{"id":281879,"date":"2015-01-25T21:44:35","date_gmt":"2015-01-25T20:44:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=281879"},"modified":"2015-01-25T21:45:19","modified_gmt":"2015-01-25T20:45:19","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-raffaello-bonifaccio-un-vero-maestro-tutti-sensi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2015\/01\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-raffaello-bonifaccio-un-vero-maestro-tutti-sensi\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: Raffaello Bonifaccio, un vero &#8220;maestro&#8221; in tutti i sensi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Il presidente Antonio Percassi ancora una volta era stato di parola. Lo aveva affermato immediatamente dopo il suo insediamento alla sua seconda presidenza avvenuta nel 2010 : nella sua Societ\u00e0 ci sarebbe stato posto esclusivamente per gente capace, per gente \u201cda Atalanta\u201d. Gli aveva fatto eco il direttore sportivo Gabriele Zamagna. \u201cStiamo procedendo in queste settimane alla ristrutturazione dell\u2019organigramma del settore giovanile. Porrini e Bonacina hanno sottoscritto contratti triennali, ora rinnoveremo anche con altre figure cardine del vivaio. Inoltre, il maestro Bonifacio torner\u00e0 ad avere un ruolo importante rispetto a quello marginale degli ultimi anni\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_655\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_655\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Per Zamagna per\u00f2 il lavoro da fare non si esauriva li. \u201cDobbiamo considerare il settore giovanile nella sua interezza, proseguendo sul solco di quanto svolto negli anni passati. L\u2019obiettivo \u00e8 creare una filosofia del lavoro che premi le eccellenze e le professionalit\u00e0 sin da piccoli\u201d. Insomma il modello \u00e8 rappresentato dalla \u201ccantera\u201d del Barcellona, dove si creano gruppi di giocatori che crescono insieme e raggiungono i traguardi pi\u00f9 importanti: dal vivaio alla Nazionale, dal Campionato Primavera alla Coppa del Mondo\u201d.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che fu richiamato subito il Maestro Bonifaccio, per riaffidargli la sua cattedra a Zingonia: uomini come lui non si potevano perdere in questo modo. Le famigerate \u201cforbici\u201d di un ben noto e non troppo amato ragioniere bolognese calvo avevano da poco terminato la loro opera, inesorabili, quando ci\u00f2 avvenne . Dopo una vita sui campi di calcio in mezzo ai suoi Pulcini, intento a scovare talenti per la Dea, il Maestro aveva preferito andarsene in silenzio, da vero galantuomo bergamasco, di poche parole (e tanti fatti). Le \u201cforbici del ragioniere\u201d di certo non facevano per lui. In seguito se ne era ben guardato dall\u2019accettare proposte di gran prestigio provenienti dall\u2019altra sponda dell\u2019Adda. Perch\u00e9 per gente cos\u00ec conta solo la maglia. E le persone come il Maestro la portano per tutta la vita.<\/p>\n<p>Non avevamo mai avuto il piacere di conoscere direttamente il Maestro Raffaello Bonifaccio. Per quelle singolari coincidenze della vita, questa opportunit\u00e0 si \u00e8 avverata e pertanto siamo andati a trovarlo nel suo ufficio. Probabilmente aspettavamo da tempo questo momento. Il \u201cmaestro\u201d nell\u2019accoglierci ci ha deliziato con aneddoti e narrazioni ed inoltre ci ha fatto omaggio della copia di un articolo del 2007 dal titolo \u201cGrazie, maestro\u201d (che ci apprestiamo a riproporvi) comparso a suo tempo sul sito www,atalantini.com scritto da Stefano Corsi, alias Secundus.<\/p>\n<p>Il prof. Corsi \u00e8 nato a Bergamo nel 1964 ma vive a Lodi, dove insegna lettere in un liceo. Collabora con il blog della \u201cGazzetta dello Sport\u201d Quasi Rete. Ha pubblicato tra testi dedicati alla \u201cdea\u201d: \u201cMentre intanto l\u2019Atalanta\u201d, \u201cL\u2019Atalanta nei giorni\u201d e \u201cIl campionato del professor Caudano\u201d ed \u00e8 uno degli autori dell\u2019antologia \u201cUn coro per il Vecio\u201d, dedicata ad Enzo Bearzot, nonch\u00e9 della raccolta di racconti sui Mondiali di calcio \u201cOgni quattro anni\u201d. Per Limina, nel 2009 ha infine scritto \u201cPer brevit\u00e0 chiamato Ibra \u2013 Il campione senza maglia\u201d.