{"id":279063,"date":"2014-12-09T20:18:57","date_gmt":"2014-12-09T19:18:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=279063"},"modified":"2014-12-09T20:20:31","modified_gmt":"2014-12-09T19:20:31","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-salviamo-vivai-prima-che-sia-troppo-tardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/12\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-salviamo-vivai-prima-che-sia-troppo-tardi\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: salviamo i vivai prima che sia troppo tardi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Questo articolo del giornalista sportivo Paolo Tomaselli \u00e8 stato pubblicato sul \u201cCorriere della Sera\u201d del 17 luglio 2004 e quindi un decennio e qualche mese orsono. Vista la sua straordinaria modernit\u00e0 e considerato che faceva parte dell\u2019inchiesta-report: \u201cLa crisi del calcio. Il futuro\u201d redatta dal noto cronista-inviato in cui si analizzavano i mali del mondo del pallone, riteniamo sia interessante analizzarne i contenuti per compararli alla situazione attuale del 2014 che attraverso uno speciale dossier sul settore giovanile gentilmente ospitato da IVG nelle pagine dedicate allo sport-calcio in un\u2019apposita rubrica, il CT provinciale Felicino Vaniglia sta con estrema precisione descrivendo e con successo di consensi rendendo fruibile, a tutti gli addetti ai lavori ed appassionati che sempre pi\u00f9 numerosi ci seguono.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_976\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_976\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Milano. Gli esperti del settore appoggiano con piacere la proposta \u201csalva-vivai\u201d del Coni per i giovanissimi calciatori: \u201cSi deve investire immediatamente su strutture e maestri\u201d. Come un sentiero sicuro nella giungla: i problemi non si risolvono solo con la legge che l\u2019Unione Europea vuole bocciare, ma la sua approvazione potrebbe essere gi\u00e0 una strada verso cui indirizzare i propri sforzi. Un percorso con le sue regole (il 50% dei giocatori a referto nel 2006\/2007 provenienti dai settori giovanili nazionali) e i suoi pro e contro, ancora da vagliare, ma pur sempre un progetto su cui discutere, nonostante le facce scure di Bruxelles.<\/p>\n<p>\u00abMa non facciamoci trovare in ritardo, come \u00e8 accaduto troppo spesso \u2013 ammonisce Sergio Vatta, ex responsabile del settore giovanile del Torino, della Lazio e delle Nazionali Junior \u2013 e non tralasciamo di dire, parlando della percentuale di ragazzi cresciuti nei vivai, che il problema della formazione va di pari passo con quello delle strutture e dell\u2019insegnamento, anche nelle scuole, che sono il nostro vero tallone d\u2019Achille. Pi\u00f9 che i numeri, mi preoccupa insomma la qualit\u00e0 dei nostri giovani. Mancano i fondi e soprattutto i grandi artigiani del pallone che facevano arrivare un giocatore alle soglie della prima squadra gi\u00e0 pronto per il professionismo, sotto il profilo tecnico, ma anche umano\u00bb. Le problematiche quindi, sono molte. \u00abMi sta bene stabilire una quota di giocatori cresciuti nei vivai, soprattutto se si considerano anche gli stranieri che arrivano in Italia molto giovani. Ma non dimentichiamo che se nelle squadre ci sono pochi ragazzi, non \u00e8 colpa dei vivai, ma delle societ\u00e0 che prendono stranieri a basso costo e spesso di bassa qualit\u00e0\u00bb. Globalizzazione s\u00ec, quindi. Ma a partire proprio dai vivai. Per creare realt\u00e0 multirazziali e competitive\u201d.