{"id":287977,"date":"2015-04-04T22:27:12","date_gmt":"2015-04-04T20:27:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=287977"},"modified":"2015-04-04T22:27:12","modified_gmt":"2015-04-04T20:27:12","slug":"lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-quelli-che-volevano-essere-come-totti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/04\/lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-quelli-che-volevano-essere-come-totti\/","title":{"rendered":"Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: quelli che volevano essere come Totti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Avrebbero voluto imitare le gesta del \u201cpupone\u201d ma la loro gloria come spesso accade \u00e8 durata solo un attimo.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_593\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_593\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_593').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_593\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Che portiere era Andrea Giulii Capponi. Il numero uno della nazionale under 17, la speranza della Roma di Mazzone, di corsa nei boschi nel ritiro di Lavarone spalla a spalla con il Principe Giannini. Che numero 10 quel Daniele Rossi, a sedici anni miglior giocatore del torneo di Parigi, gol suo in finale, 1-0 al Benfica, nello stadio in cui avevano girato \u201cFuga per la vittoria\u201d. E che portiere pure Marco Caterini, titolare della Under 15 che arriva in finale agli Europei, lui in campo e in panchina a fargli da riserva un tipo alto, di nome Buffon.<\/p>\n<p>La leva calcistica del \u201977. Non quelli che hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro. Peggio. Quelli che da ragazzini hanno persino vinto, sono giunti a un centimetro dal sogno, ma non stanno nelle canzoni di De Gregori e non ridono dentro a un bar. \u00abNon ne parlo volentieri\u00bb, dice Andrea, romano, zona Portuense: lavora in un supermercato al Vaticano. Marco, cresciuto a Ponte Lanciani, fa il geometra e mormora che \u00abcerte sere ci penso ancora\u00bb. Daniele, di Trastevere, serve ai tavoli di una pizzeria a Testaccio: \u00abNon so se invidio chi \u00e8 arrivato in A. Se dico che volevo esserci io \u00e8 invidia?\u00bb.<\/p>\n<p>Stessa generazione di Totti. Daniele, Marco e Andrea sono l\u2019altra faccia della sua immortalit\u00e0. I primi due sono campioni d\u2019Italia Allievi con lui, il Capitano, gol di Daniele in finale contro il Milan. Poi vengono i sogni, e un attimo dopo il capolinea dei sogni, ora raccontati dal regista Paolo Geremei nel documentario \u201cZero a zero\u201d.<\/p>\n<p>\u00abAndrea\u00bb, spiega, \u00abviveva nel mio quartiere, per noi era una leggenda. Un giorno lo vedo in strada che fuma, lui con questi capelli lunghi, bello, e mi chiedo: ma che fine ha fatto Andrea Giulii Capponi?\u00bb. Il film racconta il cinismo con cui il calcio nutre le speranze dei ragazzi, gli abbagli, gli errori, il peso del caso. \u00abNon basta essere bravi a giocare a calcio per diventare un giocatore di calcio\u00bb, dice Caterini. Smise di essere una promessa da un giorno all\u2019altro, la Roma gli offr\u00ec di andare al Guidonia per 300mila lire al mese. Che a quindici anni fosse pi\u00f9 bravo di Buffon gi\u00e0 non se lo ricordava pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p>\u00abIo volevo sentirmi un calciatore\u00bb. Lui che non conservava n\u00e9 coppe n\u00e9 maglie, pensando che altrimenti avrebbe riempito casa. \u00abInvece non ne ho neanche una per il calciotto o per regalarla a mio figlio\u00bb. Si sent\u00ec di nuovo calciatore anni dopo, quando il suo Fiumicino ritrov\u00f2 la Roma in amichevole, fece i miracoli, compreso un rigore parato a Paulo Sergio.<\/p>\n<p>Pure Andrea si domanda cosa sia successo. In quel ritiro a Lavarone, una sera lo vedono chiacchierare con una ragazza in una stradina laterale. Franco Tancredi lo rimprovera, Mazzone lo restituisce alla Primavera. Fine, mai pi\u00f9 una seconda chance: sei un nazionale, sei stato con la prima squadra al Bernabeu,e allora? Non importava pi\u00f9. Giulii Capponi scese fra i dilettanti con una domanda: \u00abMa il campo \u00e8 in erba o in terra?\u00bb. Era di polvere.<\/p>\n<p>Daniele perlomeno sa che tutto \u00e8 finito a Norcia, il giorno in cui contro il Palermo infila il piede in una buca e gli salta il ginocchio. Sbagliano a mettergli una vite, dal ginocchio il dolore sale nella testa. \u00abRicordo la disperazione di chi mi stava vicino. I miei pensieri fissi: mi ammazzo. Non accettavo l\u2019idea di dovermi curare\u00bb. Ha un pallone con il numero 10 tatuato sul braccio, nella stanza le foto di Maradona e il disegno delle articolazioni di un ginocchio. Complesso, come il cervello. Daniele si \u00e8 liberato dei fantasmi, ora ne ride. \u00abVivevo al primo piano, pensavo: non posso neppure buttarmi gi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Gioca a calcetto con gli amici, Caterini in porta, ancora insieme. Tutti e tre insegnano ai bambini come si sta in campo. Sfiorare la vita che volevi non \u00e8 un destino che si accetta, al massimo ci si rassegna. Come nel film raccontano sconsolati i genitori.<\/p>\n<p>Daniele: \u00abNon ho fatto quello che ero nato per fare, c\u2019\u00e8 dentro di me una malinconia e ci sar\u00e0 sempre\u00bb. Per Marco non \u00e8 tristezza, \u00ab\u00e8 rabbia, ma rifarei tutto uguale\u00bb; Andrea parla di \u00abferitina aperta\u00bb. Quando i ragazzi di una scuola calcio hanno visto il film citato, se ne sono andati commentando: \u00abA me non succeder\u00e0 mai\u00bb. Candidandosi alla prossima grande delusione?. Lo scopriremo solo vivendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. 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