{"id":283777,"date":"2015-02-17T13:25:37","date_gmt":"2015-02-17T12:25:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=283777"},"modified":"2015-02-17T13:42:50","modified_gmt":"2015-02-17T12:42:50","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-donadoni-il-tappo-della-dea-bergamasca-si-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/02\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-donadoni-il-tappo-della-dea-bergamasca-si-racconta\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Donadoni, il &#8220;tappo&#8221; della Dea Bergamasca si racconta"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019intervista che proponiamo \u00e8 stata dedicata ad un grande del calcio italiano che non si \u00e8 mai dimenticato della societ\u00e0 a cui deve la sua fama e notoriet\u00e0 per averlo lanciato nel mondo professionistico e riteniamo che sia una delle pi\u00f9 riuscite e significative specie per gli allenatori, esperti, appassionati e addetti ai lavori, cui stanno a cuore le sorti del calcio giovanile. Ne riportiamo i passaggi principali nella certezza che suscitino interesse e spunti di riflessione. Trarremo lo spunto proprio da questo protagonista di primo piano della ribalta calcistica nazionale oltre che per completare momentaneamente il ricchissimo dossier presentato sul format Atalanta, per introdurre l\u2019interessante argomento che riguarda il rapporto tra i giocatori di bassa statura e lo sport forse pi\u00f9 democratico del mondo.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_46\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_46\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Roberto Donadoni (ex centrocampista di fascia destra classe 1963) in un pomeriggio qualunque, della nebbiosa Parma (societ\u00e0 attualmente ultima in classifica in campionato ed in un mare di problemi finanziari), non ha tanto l\u2019aspetto del mister distinto che siamo abituati a vedere sulle panchine della Serie A e che abbiamo apprezzato da CT della Nazionale. Ma dell\u2019artista, semmai. Barba di sette giorni, capelli lunghetti con ciocche bianche (\u201ctingersi sarebbe ridicolo\u201d), maglione largo, jeans. Non vogliamo chiedergli della situazione dei ducali, per cercare di metterlo pi\u00f9 a suo agio. E di questo ci ringrazia. Del resto oltre a saperne qualcosa di pi\u00f9 sul \u201cpersonaggio\u201d \u00e8 di settore giovanile che vogliamo parlare con lui.<\/p>\n<p>Dal Milan in qua, di lei si sa molto. Del periodo precedente, poco. Si sa che lei \u00e8 stato il primo acquisto (10 miliardi di lire nel 1986) per cui Berlusconi s\u2019\u00e8 mosso di persona.<br>\n\u201cCos\u00ec dice lui. Non discuto. Io so di averci messo molto di mio, per andare al Milan. Bortolotti, presidente dell\u2019Atalanta, aveva gi\u00e0 deciso di cedermi alla Juve. Ma io, milanista fin da bambino, volevo il Milan e tanto ho insistito col ds Previtali che ci sono andato\u201d.<\/p>\n<p>Che tipo di bambino era?<br>\n\u201cUltimo di quattro. Forse non programmato, ma questo l\u2019ho capito dopo. Ci sono tre anni d\u2019intervallo tra Giorgio e Maria Rosa e tre fra Maria Rosa e Gigliola. Solo uno tra Gigliola e me. Il mio paese, Cisano Bergamasco, \u00e8 a 16 km da Lecco e 18 da Bergamo, nella Bassa. Cinquemila abitanti, qualche azienda importante come la cartografica Pozzoni. Mio padre \u00e8 il primo di undici figli, mia madre Giacomina ha cinque sorelle. Le cascine dei miei distavano 500 metri. In mezzo, campi di granturco e qualche vigna. Ricordo l\u2019eccitazione prima della vendemmia e l\u2019orgoglio di fare il chierichetto. Ero milanista perch\u00e9 mi piaceva Gianni Rivera. A 12 anni ho potuto infilare le prime Adidas Rivera della mia vita, nere con strisce rosse. Mi piaceva Rivera ma anche Cruyff, Beckenbauer, insomma i giocatori eleganti. Anche se capivo l\u2019importanza di quelli grandi e grossi, sapevo di essere dall\u2019altra parte\u201d.<\/p>\n<p>Un tappo?