{"id":301220,"date":"2015-09-08T16:41:57","date_gmt":"2015-09-08T14:41:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=301220"},"modified":"2015-09-08T16:41:57","modified_gmt":"2015-09-08T14:41:57","slug":"borghetto-l8-settembre-raccontato-dalla-partigiana-vittoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/09\/borghetto-l8-settembre-raccontato-dalla-partigiana-vittoria\/","title":{"rendered":"Borghetto, l&#8217;8 settembre raccontato dalla partigiana Vittoria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Borghetto Santo Spirito<\/strong>. \u201cNonostante le infinite tragedie che ogni guerra provoca, quello fu un anno pieno di passione, di entusiasmo, di generosit\u00e0. <strong>Noi partigiani eravamo tutti fratelli e sorelle, c\u2019era tra noi una solidariet\u00e0 commovente, sempre pronti non solo ad aiutarci ma a morire per salvare chi era in pericolo<\/strong>\u201c.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_167\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_167\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Sono passati 72 anni, da quell\u2019anno \u201cpieno di passione, di entusiasmo e generosit\u00e0\u201d, ma nonostante il tempo trascorso il suo ricordo \u00e8 ancora lucido e chiaro. E del resto non potrebbe essere cos\u00ec. Quelli che racconta furono giorni terribili ma anche esaltanti. E soprattutto determinanti per il futuro e la libert\u00e0 del paese che avevano deciso di difendere anche a costo della loro vita. Cos\u00ec ascoltare il resoconto delle loro avventure \u00e8 come tuffarsi in un romanzo o in un film. E allora raccogliere la testimonianza non serve soltanto a trasmettere la memoria ma diventa anche un modo per condividere gli ideali, i sogni e le speranze che li mossero.<\/p>\n<p><strong>Adriana Colla ha 93 anni, \u00e8 originaria della Val di Susa ma risiede a Borghetto da oltre tre decadi<\/strong>. Tutti, per\u00f2, la conoscono semplicemente come <strong>Vittoria, che era il nome di battaglia che ha deciso di assumere quando nel 1943 \u00e8 diventata partigiana<\/strong> ed \u00e8 entrata a far parte delle brigate garibaldine della Val di Susa, sua terra di origine. E\u2019 la presidente onoraria della sezione locale dell\u2019Anpi e nonostante l\u2019et\u00e0, i ricordi di quei giorni sono ancora vividi e ascoltare il racconto degli anni del Ventennio e poi quelli della Resistenza nel 70^ anniversario della Liberazione \u00e8 come scorrere un album fotografico ricchissimo.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Nacqui insieme alla dittatura fascista, a fine ottobre del 1922<\/strong> e per vent\u2019anni fui educata dai fascisti \u2013 racconta \u2013 Tutti noi eravamo fascisti, non potevamo essere diversi. Anche i testi scolastici erano scritti dai fascisti e in prima elementare, imparando a leggere, imparavamo anche a dire che il Duce era il padre della patria e imparavamo che dovevamo rispettare, onorare, amare il Duce. Ogni sabato dovevamo indossare la divisa fascista obbligatoria per andare a marciare nelle strade delle nostre citt\u00e0: quando si arrivava in piazza principale, tutti sull\u2019attenti ad aspettare l\u2019urlo del capomanipolo, che gridava \u2018Saluto al Duce!\u2019 e tutti in coro, con un urlo ancora pi\u00f9 forte: \u2018A noi!