{"id":280214,"date":"2014-12-30T15:08:36","date_gmt":"2014-12-30T14:08:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=280214"},"modified":"2019-10-03T18:27:29","modified_gmt":"2019-10-03T16:27:29","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-il-football-observatory-del-cies","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/12\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-il-football-observatory-del-cies\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: il Football Observatory del Cies"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. L\u2019Osservatorio del Calcio \u00e8 un gruppo di ricerca sito presso il Centro Internazionale di Studi di sport (Cies), una fondazione privata affiliata all\u2019Universit\u00e0 di Neuch\u00e2tel, in Svizzera.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_116\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_116\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Istituito nel 2005 dai dottori Raffaele Poli e Lo\u00efc Ravenel, \u00e8 attualmente composto da uno staff di quattro ricercatori permanenti a tempo pieno specializzato nell\u2019analisi statistica del calcio.<\/p>\n<p>Dal 2005, la Football Observatory Cies ha pubblicato relazioni annuali sui club e sui giocatori professionisti a livello europeo. Inoltre, \u00e8 stata regolarmente incaricata a svolgere una originale ricerca da diverse istituzioni prestigiose come la Fifa e la Uefa, ma non solo, anche da: Club Association (Eca), European Professional Football Leagues (Epfl), Swiss Football League (Sfl), come cos\u00ec come da top-flight di club europei in diversi paesi.<\/p>\n<p>Nella primavera 2013 \u00e8 stato reso noto da Sportingintelligence uno studio, basato sull\u2019enorme mole dei dati presenti nei database dello svizzero Cies Football Observatory e relativo allle societ\u00e0 calcistiche mondiali che hanno contribuito allo sviluppo, dai 15 ai 21 anni, dei giovani calciatori presenti nelle rose dei club che nella stagione hanno frequentato i campi dei massimi campionati pi\u00f9 importanti della scena europea (Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1).<\/p>\n<p>All\u2019avanguardia sin dalla sua creazione nel 1950, il settore giovanile dell\u2019Atalanta come constatabile non colleziona solo successi sportivi (15 in totale negli ultimi 20 anni) ma si conferma come ambiente ideale per la costruzione calcistica e umana di futuri campioni. E\u2019, infatti, la Dea bergamasca la prima squadra italiana nella classifica dove occupa l\u2019ottavo posto, a livello europeo unica squadra della penisola nelle top 15. Dalle giovanili nerazzurre sono usciti (dopo averne fatto parte per almeno tre anni tra i 15 e i 21 anni) ben 21 calciatori che frequentano i massimi campionati europei, 5 dei quali ancora in forza all\u2019Atalanta.<\/p>\n<p>Ritornando alla classifica stilata da Sportingintelligence, il primo posto va, come prevedibile, alla cantera del Barcelona con 38 protagonisti in giro per l\u2019Europa, 14 dei quali attualmente nelle file blaugrana. La squadra catalana precede l\u2019Olympique Lyonnais (31), il Real Madrid (29), lo Stade Rennais e il Manchester United (24). Per farsi un\u2019idea dell\u2019intero movimento giovanile nazionale basta consultare la classifica generale delle societ\u00e0 italiane (annata 2013), diverse delle quali nel corso dello speciale \u201cSettore Giovanile\u201d diretto e coordinato dal ct Felicino Vaniglia verranno attentamente monitorate.<\/p>\n<p>L\u2019elaborazione predisposta estrapolando i dati relativi alle societ\u00e0 italiane propone alcuni spunti interessanti di riflessione. Dei 270 calciatori cresciuti nei vivai italiani e che frequentano i cinque maggiori campionati europei ben il 31% arriva dai primi cinque club della classifica che, peraltro, seguono modelli diversi. Molto simile al modello bergamasco \u00e8 quello della Roma basato su una forte radicazione nel territorio. La Juventus, sin dai tempi dell\u2019ingaggio del diciottenne Alessandro Del Piero, appare pi\u00f9 orientata all\u2019acquisto di giovani che sono gi\u00e0 passati attraverso una prima sgrezzatura in altre societ\u00e0, mentre negli ultimi anni l\u2019Inter ha addirittura inserito in misura massiccia nelle sue squadre giovani stranieri.<\/p>\n<p>Si tratta, come impostazione, del modello Udinese che si trova agli ultimi posti della classifica poich\u00e8 la squadra di Pozzo, con la sua rete di osservatori, cerca talenti gi\u00e0 formati:ricordiamo che Alexis Sanchez, ad esempio. arriv\u00f2 allo Stadio Friuli quando aveva gi\u00e0 venti anni come Kwadwo Asamoah, Mauricio Isla a 19 anni. Le prime 20 squadre, se si esclude il Treviso che, in ogni caso, fino all\u2019estate del 2009 frequentava la serie B, hanno cresciuto due terzi dei calciatori a dimostrazione del fatto che le risorse economiche sono diventate fattore fondamentale e che solo i grandi palcoscenici, seppure vissuti ai margini, forniscono la visibilit\u00e0 necessaria a proseguire la carriera mentre nel contesto della Lega Pro potrebbe solo nel futuro dare gli attesi frutti la riforma dei Campionati volta ad un maggior utilizzo dei giovani e allo sviluppo dei vivai.