{"id":300115,"date":"2015-08-23T10:43:23","date_gmt":"2015-08-23T08:43:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=300115"},"modified":"2015-08-23T10:43:23","modified_gmt":"2015-08-23T08:43:23","slug":"profughi-nei-centri-di-accoglienza-un-operatore-non-fanno-paura-vi-spiego-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/08\/profughi-nei-centri-di-accoglienza-un-operatore-non-fanno-paura-vi-spiego-perche\/","title":{"rendered":"Profughi nei centri di accoglienza, un operatore: &#8220;Non fanno paura, vi spiego perch\u00e9&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albenga.<\/strong> &#8220;<strong>Gli stranieri &#8216;delinquenti&#8217;<\/strong>, quelli che spacciano e che creano nella popolazione un clima di incertezza, <strong>non sono rifugiati<\/strong>: non fanno parte di centri di accoglienza, <strong>non ricevono cibo o denaro dallo Stato<\/strong>. Sono persone che non sono mai entrate in questo sistema. <strong>Gli stranieri che accogliamo e sfamiamo sono aiutati ad inserirsi, e seguono un percorso completamente diverso<\/strong>&#8220;. Lo spiega <strong>Pierpaolo Barnieri<\/strong>, operatore della Caritas, in una lunga intervista nella quale tenta di chiarire la complessa macchina che si muove dietro &#8220;l&#8217;emergenza profughi&#8221;.<\/p>\n<p>Barnieri \u00e8 il fondatore dell&#8217;associazione &#8220;Giardino di Emma&#8221; e partecipa\u00a0ad Albenga e comprensorio all&#8217;accoglienza dei migranti, sia per quanto\u00a0riguarda il CAS (Centro Accoglienza Straordinaria, quello che una volta era Mare Nostrum) sia per il progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). CAS \u00e8 il primo &#8220;livello&#8221;, SPRAR il secondo: quando un profugo arriva viene accolto nei CAS, l\u00ec fa domanda di asilo politico e, se la domanda viene accolta, entra nel\u00a0sistema SPRAR.<\/p>\n<p>&#8220;Al loro arrivo i profughi\u00a0vengono inseriti nei centri di accoglienza, gestiti al 90% dalla Chiesa &#8211; racconta Barnieri &#8211; qui vengono fotosegnalati e viene fatto loro un <strong>protocollo sanitario<\/strong> che serve a <strong>proteggere sia la cittadinanza che gli operatori<\/strong> che lavorano a contatto con loro. <strong>I cittadini dunque non devono temere: eventuali soggetti malati vengono immediatamente individuati e curati, e non ci sono pericoli per il territorio<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>A quel punto viene dato ai profughi un kit sanitario, gli viene assegnato uno spazio dove stare e data la possibilit\u00e0 di chiamare casa o un&#8217;altra persona cara. Il <strong>vero problema<\/strong> nasce subito dopo, spiega Barnieri, ed \u00e8 <strong>legato<\/strong> proprio <strong>alle tempistiche<\/strong>: &#8220;Da quando\u00a0parte\u00a0la richiesta di asilo a quando il rifugiato entra fattivamente nello SPRAR\u00a0<strong>passano mediamente 10-12 mesi<\/strong> &#8211; rivela &#8211; <strong>ecco perch\u00e9 la gente li avverte come &#8216;mantenuti&#8217; a spese dello Stato. In realt\u00e0 non \u00e8 una loro scelta<\/strong>, finch\u00e9 la domanda non viene esaminata sono in un &#8216;limbo&#8217;: non vengono rimpatriati ma <strong>non possono cercarsi un lavoro n\u00e9 rendersi indipendenti in alcun modo<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>La domanda viene esaminata da una commissione internazionale, composta da 5 persone,\u00a0e <strong>lo status di rifugiato viene accordato solo se risponde a requisiti stringenti<\/strong>: &#8220;Lo straniero deve essere effettivamente in pericolo di vita nel proprio Stato, e attraversa degli step volti a\u00a0capire di che tipo di persona si tratta e se \u00e8 in grado o meno di integrarsi in modo corretto&#8221;. Tradotto, se \u00e8 una brava persona o un delinquente.