<\/p>\n<p>Il d.s Pantaleo Corvino su questo ha costruito le fortune del Lecce: \u00abIn sette anni \u2013 spiega l\u2019interessato \u2013 siamo arrivati ad avere una \u2018Primavera\u2019 due volte campione d\u2019Italia ed una prima squadra protagonista in A. All\u2019 inizio abbiamo puntato su giovani scoperti in tutto il mondo: Ledesma in Patagonia, Konan in Sierra Leone, Bojinov in Bulgaria. La nostra squadra l\u2019anno scorso era la pi\u00f9 giovane, con una dozzina di ragazzi sotto i venticinque anni. La bont\u00e0 di certi investimenti ci ha dato una certa tranquillit\u00e0 e quindi ci siamo aperti con decisione al territorio, come dimostra la nostra \u00abPrimavera\u00bb, con quattordici pugliesi\u00bb.<\/p>\n<p>Globale e locale, quindi si intrecciano, anche nei vivai. In quelli di recente esplosione e in quelli che sono ormai un classico, come il settore giovanile dell\u2019 Atalanta, il migliore d\u2019 Italia nel rapporto ragazzi-professionisti: \u00ab\u00c8 doveroso salvaguardare il nostro lavoro \u2013 dice Mino Favini, responsabile di tutto il vivaio bergamasco \u2013 anche se capisco i dubbi avanzati dall\u2019 Unione Europea. La cosa pi\u00f9 importante in ogni caso \u00e8 che ci si interessi concretamente alla realt\u00e0 giovanile. Ci vogliono delle regole, ad ogni livello, perch\u00e9 il mercato non si impadronisca completamente anche dei ragazzi pi\u00f9 giovani. Penso ai due diciassettenni del Parma che sono stati presi dall\u2019Arsenal. A me capit\u00f2 con Dalla Bona al Chelsea e so che cosa vuol dire: bisogna metter fine a questo saccheggio, anche da parte nostra, inutile nasconderselo. Noi comunque abbiamo ragazzi africani o sudamericani, ma li selezioniamo con cura e soprattutto li inseriamo in maniera scrupolosa nel nostro ambiente, grazie a strutture ed istruttori di grande livello. Il discorso vale anche per gli italiani, non a caso l\u2019 Atalanta porta tanti ragazzi in prima squadra. Quest\u2019 anno \u00e8 toccato a Montolivo e Pazzini. Gli anni scorsi a Pelizzoli, Morfeo, Locatelli, Tacchinardi. \u00c8 un circolo virtuoso che nelle grandi squadre \u00e8 pi\u00f9 difficile. Il problema infatti \u00e8 proprio quello di mettere in orbita i ragazzi e credere in loro\u00bb.<\/p>\n<p>Una questione in pi\u00f9 per un Paese che ha visto sfilare all\u2019Europeo i vari Ronaldo, Rooney, Torres e Baros. \u00abNoi avevamo solo Cassano \u2013 osserva Vatta -. Ma forse qualcuno si \u00e8 dimenticato che il c.t. dell\u2019 Under 21 non lo voleva nella sua squadra. Questo \u00e8 un fatto gravissimo, che per\u00f2 in un calcio che ha maltrattato Roberto Baggio, non mi stupisce nemmeno pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Mercato aperto, quote per i settori giovanili, voglia o necessit\u00e0 di puntare sui giovani talenti: il vivaio \u00e8 diventato una giungla molto intricata.<\/p>\n<p>Francesco Rocca, tecnico dell\u2019Under 20 vuole fermarsi e mettere dei paletti: \u00abLa proposta del presidente del Coni Petrucci \u00e8 buona, perch\u00e9 il serbatoio del nostro calcio va tutelato, senza dubbio. Ma la realt\u00e0 che pi\u00f9 mi preme sottolineare \u00e8 che serve un\u2019 etica rigorosa per chi lavora con i ragazzi. Qui stiamo parlando della vita e della formazione dei giovani: gli effetti della sentenza Bosman hanno travolto alcuni punti fermi del nostro ambiente e tutti gli operatori devono sforzarsi di capire che l\u2019 aspetto educativo \u00e8 un\u2019esigenza fondamentale. I ragazzi non vanno illusi, ma aiutati a crescere come persone, prima che come calciatori. La moralit\u00e0 della cosa, al di l\u00e0 delle norme che possono essere studiate, non \u00e8 affatto secondaria per far s\u00ec che la scuola italiana rimanga ad alti livelli. Se nelle squadre ci sono pochi ragazzi \u00e8 colpa delle societ\u00e0 che prendono stranieri di bassa qualit\u00e0 a basso costo. Il serbatoio del calcio italiano va salvaguardato ma serve un\u2019 etica per far crescere meglio i ragazzi\u00bb.