{"id":285635,"date":"2015-03-10T16:51:52","date_gmt":"2015-03-10T15:51:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=285635"},"modified":"2015-03-10T19:47:57","modified_gmt":"2015-03-10T18:47:57","slug":"un-anno-senza-carbone-vado-ligure-tirreno-power-danno-da-oltre-50-mln-ma-vogliamo-ripartire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/03\/un-anno-senza-carbone-vado-ligure-tirreno-power-danno-da-oltre-50-mln-ma-vogliamo-ripartire\/","title":{"rendered":"Un anno senza carbone a Vado Ligure, Tirreno Power: &#8220;Danno da oltre 50 mln, ma vogliamo ripartire&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Vado Ligure, <\/strong><strong>11 marzo 2014: il giorno del sequestro preventivo\u00a0dei due gruppi a carbone della centrale Tirreno Power a Vado Ligure<\/strong>, su esecuzione di un\u2019ordinanza del gip Fiorenza Giorgi. Una richiesta dalla Procura savonese nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta giudiziaria che vede numerosi indagati tra amministratori e dirigenti dell\u2019azienda, un provvedimento motivato in una quarantina di pagine e deciso sulla base delle perizie, ambientali ed epidemiologiche, ordinate dagli organi inquirenti.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_996\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_996\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">L\u201911 marzo 2014: domani sar\u00e0 passato un anno. <strong>Un anno senza carbone<\/strong>, un anno con pesanti ripercussioni per molte aziende dell\u2019indotto, un anno nel quale lo stop alla centrale vadese ha acuito ancora di pi\u00f9 la grave crisi occupazionale del territorio, anche su un piano psicologico, con <strong>centinaia di lavoratori a rischio<\/strong> e senza, ancora oggi, reali prospettive di lavoro all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>11 marzo 2014, una data che forse rappresenta una sorta di spartiacque per tutta l\u2019economia savonese. Su questo aspetto l\u2019azienda sottolinea: \u201cLasciate in sospeso, le situazioni non possono che peggiorare; e ora si deve considerare come la stessa chiusura di Terminal Rinfuse ci mette di fronte ad un problema ulteriore, dove scaricare il carbone e a quali ulteriori costi. Ma c\u2019\u00e8 un impatto pi\u00f9 ampio che va chiarito e considerato: <strong>la produzione di energia elettrica da carbone consente di mantenere bollette pi\u00f9 basse per le famiglie e per le imprese<\/strong>. Se non ci fosse la produzione da carbone in Italia la bolletta costerebbe a tutti di pi\u00f9. Chiudere le centrali a carbone significa in modo diretto aumentare il costo dell\u2019energia per tutti e aumentare i rischi di dipendenza delle fonti di approvvigionamento\u201d.<\/p>\n<p>Si poteva evitare il sequestro preventivo dei gruppi a carbone? E perch\u00e9 gli interventi di ambientalizzazione non sono stati fatti prima? Domande alle quali l\u2019azienda risponde cos\u00ec: \u201c<strong>Tirreno Power ha effettuato tutti gli interventi previsti dalla legge e dalle autorizzazioni.<\/strong> La centrale, al momento del sequestro, era addirittura certificata ISO 14001 e registrata Emas, la rigorosa certificazione volontaria ambientale europea che richiede complesse e approfondite procedure e verifiche controllate da organismi indipendenti accreditati, tanto che ottenerla permette addirittura di prolungare la durata dell\u2019AIA\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019unico intervento che non si \u00e8 potuto fare \u00e8 stata la copertura del carbonile, \u201cperaltro esplicitamente previsto in tutti i piani industriali dell\u2019azienda \u2013 puntualizza Tirreno Power \u2013 Come noto,<strong> l\u2019autorizzazione a costruire la copertura \u00e8 arrivata solo il 31 dicembre scorso, cio\u00e8 dopo anni di attesa<\/strong>. La copertura fino al decreto autorizzativo non si poteva fare in quanto sarebbe stata un\u2019opera abusiva. Cos\u00ec come non \u00e8 stata avviata la realizzazione della nuova unit\u00e0 VL6, la cui autorizzazione \u00e8 stata impugnata da vari soggetti tra cui alcune associazioni ambientaliste e i comuni. Tutti gli altri interventi sono stati fatti\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cIl sequestro si basa sulla presunta violazione dell\u2019AIA<\/strong>. Come ha detto lo stesso procuratore di Savona nell\u2019audizione davanti alla commissione parlamentare sui rifiuti, se anche le violazioni contestate fossero accertate, e non lo sono, al massimo