<\/p>\n<p>Grazie, maestro. A l\u2019 gh\u2019\u00e8 erg\u00f3t che \u2018l va mia, dicevano a volte i miei vecchi. E, quando lo dicevano, non era un buon segno. Stavo nella Bergamasca il luned\u00ec 20 settembre 2007. Non per un motivo lieto. Ma a un certo punto della mattinata sono entrato in un bar e ho sfogliato l'\u201dEco di Bergamo\u201d, giornale che, per me che vivo fuori provincia e non lo trovo nelle edicole della mia citt\u00e0, conserva sempre un certo fascino. Naturalmente, una volta lo facevo oggetto di una sorta idolatria, come fonte unica sull\u2019Atalanta. Oggi, internet ha annullato molte distanze e la faccenda \u00e8 un po\u2019 diversa. Ma un\u2019occhiata, all'\u201dEco\u201d, quando posso, la do comunque.<\/p>\n<p>A colpirmi, l\u2019altro giorno, \u00e8 stata la pagina delle lettere, pi\u00f9 che quella dello sport, dedicata all\u2019amichevolissima con l\u2019Empoli e a rimasugli di mercato. Perch\u00e9 una delle missive giunte al direttore aveva una firma importante e un argomento che mi ha incuriosito. L\u2019aveva scritta Giacomo Randazzo, per moltissimi anni segretario generale dell\u2019Atalanta, effimero ma stimato presidente nei mesi belli di Delio Rossi e ora approdato all\u2019ambiziosa Cremonese di Mondonico.<\/p>\n<p>Erg\u00f3t che \u2018l va mia? Prima cosa: che se visitate il sito ufficiale dell\u2019Atalanta, nella pagina che propone i nomi di tutti i presidenti dal 1907 a oggi, della presidenza Randazzo non vi \u00e8 quasi traccia. Ho imparato presto a diffidare di chi manipola la verit\u00e0 nel momento in cui si incarica di tramandare la storia, foss\u2019anche la storia di una societ\u00e0 di calcio di provincia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il nome di Randazzo \u00e8 taciuto? Forse per il fatto che, conclusasi la sua parentesi non del tutto pacificamente, Ruggeri \u00e8 tornato al vertice dell\u2019Atalanta, come lo era prima? Forse. Ma o non si propone un elenco dei presidenti, o non si condannano sovieticamente alla damnatio memoriae quelli il cui ricordo pu\u00f2 non essere gradito. O no? Comunque. Di che parlava questa lettera di una trentina di righe scritta dal presidente Randazzo? Del maestro Bonifaccio e della sua uscita dall\u2019Atalanta. Don Abbondio chiederebbe: Bonifaccio, chi era costui? Il titolo (maestro: bellissimo. Di cosa? Delle scuole elementari: ancora pi\u00f9 bello) e il cognome (Bonifaccio, che se non fosse per quella \u201cc\u201d in pi\u00f9 farebbe pensare a un pontefice medievale) sono di quelli che non si dimenticano. Personalmente, ho iniziato a notarli in alcune interviste a giocatori nerazzurri diventati famosi (tipo Donadoni, Locatelli, Montolivo). Alla domanda su quali fossero stati gli allenatori importanti per la loro maturazione sportiva e umana, saltava puntualmente fuori questo maestro Bonifaccio. La sua biografia, anche riassunta per sommi capi, mi pare costituisca una nobile pagina di calcio, e di calcio bergamasco.<\/p>\n<p>Nato in Eritrea nel 1942, Raffaello Bonifaccio torna piccolissimo in Italia con la sua famiglia. Conseguito il diploma di abilitazione magistrale, entra in ruolo nel 1965 e ottiene la cattedra a Gorlago, dove inizia l\u2019attivit\u00e0 di allenatore con i propri alunni: praticamente un uomo tutto cattedra e campo, secondo la felicissima intuizione di accostare didattica e gioco.<\/p>\n<p>I bambini diventano grandicelli, e il maestro li segue, come mister, anche quando arrivano alle medie e li porta alla finale nazionale del 1973 dove perdono con la monetina contro i pari et\u00e0 del Genoa. L\u2019anno dopo, con un gruppo di ragazzi di Gorlago, vince il titolo regionale e viene invitato dall\u2019Atalanta per un\u2019amichevole. Il terreno di gioco \u00e8 il Campo Militare di via Baioni a Bergamo. Finisce 3 a 1 per il Gorlago e sulle tribune c\u2019\u00e8 presente il dottor Brolis che contatta Bonifaccio e gli affida l\u2019incarico di allenatore e selezionatore dei pi\u00f9 giovani nel settore atalantino, i bambini di 12 anni.