\u2019. Ogni giorno ci ripetevano: \u2018Tu devi credere, non devi pensare, Mussolini pensa per te, tu devi credere e ubbidire\u2019. Sui muri delle case c\u2019erano scritte enormi: \u2018Credere, obbedire, combattere\u2019. E noi credevamo tutto\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Soltanto a 20 anni imparai cosa fosse il fascismo, quando il re arrest\u00f2 Mussolini e fin\u00ec la dittatura il 25 luglio 1943<\/strong>. Dovevo andare a Torino il giorno dopo. Abitavo a Susa, presi il treno e quando uscii dalla stazione vidi il corso bloccato da centinaia di persone che discutevano con passione, mentre alcuni giovani saliti sulle scale appoggiate al muro della stazione scalpellavano i simboli del fascio e le teste di Mussolini. Non capivo cosa succedeva ma volevo sapere. Passai tutta la giornata da un gruppo all\u2019altro e ascoltati tanta gente che non aveva voluto la tessera del fascio ed era stata picchiata, arrestata, chiusa in galera. I fascisti entravano nelle loro case di notte e davanti ai bambini li prendevano a pugni, a calci, li obbligavano a bere bottiglie piene di olio di ricino\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Fu per me una scoperta terribile. Mi avevano ingannato, mentito per 20 anni<\/strong>. Era crollato tutto quello in cui avevo creduto. Ero disperata. Tornai a Susa e per un mese e mezzo non feci nulla: camminavo per le strade, volevo incontrare i capi dei fascisti. Io li conoscevo bene, volevo chiedere perch\u00e9 ci avevano rovinato 20 anni della nostra vita. Ma erano spariti, tutti nascosti. Poi arriv\u00f2 l\u20198 settembre. Il nuovo governo firm\u00f2 l\u2019armistizio con gli alleati, anche per bloccare le terribili guerre di aggressione decise da Mussolini. I tedeschi diventarono i nostri nemici e iniziarono immediatamente a distruggere paesi interi e a mitragliare gli abitanti. Allora seppi cosa dovevo fare. Posso proprio dire che l\u20198 settembre inizi\u00f2 la mia liberazione personale. Dovevo riscattare gli anni in cui i fascisti mi avevano atrofizzato il cervello. <strong>Avevo bisogno di ribellarmi, di combattere, di dare tutto il mio aiuto, tutte le mie forze a chi avrebbe lottato per difendere la libert\u00e0 dell\u2019Italia<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p><strong>L\u20198 settembre del 1943, giorno della proclamazione dell\u2019armistizio italiani con gli Alleati, inizi\u00f2 la Liberazione<\/strong>. Quella del nostro paese e quella di Adriana Colla: \u201cL\u20198 settembre mi trovavo in Val di Susa. La mia Resistenza \u00e8 iniziata il 9 settembre 1943. Sono andata a cercare i ragazzi della Valle che erano scappati in montagna. Ero molto contenta nel vedere che anche loro non volevano solo nascondersi, ma volevano fare qualcosa come lo volevo fare io. All\u2019inizio ci aiut\u00f2 un prete di Susa. Dopo un mese abbiamo cominciato a chiamarlo \u2018don Dinamite\u2019 perch\u00e9 andava coi partigiani a far saltare i ponti per impedire ai tedeschi di entrare in Val di Susa\u201d.<\/p>\n<p>Inizialmente, Adriana Colla \u201clavor\u00f2\u201d da sola: \u201c<strong>Non eravamo partigiani. Ci chiamavamo \u2018ribelli\u2019. Io continuai a fare la ribelle fino all\u2019inizio di luglio<\/strong>. Percorrevo tutta la Valle. Avevo l\u2019incarido di controllare il numero dei tedeschi e dei fascisti. Se il numero aumentava, avvisavo le brigate partigiane perch\u00e9 potessero prepararsi ad affrontare un eventuale rastrellamento. Se vedevo un filo del telefono per terra lungo la strada lo tagliavo con le forbici nascoste sotto la sella della bici. Nel ritorno, poi, gettavo in mezzo alla strada i chiodi a quattro punte per bloccare le auto dei tedeschi. Una volta riuscii a riempirmi di nascosto lo zaino con tante munizioni tedesche, felice di portarle ai partigiani garibaldini che armi ne avevano poche e quelle poche senza proiettili. <strong>Purtroppo una spia mi denunci\u00f2 e il giorno dopo mi cercarono in tutta Susa e fui obbligata a vivere in brigata mentre prima facevo la ribelle per conto mio<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>La sua fuga \u00e8 stata rocambolesca e \u201cfortunata\u201d: \u201cIniziarono a darmi la caccia un giorno in cui mi ero recata a Torino. Sono sempre stata fortunata. Mi cercarono in tutta la Valle. Quando la sera tornai nel rifugio in cui dormivo, una signora che non conoscevo neanche mi corse incontro e mi disse di scappare perch\u00e9 mi avevano cercato i tedeschi. Io non ho mai avuto paura e pensavo che visto che mi avevano gi\u00e0 cercato, il posto in cui dormivo fosse sicuro. Ma la signora insisteva e allora rinunciai e andai in un calzificio vicino alla stazione. Il direttore mi aveva detto di rivolgermi a lui se avessi avuto bisogno. Dormii nel sotterraneo, su un materasso e con solo una coperta per scaldarmi. Anche se era luglio ebbi un freddo terribile. L\u2019indomani alle 5 un sorvegliante mi mand\u00f2 via perch\u00e9 sarebbero arrivati gli operai. Feci a piedi mezza Valle e raggiunsi quella che poi sarebbe divenuta la mia brigata\u201d.<\/p>\n<p>Da qui inizia la sua seconda vita: \u201c<strong>Ero \u2018partigiana combattente\u2019 della 42^ brigata Garibaldi col nome di battaglia di Vittoria<\/strong>. Partecipai alla salvezza di tre partigiani feriti dai tedeschi, consegnati ai fascisti che li portarono all\u2019ospedale Molinette di Torino. Dovevano essere curati, perch\u00e9 i tedeschi volevano fare uno scambio di prigionieri. Lo scambio and\u00f2 a monte e una suora ci fece avvertire del fatto che si pensava di impiccarli tutti e tre. Fu un\u2019avventura che dur\u00f2 tutto un giorno, ore e ore sotto la pioggia, ma riuscimmo a farli fuggire. Anche io fui arrestata dai fascisti e consegnata ai loro padroni tedeschi. Un mese di prigionia e mi salvai proprio grazie allo scambio di prigionieri\u201d.<\/p>\n<p>Vittoria \u00e8 una delle poche superstiti di una generazione che ha contribuito in modo fondamentale a gettare le basi della societ\u00e0 che oggi tutti conosciamo. O che almeno dovremmo conoscere: \u201cOggi il mondo fa schifo. <strong>Tutto quello che abbiamo sognato \u00e8 stato distrutto. Non resta pi\u00f9 niente. Racconto tutto ci\u00f2 perch\u00e9 da questa lotta che chiamiamo Resistenza \u00e8 nata la Costituzione<\/strong>, che difende la democrazia, il lavoro, la pace, la dignit\u00e0 di ogni persona. <strong>Purtroppo dopo tanti anni non \u00e8 stata completamente realizzata<\/strong> e, anzi, sentiamo di nuovo parlare di neofascisti, neonazisti che la vogliono cambiare: minacciano l\u2019unit\u00e0 nazionale, esprimono il loro razzismo, svalutano il parlamento. <strong>Tocca ai giovani, ora, difendere le nostre conquiste e questa carta costituzionale costruita nel 1946<\/strong> e, come scrisse Piero Calamandrei, murata con il sangue di tanti ragazzi uccisi durante la Resistenza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adriana Colla ha 93 anni e risiede a Borghetto da oltre tre decadi<\/p>\n","protected":false},"author":12120,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,34],"tags":[69792,8746,470],"class_list":["post-301220","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-cronaca","tag-anpi-borghetto-santo-spirito","tag-liberazione","tag-resistenza","post_cat_citta-borghetto-santo-spirito","post_tag_personaggi-adriana-colla"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/301220","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/12120"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=301220"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/301220\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=301220"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=301220"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=301220"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}