<\/p>\n<p>Sentendo i verdetti dei bene informati parrebbe che attualmente nel calcio europeo girino pi\u00f9 soldi che mai, che i giovani latitino e che il mercato evolva sempre pi\u00f9 verso una ricerca di investimenti finanziari. Un\u2019autorevole analisi statistica per testare la veridicit\u00e0 di queste affermazioni \u00e8 stata commissionata allo Studio Demografico del Cies sul mercato del lavoro del football composto dagli oltre undicimila calciatori che hanno militato nei 31 campionati europei nell\u2019anno solare 2013.<\/p>\n<p>Questa sesta edizione del tradizionale dossier (appena messa in rete) ha rivolto il proprio interesse all\u2019analisi dell\u2019evoluzione del popolo dei calciatori pro (11.653) e dei loro rapporti contrattuali con i 427 club che li hanno mandati in campo e se li sono scambiati in una girandola di affari senza precedenti, per certi versi inspiegabili nell\u2019attuale situazione di crisi economica globale. Per esempio.<\/p>\n<p>Siete convinti che nel calcio italiano non giri pi\u00f9 un soldo?\u00a0Macch\u00e9. I campioni scappano, \u00e8 vero, ma ben 404,9 milioni di euro erano stati bruciati nella penultima sessione estiva del calciomercato italiano, 32 pi\u00f9 della Liga spagnola dove il solo Gareth Bale era costato al Real Madrid 101 milioni.<\/p>\n<p>Pensate che la Serie A assomigli all\u2019Italia, ovvero non sia un campionato per giovani?\u00a0Pensate bene. E\u2019 il torneo pi\u00f9 vecchio del continente: 27,3 anni di et\u00e0 media, un solo giocatore under 21 per squadra, talvolta neanche quello.<\/p>\n<p>L\u2019ultima fotografia scattata dai ricercatori del Cies certifica che il calcio professionistico europeo continua a fare i conti con dinamiche contraddittorie che non promettono granch\u00e9 bene per il futuro. Il peso dell\u2019incertezza economica condiziona la logica della maggior parte dei club, eppure il volume dei trasferimenti di calciatori nel 2013 ha toccato un picco storico, con una spesa complessiva oltre i due miliardi di euro. Il 41,3% dei club europei \u00e8 composto di giocatori che hanno cambiato maglia nel corso del 2013, in media 10 nuovi acquisti per squadra (e nel sud Europa il numero sale fino a 12). Un trend difficile da capire in un panorama che a parte poche eccezioni (gli sceicchi, i magnati russi), vede un po\u2019 dappertutto presidenti che piangono miseria, faticano a pagare stipendi, dichiarano bancarotta.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Osservatorio svizzero, sul mercato del calcio europeo si \u00e8 abbattuta un\u2019ondata speculativa che vede nei giocatori degli asset finanziari molto pi\u00f9 che degli atleti. Buoni per la borsa, per il campo si vedr\u00e0. E se anche la percentuale dei calciatori stranieri presenti nelle leghe europee ha continuato a crescere arrivando a toccare la quota record del 36,8% (per la prima volta in Italia \u00e8 stato addirittura sfondato il muro del 50), l\u2019altro dato allarmante segnalato dal team di studiosi del Cies \u00e8 la progressiva diminuzione del numero di giocatori del vivaio promossi stabilmente in prima squadra: il 21,2%, in costante discesa dal 2009, con record negativi che nonostante gli obblighi e le nuove regole introdotte dall\u2019Uefa in materia, vedono il calcio italiano tristemente in prima fila. Le squadre di serie A contano solo sull\u20198,4% di giocatori cresciuti in casa contro il 23,6 della Francia, il 21,1 della Spagna, il 16,6 della Germania e il 13,6 dell\u2019Inghilterra. L\u2019Atalanta \u00e8 la squadra che pi\u00f9 di tutte in Italia crede nei propri giovani (28,6%, comunque lontanissimo dal 64% del Barcellona) ma ci sono almeno sei club (Inter, Udinese, Catania, Torino, Chievo, Parma) che lo scorso anno non hanno mai schierato un ragazzo proveniente dalle giovanili, neanche per un minuto.