragazzi durante ogni singolo giorno di praticare sport insieme alle altre materie scolastiche. Due ore di storia, poi due ore di attivit\u00e0 fisica, poi altre due ore di matematica, poi pausa, poi calcio. Da noi al mattino si va a scuola, poi trasferte per andare al campo, pasto frugale e se si riesce a fare due ore di allenamento al giorno per 3 giorni alla settimana, \u00e8 gi\u00e0 tanto!<\/p>\n<p>I risultati: in Belgio un ragazzo avviato alla pratica agonistica, in un mese e mezzo totalizza il numero di ore di \u201ceducazione atletico-sportiva\u201d che un pari et\u00e0 italiano totalizza in un anno! Fare i conti \u00e8 facile.\u00a0E\u2019 ora di smetterla coi discorsi e le lamentele e provare a cambiare le cose anche qui. Non c\u2019\u00e8 altra strada. Anche inglobare nella nostra forte base culturale calcistica elementi di questo \u201cmodello Anderlecht\u201d non deve parere inadeguato. Anzi! E\u2019 questione di programmazione: 15 anni fa il movimento calcistico belga era ai minimi storici. Ora un Nainggolan lotta per avere un posticino in Nazionale. Riflettiamo. Programmazione e filosofia. Ripartiamo. Facciamo come Sablon che che ha studiato seriamente le strutture dei settori giovanili di altre nazioni calcistiche felici, Germania e Olanda in testa e poi ha iniziato a girare tra le primavere e i vivai delle squadre ad incontrare allenatori e filmare migliaia di partite per capire dove stavano gli errori. Anzitutto, ha visto che i tecnici mandavano in campo i loro ragazzi unicamente per vincere, e se questo \u00e8 fondamentale per una squadra maggiore non lo \u00e8 per un settore giovanile, che oltre alla vittoria dovrebbe invece puntare allo sviluppo dei suoi atleti. Cos\u00ec ha imposto che tanti campionati giovanili, soprattutto quelli per bambini sotto i 13 anni, non prevedessero alcuna classifica, ma solo partite.<\/p>\n<p>In secondo luogo, ha obbligato i club a non far retrocedere i propri giovani da una categoria all\u2019altra: un giocatore poteva passare, ad esempio, dall\u2019under 15 all\u2019under 17, ma non il contrario. Se si trova a giocare contro avversari pi\u00f9 anziani di lui, pu\u00f2 capitare che un ragazzo tentenni e si spaventi: la nuova regola impediva ad un allenatore di bocciare subito un giovane di fronte a tali fatiche, ma piuttosto lo incentivava a stargli vicino e aiutarlo. Sablon ha poi pensato di costruire <b>otto centri di allenamento nazionali<\/b>, gestiti centralmente da Bruxelles: i ragazzi migliori venivano convocati per sessioni di training settimanali, apprendevano metodi di allenamento nuovi e poi li insegnavano ai compagni una volta tornati a casa. E in pi\u00f9, in questi centri si formava gi\u00e0 uno zoccolo duro di campioni: ragazzi come Mertens, Dembel\u00e9, Mignolet e Witsel si conoscono e giocano assieme da quando erano adolescenti.<\/p>\n<p>E infine, ultima regola, Sablon ha convinto tanti allenatori delle giovanili ad abbandonare i vecchi moduli per passare ad un pi\u00f9 fluidificante e moderno 4-3-3, lo stesso che adotta la Nazionale. Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che ora <b>Wilmots<\/b> si trovi giocatori gi\u00e0 predisposti a giocare in determinate posizioni: i club li allenano alla perfezione in un ruolo specifico, a lui spetta solo raccoglierli e metterli in campo.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[182,32],"tags":[85989,5327,58119],"class_list":["post-311394","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-calcio","category-sport","tag-calcio","tag-calcio-giovanile","tag-speciale-settore-giovanile","post_tag_personaggi-felicino-vaniglia"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/311394","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=311394"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/311394\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=311394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=311394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=311394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}