<\/p>\n<p>Commento. Con queste parole si concludeva un pezzo editoriale di grande pregio, improntato con speranza alla ricerca dell\u2019innovazione e del cambiamento. Il grido d\u2019allarme: \u201cSalviamo i vivai prima che sia troppo tardi\u201d pareva lanciato come un ultimo disperato \u201csos\u201d. Nella realt\u00e0 dei fatti, domenica 23 novembre, a distanza quindi di un decennio, il derby stracittadino della Madonnina (posticipo della 12\u00b0 giornata) che \u00e8 stato giocato al Meazza dal Milan di Filippo Inzaghi e l\u2019Inter di Roberto Mancini, ha visto la partecipazione all\u2019evento su 27 atleti scesi in campo (panchinari compresi) di solo 5 calciatori di nazionalit\u00e0 italiana (cos\u00ec pochi che possiamo anche elencarli: De Sciglio, Bonaventura, El Shaarawy e Poli, entrato a partita in corso, nel Milan, Ranocchia nell\u2019Inter).<\/p>\n<p>Pensiamo che si sia superato il limite! Il massimo campionato di calcio (la Serie A) \u00e8 infatti diventato, nonostante tutti i buoni proponimenti sbandierati, sempre pi\u00f9 in una sorta di \u201clegione straniera\u201d. Siamo di fronte ad incontri disputati da squadre imbottite di giocatori venuti dall\u2019estero ed \u00e8 cos\u00ec che i calciatori italiani in molte partite si contano sulle dita di una mano.<\/p>\n<p>Il club dell\u2019indonesiano Thohir si \u00e8 confermato inoltre il meno \u201cautarchico\u201d d\u2019Italia e quasi non bastasse ovviamente, l\u20191-1 finale porta anch\u2019esso la firma di due stranieri. Poi non lamentiamoci se la Nazionale \u00e8 piccola piccola; Antonio Conte \u00e8 costretto a fare quel che pu\u00f2 con ci\u00f2 che passa (poco\u2026) il convento. Ed anche se il manico azzurro \u00e8 buono i calciatori di qualit\u00e0 scarseggiano, per i motivi che abbiamo esaminati e che da tempo come dimostra l\u2019articolo \u201cripescato\u201d, ci affliggono. Ovvia conseguenza di un \u201cSistema Calcio Italia\u201d che non investe sui giovani calciatori italiani ma preferisce puntare sugli stranieri.<\/p>\n<p>Una volta era diverso. Tanto per fare un nome, un talento come Evaristo Beccalossi (ex numero 10 dell\u2019Inter, che proprio in un derby, quello del \u201979, vinto dai nerazzurri 2 a 0, fece un gol d\u2019istinto al volo di destro, il suo piede meno abile, molto simile alla rete con cui il francese Menez ha momentaneamente portato in vantaggio i rossoneri), non ha mai indossato in carriera la maglia della Nazionale maggiore. Un po\u2019 per il carattere e un po\u2019 per il pessimo rapporto con i ct dell\u2019epoca, ma, molto \u00e8 dipeso dal perch\u00e8 l\u2019Italia degli 70 e 80 abbondava di centrocampisti di qualit\u00e0; cos\u00ec come abbondava di difensori, portieri e attaccanti. Gi\u00e0, una volta. La realt\u00e0 purtroppo oggi \u00e8 ben diversa, ma c\u2019\u00e8 ancora chi non smette di credere che ce la si possa fare a recuperare le posizioni perdute e allora forza e coraggio e avanti con i giovani, specie con i \u201cnostri\u201d giovani!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Questo articolo del giornalista sportivo Paolo Tomaselli \u00e8 stato pubblicato sul \u201cCorriere della Sera\u201d del 17 luglio 2004 e quindi un decennio e qualche mese orsono. Vista la sua straordinaria modernit\u00e0 e considerato che faceva parte dell\u2019inchiesta-report: \u201cLa crisi del calcio. 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