<\/p>\n<p>&#8220;Quindi,\u00a0tipicamente, <strong>i profughi che effettivamente rimangono sul territorio grazie allo SPRAR sono di una &#8216;qualit\u00e0&#8217;<\/strong>, se mi passate il termine, <strong>decisamente pi\u00f9 alta<\/strong>&#8220;. Due esempi sono proprio i due mediatori culturali che lavorano con XY. &#8220;Uno \u00e8 afgano, una persona splendida di cui mi fido ciecamente e a cui affiderei mia figlia. L&#8217;altro arriva dalla Costa d&#8217;Avorio e ha una formazione decisamente superiore alla media. Entrambi sono diventati figure cardine per noi&#8221;.\u00a0<strong>Le famose &#8220;risorse&#8221;<\/strong> di cui parla chi preme per accoglierli.<\/p>\n<p>Ma la volont\u00e0 di accogliere deve esserci fin dal primo giorno, dall&#8217;ingresso nel CAS: &#8220;Ogni straniero nel sistema di\u00a0protezione \u00e8 stato prima un &#8216;semplice&#8217; rifugiato del Centro. E in ogni caso, anche quando abbiamo\u00a0a che fare con stranieri &#8216;difficili&#8217;, cerchiamo sempre di trovare una strada per integrarli: ogni tanto ci riusciamo, e anche una sola vita &#8216;salvata&#8217; ha un grande valore&#8221;.<\/p>\n<p>Eppure <strong>si dice che i profughi esigono il cellulare, protestano per i wifi, si lamentano del cibo<\/strong>. &#8220;<strong>Casi isolati che esistono, certo<\/strong> &#8211; ammette &#8211; d&#8217;altronde i profughi del CAS sono di ogni tipo, tra loro ci sono le brave persone ma anche gli sbandati o i delinquenti. <strong>Per\u00f2, insieme al pocket money e al cibo, vengono date loro delle regole: e se non le rispettano vengono espulsi<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Barnieri contesta<\/strong>, dati alla mano, <strong>chi parla di &#8220;invasione&#8221;<\/strong>: &#8220;Abbiamo 15 ospiti al Centro Accoglienza di Peagna, 8 uomini gi\u00e0 inseriti nello SPRAR ad Albenga e 4 donne a Campochiesa. E attendiamo alcune famiglie che accoglieremo a Loano&#8221;. <strong>27 persone in tutto il comprensorio: una cifra ben diversa dalla percezione della gente comune<\/strong>, che vede ogni giorno venditori abusivi, immigrati ubriachi e spacciatori sul lungofiume. &#8220;Il problema sta l\u00ec &#8211; annuisce Barnieri &#8211; in coloro che non sono mai entrati nel sistema di accoglienza, vivendo da clandestini. Sento dire che ci costano 35 euro al giorno, che li sfamiamo e diamo loro il cellulare: non \u00e8 vero, lo facciamo solo con i pochi\u00a0del CAS, che di certo non vanno in giro a delinquere&#8221;.<\/p>\n<p>Insomma,<strong> i clandestini creano problemi al tessuto sociale ma, perlomeno, non vivono a spese dello Stato; mentre chi lo fa, normalmente, non rappresenta un pericolo per i cittadini<\/strong>. Il malessere tra gli italiani comunque \u00e8 reale, e Barnieri lo giustifica: &#8220;Che ci siano una percezione di immobilismo e un disagio \u00e8 innegabile. Questo \u00e8 un momento difficile: <strong>credo che il sistema sia &#8216;in stallo&#8217;, e che non fornisca strumenti al passo coi tempi<\/strong>. Un esempio riguarda le forze dell&#8217;ordine: si fanno in 4, ogni volta che li chiamiamo ci sono, per\u00f2 gli strumenti che hanno a disposizione sono ormai obsoleti, tanto \u00e8 vero che ogni loro arresto di solito si conclude con una scarcerazione entro poche ore&#8221;.<\/p>\n<p>La soluzione? <strong>Ripensare giustizia, accoglienza e macchina burocratica per affrontare al meglio l&#8217;emergenza: altrimenti \u00e8 come lottare coi mulini a vento<\/strong>. &#8220;Lo stesso coraggio che sto vedendo in Borghetti &#8211; conclude Barnieri &#8211; lo vorrei vedere anche nella politica e nelle amministrazioni&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albenga. &#8220;Gli stranieri &#8216;delinquenti&#8217;, quelli che spacciano e che creano nella popolazione un clima di incertezza, non sono rifugiati: non fanno parte di centri di accoglienza, non ricevono cibo o denaro dallo Stato. Sono persone che non sono mai entrate in questo sistema. 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