<\/p>\n<p>A fine anno il dottor Brolis lascia l\u2019Atalanta; Bonifaccio si dimette di conseguenza, ma lo stesso Brolis gli chiede di restare per portare avanti il suo incarico. Sar\u00e0 una fortuna per la societ\u00e0 e per tanti ragazzini della provincia, primo fra tutti un mingherlino di nome Roberto Donadoni, che il maestro vorr\u00e0 tenere con fermezza all\u2019Atalanta, contro il parere di altri esperti e con qualche ragione\u2026 Pi\u00f9 in generale, proprio Bonifaccio a met\u00e0 degli anni ottanta riesce a ottenere l\u2019allestimento della categoria Pulcini, fino ad allora considerati troppo piccoli per entrare a far parte di un settore giovanile professionistico.<\/p>\n<p>Si tratta di una svolta fondamentale, perch\u00e9 cos\u00ec si inizia a evitare l\u2019esodo di ragazzini bergamaschi di otto-nove anni verso le societ\u00e0 metropolitane e, soprattutto, si portano a Bergamo piccoli giocatori delle vicine province che, diversamente, prenderebbero altre strade: basti fare i nomi di Tacchinardi e Mutarelli, o, pi\u00f9 recentmente, di Motta e Brivio.<\/p>\n<p>Non a caso, nel dicembre 2005 gli \u201cAmici dell\u2019Atalanta\u201d premiano il maestro Bonifaccio con una medaglia d\u2019oro, anche se lui, modesto e incline a restare nell\u2019ombra, a ritirarla di persona non ci va. Del Maestro Bonifaccio, Mino Favini ha detto: \u201cE\u2019 un uomo per certi versi incredibile, schivo da rasentare la timidezza, una persona squisita che ha un fiuto straordinario nella scelta dei bambini. Di sicuro l\u2019ha aiutato la sua professione a scuola, ma se vi rendete conto della difficolt\u00e0 di selezionare bambini di otto anni, capirete perch\u00e9, per l\u2019Atalanta, Raffaello sia una persona importantissima\u201d. Quanto alla querelle del provino di Balotelli con l\u2019Atalanta: \u201cil maestro Bonifaccio, che arbitrava le partitelle tra ragazzi provinandi, fu contestato da super Mario, ed anche se era un giocatore gi\u00e0 qualitativamente molto forte venne scartato proprio per questo suo modo di comportarsi\u201d.<\/p>\n<p>Ecco: ora questa persona importantissima l\u2019Atalanta la lascia. Pi\u00f9 d\u2019uno a Zingonia, vedendolo andarsene con i suoi scatoloni, aveva il groppo in gola. Parola di Randazzo. Che tuttavia non spiega i motivi del ritiro, n\u00e9 io li so. Io so solo che nei cento anni della storia nerazzurra contano pi\u00f9 uomini come il maestro Bonifaccio, che costruiscono i campioni (e gli uomini) e ne gettano le fondamenta, che non, magari, personaggi gi\u00e0 formati che arrivano a serenamente e malinconicamente tramontare (ricordate i Francis o gli Albertini?\u2026).<\/p>\n<p>Peccato che di chi lavora nel silenzio con passione e competenza, nessuno parla. Presi dalla cronaca (oggi i Franceschini e i Costinha), trascuriamo la storia. A quanto mi risulta, neppure l\u2019 \u201cEco do Bergamo\u201d all\u2019addio di Bonifaccio ha dedicato una sola riga. Giusto quelle di Randazzo. Anche per questo, forse, a l\u2019 gh\u2019\u00e8 erg\u00f3t che \u2018l va mia. Anche per questo, se pur da lontano e da una tribuna defilata e minore, ho voluto scriverne. Come per dire un semplice grazie a uno che all\u2019Atalanta, per anni, ha dato tantissimo.<\/p>\n<p>Grazie Maestro, anche da parte nostra. Abbiamo avuto l\u2019onore di conoscerti e siamo riusciti a respirare quell\u2019aria pulita del calcio di una volta, che pensavamo non esistesse pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Il presidente Antonio Percassi ancora una volta era stato di parola. Lo aveva affermato immediatamente dopo il suo insediamento alla sua seconda presidenza avvenuta nel 2010 : nella sua Societ\u00e0 ci sarebbe stato posto esclusivamente per gente capace, per gente \u201cda Atalanta\u201d. 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