comporterebbero una sanzione amministrativa. <strong>Il motivo del sequestro \u00e8 invece un presunto danno ambientale e sanitario <\/strong>risalente a diversi anni fa<strong>. Un danno che non \u00e8 per nulla provato, <\/strong>in quanto esiste solo in una<strong> consulenza di parte che non ha mai avuto una validazione scientifica<\/strong>\u201d. <\/p>\n<p>\u201cSecondo quanto trapelato pubblicamente anche attraverso i media, sia l\u2019Istituto dei Tumori di Genova incaricato dall\u2019Osservatorio della Regione Liguria, sia l\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0, si sono espressi in modo decisamente critico su metodologia e risultati. Se i consulenti della procura hanno svolto un lavoro rigoroso dovrebbe essere pubblicato su una rivista scientifica, validandolo come accade per tutte le nuove metodologie di indagine epidemiologica. E\u2019 evidente, inoltre, che se la teoria dei danni sanitari e ambientali dovesse avere un fondamento scientifico, si dovrebbe applicare su tutti i siti nel mondo in cui si produce energia da carbone\u201d.<\/p>\n<p>Lo stop forzato di un anno nella produzione del carbone a Vado Ligure ha, naturalmente, comportato una situazione difficile per l\u2019azienda, gi\u00e0 esposta sul fronte finanziario con debiti ingenti verso le banche. Si parla di <strong>un danno complessivo stimato ad ora a 50 mln di euro<\/strong>, al quale bisogna aggiungere i costi di manutenzione e conservazione degli impianti, oltre ai costi diretti per i lavoratori (a cui l\u2019azienda assicura comunque l\u2019anticipo e una integrazione degli ammortizzatori sociali).<\/p>\n<p>\u201cDesideriamo dire in modo esplicito che nel nostro piano necessariamente non \u00e8 stato previsto il funzionamento dei due gruppi sotto sequestro, perch\u00e9 oggi indisponibili a tempo indeterminato \u2013 precisa l\u2019azienda \u2013\u00a0Se avessimo previsto la ripresa della produzione in una data qualsiasi, e poi non fosse stata\u00a0possibile, si sarebbe dovuti ritornare a negoziare tutto da capo. <strong>L\u2019azienda vuole far ripartire i gruppi a carbone di Vado, ma pu\u00f2 farlo solo in un quadro chiaro e di certezza delle regole<\/strong> e far\u00e0 tutto quello che potr\u00e0 a tal fine sul piano legale\u201d. <\/p>\n<p>Ma l\u2019azienda ha voluto chiarire anche in merito alle <strong>dichiarazioni del procuratore capo Francantonio Granero<\/strong> davanti alla commissione parlamentare, con al centro proprio l\u2019inchiesta sulla centrale a carbone di Tirreno Power:\u00a0\u201cVogliamo ricordare che <strong>la centrale non ha mai violato i limiti di emissione<\/strong>, lo dice lo stesso giudice. L\u2019unico motivo per il sequestro \u00e8 un\u2019indagine epidemiologica che non ha una validazione scientifica\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl procuratore fa il suo lavoro per l\u2019accertamento dei reati ma vogliamo ricordare che qui, per ora, non solo <strong>non c\u2019\u00e8 nulla di accertato<\/strong>, ma dopo quattro anni nemmeno sono state chiuse le indagini. Dopo un anno di fermo della centrale la Regione Liguria dice che la qualit\u00e0 dell\u2019aria non \u00e8 cambiata. Come si pu\u00f2 pensare a un dato pi\u00f9 oggettivo di questo? All\u2019interno dell\u2019AIA sono riportati i dati calcolati dell\u2019impatto massimo della centrale, inserite nel Pic il parere istruttorio conclusivo della commissione IPPC. In queste tabelle si vede il contributo di inquinanti della centrale al massimo regime: si tratta di percentuali che variano dallo 0% a qualche punto percentuale. Dati che confermano il motivo per cui <strong>a un anno dalla chiusura dei gruppi l\u2019aria non \u00e8 cambiata<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>E dopo il primo tavolo tecnico governativo ancora interlocutorio, si attende anche l\u2019esito del <strong>ricorso al Tar del Lazio presentato dall\u2019azienda contro la nuova AIA<\/strong>: un pronunciamento del Tribunale amministrativo \u00e8 atteso per la fine del mese di marzo. E quanto al Governo, per ora, solo impegni informali per trovare una soluzione che consenta all\u2019azienda di procedere con l\u2019ambientalizzazione della centrale e riavviare gli impianti, ma nulla di concreto: \u201cIl Governo ha ben compreso che le richieste che stiamo facendo non sono sconti sui limiti emissivi, i pi\u00f9 bassi in assoluto per impianti di tecnologia similare, ma sono dovute a valutazioni immotivate nella formulazione