{"id":300115,"date":"2015-08-23T10:43:23","date_gmt":"2015-08-23T08:43:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=300115"},"modified":"2015-08-23T10:43:23","modified_gmt":"2015-08-23T08:43:23","slug":"profughi-nei-centri-di-accoglienza-un-operatore-non-fanno-paura-vi-spiego-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/08\/profughi-nei-centri-di-accoglienza-un-operatore-non-fanno-paura-vi-spiego-perche\/","title":{"rendered":"Profughi nei centri di accoglienza, un operatore: &#8220;Non fanno paura, vi spiego perch\u00e9&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albenga.<\/strong> \u201c<strong>Gli stranieri \u2018delinquenti\u2019<\/strong>, quelli che spacciano e che creano nella popolazione un clima di incertezza, <strong>non sono rifugiati<\/strong>: non fanno parte di centri di accoglienza, <strong>non ricevono cibo o denaro dallo Stato<\/strong>. Sono persone che non sono mai entrate in questo sistema. <strong>Gli stranieri che accogliamo e sfamiamo sono aiutati ad inserirsi, e seguono un percorso completamente diverso<\/strong>\u201c. Lo spiega <strong>Pierpaolo Barnieri<\/strong>, operatore della Caritas, in una lunga intervista nella quale tenta di chiarire la complessa macchina che si muove dietro \u201cl\u2019emergenza profughi\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_353\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_353\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Barnieri \u00e8 il fondatore dell\u2019associazione \u201cGiardino di Emma\u201d e partecipa\u00a0ad Albenga e comprensorio all\u2019accoglienza dei migranti, sia per quanto\u00a0riguarda il CAS (Centro Accoglienza Straordinaria, quello che una volta era Mare Nostrum) sia per il progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). CAS \u00e8 il primo \u201clivello\u201d, SPRAR il secondo: quando un profugo arriva viene accolto nei CAS, l\u00ec fa domanda di asilo politico e, se la domanda viene accolta, entra nel\u00a0sistema SPRAR.<\/p>\n<p>\u201cAl loro arrivo i profughi\u00a0vengono inseriti nei centri di accoglienza, gestiti al 90% dalla Chiesa \u2013 racconta Barnieri \u2013 qui vengono fotosegnalati e viene fatto loro un <strong>protocollo sanitario<\/strong> che serve a <strong>proteggere sia la cittadinanza che gli operatori<\/strong> che lavorano a contatto con loro. <strong>I cittadini dunque non devono temere: eventuali soggetti malati vengono immediatamente individuati e curati, e non ci sono pericoli per il territorio<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>A quel punto viene dato ai profughi un kit sanitario, gli viene assegnato uno spazio dove stare e data la possibilit\u00e0 di chiamare casa o un\u2019altra persona cara. Il <strong>vero problema<\/strong> nasce subito dopo, spiega Barnieri, ed \u00e8 <strong>legato<\/strong> proprio <strong>alle tempistiche<\/strong>: \u201cDa quando\u00a0parte\u00a0la richiesta di asilo a quando il rifugiato entra fattivamente nello SPRAR\u00a0<strong>passano mediamente 10-12 mesi<\/strong> \u2013 rivela \u2013 <strong>ecco perch\u00e9 la gente li avverte come \u2018mantenuti\u2019 a spese dello Stato. In realt\u00e0 non \u00e8 una loro scelta<\/strong>, finch\u00e9 la domanda non viene esaminata sono in un \u2018limbo\u2019: non vengono rimpatriati ma <strong>non possono cercarsi un lavoro n\u00e9 rendersi indipendenti in alcun modo<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>La domanda viene esaminata da una commissione internazionale, composta da 5 persone,\u00a0e <strong>lo status di rifugiato viene accordato solo se risponde a requisiti stringenti<\/strong>: \u201cLo straniero deve essere effettivamente in pericolo di vita nel proprio Stato, e attraversa degli step volti a\u00a0capire di che tipo di persona si tratta e se \u00e8 in grado o meno di integrarsi in modo corretto\u201d. Tradotto, se \u00e8 una brava persona o un delinquente.