<br>\n\u201cFaccia lei: a 14 anni ero 1.45 e i compagni di gioco mi avavano ribatezzato :\u201dragno\u201d. Tant\u2019\u00e8 che l\u2019Atalanta voleva cedere il mio cartellino al Ponte San Pietro. E mio fratello disse: piuttosto mio fratello lo compro io. Col pallone Giorgio era forse pi\u00f9 bravo di me, ma ne aveva sempre una. Un dolorino, una botta, un graffio. Cos\u00ec mio padre gli disse: invece di lamentarti ogni sera \u00e8 meglio che studi da ragioniere e ti piazzi in banca. E in banca c\u2019\u00e8 ancora adesso. Per\u00f2 s\u2019\u00e8 sfogato a scrivermi le pagelle in stile giornalistico, e non era per niente tenero. Quando sono arrivato al Milan, ha smesso di scriverle\u201d.<\/p>\n<p>Si ritiene un predestinato?<br>\n\u201cA 9 anni avevo gi\u00e0 la maglia della Cisanese. In quinta elementare, la mia classe giocava contro i ragazzi di terza media e qualche volta li batteva. All\u2019oratorio, mi era proibito passare la met\u00e0 campo, oppure potevo passarla ma non segnare. Cos\u00ec dribblavo tutti quelli che potevo e al momento di fare gol passavo a qualcuno. A differenza di Giorgio, non mi sono mai lamentato delle botte che prendevo. Credo sia stato fondamentale l\u2019esempio di mio padre Ercole, ma tutti l\u2019hanno sempre chiamato Piero. Ha fatto il contadino fino a 20 anni, poi s\u2019\u00e8 messo a trasportare materiali ferrosi. Dopo un po\u2019 aveva due camion e un operaio. Si alzava alle 4 e tornava che era buio, tutto il lavoro si faceva a mano, col badile. Ecco, con tutti gli allenamenti e le partite che ho fatto, so che non potr\u00f2 arrivare che al 10% della fatica che ha fatto mio padre. Sar\u00e0 anche per questo che per me il calcio \u00e8 una bellissima cosa ma non riempie la vita\u201d.<\/p>\n<p>In che senso?<br>\n\u201cFaccio fatica a ricordare quanti scudetti ho vinto. Non so dire qual \u00e8 il mio gol pi\u00f9 bello perch\u00e9 non me ne viene in mente uno. Non ricordo i nomi di tutti quelli con cui ho giocato, n\u00e9 quelli degli arbitri che mi hanno diretto. Al Milan ho vinto molto e ogni volta azzeravo tutto, pensavo alla prossima. Non mi piacevano i riflettori allora, non mi piacciono adesso, ma nel mio ruolo ho degli obblighi e sono quasi diventato un chiacchierone\u201d.<\/p>\n<p>Si sforzi di ricordare qualcosa.<br>\n\u201cNel bene, il 5-0 al Real. Nel male, il rigore che ho sbagliato con l\u2019Argentina a Napoli. Quella Nazionale meritava la finale\u201d.<\/p>\n<p>Quanto ha influito Sacchi sulla sua carriera?<br>\n\u201cMolto. Ma il maestro, cos\u00ec lo chiamavo da ragazzino e cos\u00ec lo chiamo ancora, resta Raffaello Bonifaccio, quello che mi port\u00f2 all\u2019Atalanta. Cisanese-Telgate, lui era venuto per vedere uno del Telgate, Marchetti, e prese me. E del calcio mi ha insegnato la tecnica, la tattica (avevo il compito di saltare come birilli ogni persona o cosa che mi si parasse davanti), il rispetto per i compagni e gli avversari, la cultura del lavoro, la stessa che predicava Sacchi, ma io avevo gi\u00e0 imparato la lezione. Ricordo la sua 500 bianca, ci stavamo non so come in 5 coi borsoni da calcio. A Bergamo ci allenavamo al campo militare, alla fine giravamo con carriola e badile per tappare i buchi, poi saltavo sull\u2019autobus numero 9 fino alla stazione e di nuovo saltavo sull\u2019accelerato delle 18.05 che impiegava 40 minuti a fare 18 km. E cominciavo a studiare. Se perdevo il 18.05 dovevo aspettare quello delle 21\u201d.<\/p>\n<p>Mai ostacolato, in famiglia?<br>\n\u201cMio padre ogni tanto veniva a vedermi, ma senza fare un commento. N\u00e9 allora n\u00e9 dopo. L\u2019unica minaccia, esagerata, me la fece quando venne a sapere, non so da chi, che avevo dato un pugno sulla spalla a una compagna di scuola\u201d.<\/p>\n<p>Il motivo?<br>\n\u201cAlla mia collezione di figurine mancava quella del portiere juventino Massimo Piloni. Lei ce l\u2019aveva e per puro dispetto non voleva darmela. Un\u2019altra lamentela dalla scuola, disse tranquillo mio padre, e ti inchiodo le orecchie sul banco. Non ci furono altre lamentele. Ho anche preso il diploma da geometra, ultimi due anni da privatista. Dei cugini di mio padre avevano una piccola impresa edile. Ho lavorato anche l\u00ec, passando da muratorino a gruista\u201d.