dell\u2019AIA\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLe <strong>nostre richieste sono semplici<\/strong>: \u00e8 evidente che non si possono far partire i tempi di attuazione delle prescrizioni dalla pubblicazione dell\u2019autorizzazione con gli impianti sotto sequestro. Chiediamo che i tempi decorrano dalla disponibilit\u00e0 degli impianti. Cos\u00ec come \u00e8 evidente che l\u2019AIA non ha recepito il fatto che la copertura del carbonile \u00e8 stata autorizzata solo due mesi fa, mantenendo invece la scadenza originaria del 15 marzo 2015, ed \u00e8 ben noto che ci vogliono circa tre anni per fare i lavori necessari. E ancora, l\u2019avviamento da subito a gas: abbiamo gi\u00e0 detto che faremo l\u2019avviamento a gas ma ci sono i tempi necessari per l\u2019acquisto dei materiali, la progettazione e la costruzione dell\u2019impianto, cio\u00e8 due anni. Tenere bloccata la centrale e i lavoratori per questo tempo \u00e8 un danno enorme, insostenibile, senza nessun beneficio ambientale: le emissioni dell\u2019avviamento sono ben inferiori all\u20191% delle emissioni totali. Infine, la centrale ha una certificazione ambientale Emas attualmente sospesa per il fermo dell\u2019impianto. La nuova Aia non prevede che la durata dell\u2019autorizzazione sia prolungata quando questa certificazione dovesse essere confermata\u201d.<\/p>\n<p>E ad anno esatto dalla chiusura dei gruppi a carbone cresce la preoccupazione tra i lavoratori che la centrale possa anche non riaprire pi\u00f9, o meglio che si decreti la parola fine per la produzione a carbone. Su questo l\u2019azienda precisa: \u201cDiciamo con forza che vogliamo far ripartire i due gruppi di Vado e che faremo tutto quanto possibile per riuscirci nella convinzione di avere operato nel completo rispetto delle regole, della salute e dell\u2019ambiente. Abbiamo fatto le nostre perizie e ne siamo assolutamente convinti. Il fatto che dopo un anno di fermo dei gruppi a carbone nulla sia cambiato nell\u2019aria di Savona ci sembra la conferma pi\u00f9 evidente\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Non ci sono piani veri o finti.<\/strong> In una situazione come questa i piani possono essere cambiati seguendo gli eventi. Le alternative sono due ed estremamente chiare: non possiamo essere certi di poter contare sui gruppi a carbone di Vado e se cos\u00ec dovesse essere abbiamo predisposto un percorso che mantiene in vita l\u2019azienda e consente i livelli occupazionali collegati alle attivit\u00e0 dei gruppi a gas. Nel frattempo facciamo tutto quello che \u00e8 possibile per rimettere in funzione i due gruppi a carbone che sono l\u2019asse portante della redditivit\u00e0 dell\u2019azienda e poter garantire il lavoro anche a chi opera su questi impianti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVogliamo precisare che l\u2019azienda non ha licenziato nessun lavoratore nel 2014. Ha avviato e concluso un piano di mobilit\u00e0 volontaria con incentivo all\u2019esodo che ha visto coinvolte complessivamente circa 130 persone in un quadro di razionalizzazione dell\u2019assetto produttivo di tutti i siti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCon riferimento, invece, al fermo dei gruppi a carbone, sono stati attivati dei contratti di solidariet\u00e0 nell\u2019auspicio di una futura ripartenza, anticipando ai lavoratori, nonostante la tensione finanziaria della societ\u00e0, quanto di competenza dell\u2019Inps nella consapevolezza del dramma che stanno vivendo. E\u2019 evidente a tutti che l\u2019azienda, se avesse voluto far leva sul cosiddetto \u2018ricatto occupazionale\u2019, si sarebbe potuta comportare diversamente\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;11 marzo del 2014 il sequestro preventivo dei gruppi: da allora sotto le ciminiere \u00e8 tutto fermo<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,35],"tags":[26467,52463,3931],"class_list":["post-285635","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-economia","tag-centrale-a-carbone","tag-sequestro-tirreno-power","tag-tirreno-power","post_cat_citta-vado-ligure"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/285635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=285635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/285635\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=285635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=285635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=285635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}