<\/p>\n<p>\u201cQuindi,\u00a0tipicamente, <strong>i profughi che effettivamente rimangono sul territorio grazie allo SPRAR sono di una \u2018qualit\u00e0\u2019<\/strong>, se mi passate il termine, <strong>decisamente pi\u00f9 alta<\/strong>\u201c. Due esempi sono proprio i due mediatori culturali che lavorano con XY. \u201cUno \u00e8 afgano, una persona splendida di cui mi fido ciecamente e a cui affiderei mia figlia. L\u2019altro arriva dalla Costa d\u2019Avorio e ha una formazione decisamente superiore alla media. Entrambi sono diventati figure cardine per noi\u201d.\u00a0<strong>Le famose \u201crisorse\u201d<\/strong> di cui parla chi preme per accoglierli.<\/p>\n<p>Ma la volont\u00e0 di accogliere deve esserci fin dal primo giorno, dall\u2019ingresso nel CAS: \u201cOgni straniero nel sistema di\u00a0protezione \u00e8 stato prima un \u2018semplice\u2019 rifugiato del Centro. E in ogni caso, anche quando abbiamo\u00a0a che fare con stranieri \u2018difficili\u2019, cerchiamo sempre di trovare una strada per integrarli: ogni tanto ci riusciamo, e anche una sola vita \u2018salvata\u2019 ha un grande valore\u201d.<\/p>\n<p>Eppure <strong>si dice che i profughi esigono il cellulare, protestano per i wifi, si lamentano del cibo<\/strong>. \u201c<strong>Casi isolati che esistono, certo<\/strong> \u2013 ammette \u2013 d\u2019altronde i profughi del CAS sono di ogni tipo, tra loro ci sono le brave persone ma anche gli sbandati o i delinquenti. <strong>Per\u00f2, insieme al pocket money e al cibo, vengono date loro delle regole: e se non le rispettano vengono espulsi<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p><strong>Barnieri contesta<\/strong>, dati alla mano, <strong>chi parla di \u201cinvasione\u201d<\/strong>: \u201cAbbiamo 15 ospiti al Centro Accoglienza di Peagna, 8 uomini gi\u00e0 inseriti nello SPRAR ad Albenga e 4 donne a Campochiesa. E attendiamo alcune famiglie che accoglieremo a Loano\u201d. <strong>27 persone in tutto il comprensorio: una cifra ben diversa dalla percezione della gente comune<\/strong>, che vede ogni giorno venditori abusivi, immigrati ubriachi e spacciatori sul lungofiume. \u201cIl problema sta l\u00ec \u2013 annuisce Barnieri \u2013 in coloro che non sono mai entrati nel sistema di accoglienza, vivendo da clandestini. Sento dire che ci costano 35 euro al giorno, che li sfamiamo e diamo loro il cellulare: non \u00e8 vero, lo facciamo solo con i pochi\u00a0del CAS, che di certo non vanno in giro a delinquere\u201d.<\/p>\n<p>Insomma,<strong> i clandestini creano problemi al tessuto sociale ma, perlomeno, non vivono a spese dello Stato; mentre chi lo fa, normalmente, non rappresenta un pericolo per i cittadini<\/strong>. Il malessere tra gli italiani comunque \u00e8 reale, e Barnieri lo giustifica: \u201cChe ci siano una percezione di immobilismo e un disagio \u00e8 innegabile. Questo \u00e8 un momento difficile: <strong>credo che il sistema sia \u2018in stallo\u2019, e che non fornisca strumenti al passo coi tempi<\/strong>. Un esempio riguarda le forze dell\u2019ordine: si fanno in 4, ogni volta che li chiamiamo ci sono, per\u00f2 gli strumenti che hanno a disposizione sono ormai obsoleti, tanto \u00e8 vero che ogni loro arresto di solito si conclude con una scarcerazione entro poche ore\u201d.<\/p>\n<p>La soluzione? <strong>Ripensare giustizia, accoglienza e macchina burocratica per affrontare al meglio l\u2019emergenza: altrimenti \u00e8 come lottare coi mulini a vento<\/strong>. \u201cLo stesso coraggio che sto vedendo in Borghetti \u2013 conclude Barnieri \u2013 lo vorrei vedere anche nella politica e nelle amministrazioni\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albenga. \u201cGli stranieri \u2018delinquenti\u2019, quelli che spacciano e che creano nella popolazione un clima di incertezza, non sono rifugiati: non fanno parte di centri di accoglienza, non ricevono cibo o denaro dallo Stato. Sono persone che non sono mai entrate in questo sistema. 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