<\/p>\n<p>A livello continentale poi, sono solo quattro le societ\u00e0 che nei cinque tornei pi\u00f9 ricchi d\u2019Europa hanno una maggioranza di giocatori provenienti dal vivaio: Barcellona, Athletic Bilbao, Real Sociedad e Lione. Tutte le altre preferiscono comprare. La conclusione dell\u2019Osservatorio \u00e8 che oggi i club europei muovano giocatori pi\u00f9 per lucro che per un autentico interesse sportivo. E che sarebbe dunque urgente un meticoloso ripensamento delle regole per proteggere il football e i suoi protagonisti dalla natura speculativa del calciomercato. Tra gli autori dello studio c\u2019\u00e8 un giovane ticinese, Raffaele Poli, una laurea in geografia e una in sociologia, milanista, direttore dell\u2019Osservatorio calcistico avendone avviato il progetto nel 2005 grazie ai fondi della Fifa e dell\u2019Universit\u00e0 svizzera di Neuch\u00e2tel dove Poli era migrato per un dottorato di ricerca in scienze umane. Il suo lavoro e quello dei ricercatori del Cies \u00e8 oggi considerato una delle fonti pi\u00f9 affidabili e indipendenti per lo studio delle complesse dinamiche dello sport globalizzato. Infatti a Neuch\u00e2tel c\u2019\u00e8 la fila di Federazioni, club e multinazionali che vogliono avere informazioni e consigli su come governare meglio il giocattolo sportivo. E pur essendo il Cies un\u2019organizzazione no profit, il suo profilo twitter spiega perfettamente, in meno di 140 caratteri, l\u2019obiettivo del Centro: influenzare il modo in cui lo sport \u00e8 gestito a livello mondiale.<\/p>\n<p>\u201cPi\u00f9 sappiamo, pi\u00f9 vogliamo sapere\u201d, \u00e8 il mantra dei ricercatori dell\u2019Osservatorio, l\u2019avanguardia di una rivoluzione dei numeri che lontano dalle orecchie dei tifosi sta effettivamente cambiando l\u2019approccio all\u2019organizzazione dello sport pi\u00f9 amato del mondo. Partendo dal presupposto che nel calcio del nuovo secolo molto possa essere spiegato o addirittura previsto studiando i dati, con tanti saluti a quello che Gianni Brera chiamava una volta \u201cmistero senza fine bello\u201d.<\/p>\n<p>Per il suo \u201cStudio demografico sul calcio\u201d, l\u2019Osservatorio di Neuch\u00e2tel ha diviso il campo di ricerca in 5 aree geografiche (l\u2019Italia \u00e8 compresa nell\u2019area sud con Spagna, Portogallo, Turchia, Grecia, Cipro e Israele) ma ha tenuto ovviamente conto del livello di competitivit\u00e0 dei vari campionati sulla base dei risultati ottenuti dai club nelle competizioni europee (la seria A fa parte della prima fascia con le leghe di Inghilterra, Spagna, Germania e Francia). Sono in tutto 96 pagine ricche di statistiche, informazioni e possibili chiavi di lettura che sul sito dell\u2019Osservatorio \u00e8 disponibile gratuitamente in una versione ridotta che ne riassume gli elementi fondamentali. Tra cui vale la pena di ricordare i seguenti:<\/p>\n<p>1) quello del calcio \u00e8 un mercato del lavoro assolutamente \u201cinternazionalista\u201d: la met\u00e0 esatta dei calciatori (49,3%) ha gi\u00e0 sperimentato nel corso della sua carriera un\u2019esperienza all\u2019estero;<\/p>\n<p>2) fedele al suo nome, l\u2019Inter \u00e8 la squadra pi\u00f9 cosmopolita d\u2019Europa, con l\u201989% della rosa composta da atleti stranieri;<\/p>\n<p>3) il Brasile resta il primario serbatoio di emigranti della pedata diretti in Europa ma il loro numero (471) \u00e8 in calo e alle sue spalle avanza la Francia con 306 expatriates;<\/p>\n<p>4) dopo Cipro invece, l\u2019Inghilterra \u00e8 il paese che ospita il maggior numero di calciatori stranieri (60,4%) e anche quelli con pi\u00f9 presenze in nazionale (44,3%), conseguenza dei ricchissimi diritti tv che fanno della Premier League il campionato pi\u00f9 globale del mondo (ma anche quello pi\u00f9 indebitato);<\/p>\n<p>5) il Barcellona \u00e8 il club dove i giocatori si fermano pi\u00f9 a lungo, in media 5 anni e mezzo, e dove crescono di meno in termini di altezza, anche se Messi e compagni non sono i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa, superati in questa speciale classifica dagli israeliani del Bnei Sakhnin;<\/p>\n<p>6) l\u2019Ajax \u00e8 la vera casa madre del calcio europeo, avendo formato all\u2019interno della famosissima Academy di Amsterdam ben 69 giocatori sparsi un po\u2019 in tutta Europa; subito dietro i lancieri, ci sono il Partizan Belgrado (66) e il Barcellona (61);<\/p>\n<p>7) l\u2019Italia infine primeggia con l\u2019Inghilterra in un\u2019altra statistica tutt\u2019altro che lusinghiera, quella delle rose extra large. Ogni squadra di Serie A ha in media 26,8 giocatori sotto contratto e il dato sorprendente \u00e8 che a vincere la gara della sovrabbondanza non siano i club pi\u00f9 quotati che disputano le coppe europee ma il piccolo Chievo Verona, che ne conta addirittura 31 (tre in meno degli inglesi del Crystal Palace, ufficialmente il club pi\u00f9 popoloso d\u2019Europa).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. L\u2019Osservatorio del Calcio \u00e8 un gruppo di ricerca sito presso il Centro Internazionale di Studi di sport (Cies), una fondazione privata affiliata all\u2019Universit\u00e0 di Neuch\u00e2tel, in Svizzera. 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