<\/p>\n<p>Si parlava di Sacchi.<br>\n\u201cUno choc enorme, inizialmente. E s\u00ec che di allenatori-martelli ne avevo avuti. Casati, che ci faceva bere bicchieroni d\u2019acqua con dentro il sale grosso da cucina, per reintegrare. Ottavio Bianchi, che mi fece esordire in serie B nel 1982\/83. Sonetti, il mio incubo. Per mesi ho sognato di strangolarlo. \u201cO faccio di te un calciatore o ti faccio smettere\u201d, ripeteva il suo faccione, e io ogni notte lo strangolavo. A quei tempi ero convinto di essere il pi\u00f9 bravo di tutti, mi sentivo un professorino. Per\u00f2 aveva ragione Sonetti: il calcio \u00e8 sacrificio, se non lo capisci non vai da nessuna parte. Con Sacchi \u00e8 stato lo stravolgimento di tutto. Prima, con Liedholm, ci si allenava blandamente. La fatica fatta con Sacchi non si pu\u00f2 raccontare. Ma era il segreto di quel Milan, un gruppo che accettava i massimi pesi del lavoro fisico e tattico. Era una sfida continua: a noi stessi, prima che agli altri. A Milanello eravamo tutti amici, eppure fuori ci frequentavamo pochissimo. Ma com\u2019era bello, in allenamento, puntare Maldini o Baresi. Sapevo che, se riuscivo a saltare loro il gioved\u00ec, la domenica avrei superato ossi meno duri. Osso era anche il mio soprannome, a Milanello, perch\u00e9 non mollavo mai\u201d.<\/p>\n<p>La sua allergia al 4-4-2 \u00e8 nata ai tempi di Sacchi?<br>\n\u201cNon \u00e8 un\u2019allergia, \u00e8 il rifiuto di considerare schemi troppo rigidi. Con Sacchi, non \u00e8 che inizialmente le cose andassero benone. Non perch\u00e9 gli giocassimo contro, ma perch\u00e9 si faceva proprio fatica a stargli dietro\u201d.<\/p>\n<p>Lei ha un figlio di 26 anni. Cosa direbbe a lui e a quelli della sua et\u00e0?<br>\n\u201cAndrea studia giurisprudenza e fa l\u2019istruttore di calcio all\u2019Aldini. Di giocare gli \u00e8 passata la voglia. A tutti direi: non cercate di assomigliarvi, di avere gli stessi vestiti, le stesse idee. Andate fuori dalle righe\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che le d\u00e0 particolarmente fastidio?<br>\n\u201cChe qualcuno si ostini a considerarmi un raccomandato. Mai chiesto nulla a nessuno, e nessuno mi ha mai regalato nulla\u201d.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 nato il 9 settembre, come Cesare Pavese, il comandante Massud, l\u2019ex presidente Scalfaro, Lucio Battisti, Hugh Grant e Michael Bubl\u00e9. Sente vicinanze con qualcuno?<br>\n\u201cBubl\u00e9 \u00e8 gradevole da ascoltare. Ma dipende dagli stati d\u2019animo: vanno bene anche De Andr\u00e9 e Guccini. Da giovane impazzivo per il country: Kenny Rogers, Neil Young. Con gli anni i gusti cambiano\u201d.<\/p>\n<p>Da meno giovane, che scoperte ha fatto?<br>\n\u201cLe emozioni. Da giocatore, evidentemente, non ho saputo viverle. Il gol di un azzurro mi emoziona molto pi\u00f9 adesso che sto in panchina di quando il gol lo segnavo io. E\u2019 grave?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervista che proponiamo \u00e8 stata dedicata ad un grande del calcio italiano che non si \u00e8 mai dimenticato della societ\u00e0 a cui deve la sua fama e notoriet\u00e0 per averlo lanciato nel mondo professionistico e riteniamo che sia una delle pi\u00f9 riuscite e significative specie per gli allenatori, esperti, appassionati e addetti ai lavori, cui [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[182],"tags":[46081,85989,21633],"class_list":["post-283777","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-calcio","tag-atalanta","tag-calcio","tag-settore-giovanile","post_cat_citta-savona","post_tag_personaggi-felicino-vaniglia"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/283777","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=283777"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/283777\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=283777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=283777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=283777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}