{"id":278979,"date":"2014-12-08T13:52:17","date_gmt":"2014-12-08T12:52:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=278979"},"modified":"2014-12-08T13:52:59","modified_gmt":"2014-12-08T12:52:59","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-adolfo-baloncieri-un-eroe-del-calcio-che-non-ce-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/12\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-adolfo-baloncieri-un-eroe-del-calcio-che-non-ce-piu\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: Adolfo Baloncieri, un eroe del calcio che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Adolfo Baloncieri (Castelceriolo, 27 luglio 1897 \u2013 Genova, 23 luglio 1986) \u00e8 stato un allenatore di calcio (Torino, Comense, Milan, Novara, Liguria, Napoli, Alessandria, Chiasso, Sampdoria, Roma, Palermo) e calciatore italiano (Alessandria, Torino, Comense e Nazionale), di ruolo centrocampista.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_495\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_495\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La critica \u00e8 sostanzialmente unanime nel collocarlo tra i pi\u00f9 grandi calciatori d\u2019ogni epoca. Gianni Brera lo considerava il miglior interno di tutti i tempi al pari di Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola, e Carlo Felice Chiesa ha scritto nel 2010: \u201cSe fosse possibile una graduatoria assoluta dei grandi registi del calcio mondiale di ogni epoca, probabilmente Adolfo Baloncieri, atleta di un tempo tanto remoto rispetto al nostro, finirebbe tra i primi, se non il primo in assoluto\u201d.<\/p>\n<p>Le sue prime esperienze da allenatore risalgono agli anni Venti. Nel corso di un\u2019intervista fattagli nel 1932 dichiar\u00f2 infatti di aver esordito da trainer guidando l\u2019Alessandria nella stagione 1924-1925 (anno in cui per\u00f2 altre fonti danno come coach l\u2019ungherese Gonda), seguendo la preparazione di \u201cben cinque squadre di Macerata e dintorni\u201d nell\u2019estate 1927 e soprattutto occupandosi attivamente della creazione, nel 1928, della formazione giovanile del Torino (l\u2019attuale Primavera), una sezione chiamata in seguito in suo onore Balon Boys (venne affidata dopo di lui, a Carlo Rocco alias \u201cCarlin\u201d) ed in allora allenata da Karl Sturmer.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio in quel periodo infatti che iniziarono a svilupparsi i settori giovanili delle grandi squadre, che dovevano divenire i veri serbatoi di risorse per le formazioni principali. Si pu\u00f2 affermare che \u00e8 sin da allora che decise di dedicare la sua vita ai giovani calciatori, divenendo una dei primi pionieristici esempi di giocatore di prima squadra e contemporaneamente allenatore di ragazzi. Dalle sue giovanili granata in quel periodo passarono in prima squadra e militarono in Serie A diversi giocatori importanti come Bo, Lorini, Rosso, Borel I a che emersero campioni calibro di Raf Vallone, Federico Allasio, Giacinto Ellena, Cesare Gallea.<\/p>\n<p>Cresciuto calcisticamente alla scuola alessandrina di George Smith, ne port\u00f2 avanti le istanze, mostrando interesse in particolare per la crescita dei talenti; oltre a quelli gi\u00e0 citati, durante la sua carriera lanci\u00f2, tra gli altri Luigi Cassano e Michele Borelli ad Alessandria e Carlo Alberto Quario a Como.A questo eroe d\u2019altri tempi il compianto giornalista sportivo Gianni Brera ha dedicato quasi trent\u2019anni fa questo commovente ricordo che vogliamo riproporre integralmente per onorare la memoria di un grandissimo del calcio che si \u00e8 speso a favore dei giovani<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 morto a Genova, dove abitava dall\u2019 anteguerra, il cav. Adolfo Baloncieri. Stava per compiere gli 89 anni. Lo ricordo qui con il magone di non poter gettare una zolla di terra sulla sua bara a Staglieno. Lo stesso dispiacere ho provato per non poter seguire il feretro di Alfredo Binda, grandissimo fra i grandi campioni prodotti dal ciclismo italiano. L\u2019 ha degnamente ricordato mio fratello Mario Fossati e per ora mi basta. In Baloncieri ho forse amato la mia adolescenza. Allenava il Milan nel 1935 (me par). Mi chiamava \u201cCrapotti\u201d e non sopportava che sghignazzassi quando pretendeva che, imitando Luis Monti lanciassi le distantissime ali tenendo bassa la palla. \u201cFa\u2019 l\u2019avocatt!\u201d m\u2019ingiungeva disgustato. Per\u00f2 gli piacevo, e penso che se non ci fosse stato di mezzo Scaramba (il fratello borsista di Luigi Scarambone), forse m\u2019avrebbe accettato fra i suoi \u201cdipendenti\u201d.<\/p>\n<p>Amavo Baloncieri sentendomi fiero di averlo mai interessato. Avevo assunto informazioni precise: \u201cBalon\u201d era di classe superiore. A dirmelo era stato Meazza, per il quale tutti erano discreti ma troppo lenti (l\u2019\u00e8 brao ma lento, diceva). Al mondo esistevano solo Meazza e pochi altri: fra questi pochi, l\u2019ungherese Giorgio Sarosi, un mediano tedesco a nome Kupfer e il mio caro maestro Baloncieri. Il quale somigliava un nordico schietto. Era dolicocefalo, biondo e longilineo, ancorch\u00e8 di mediocre statura. Somigliava a Goesta Olander, di Volodalen, e a Sebastian Coe di Sheffield (egli era, \u00e8 cos\u00ec grande che una sera a Firenze l\u2019 ho visto correre per defatigarsi, dopo un mondialissimo 1\u201941\u203373 sugli 800, e neanche soffiare in affanno per cos\u00ec mirabolante impresa). Baloncieri \u00e8 nato, per l\u2019anagrafe, a Castelceriolo di Alessandria il 27 luglio 1897.<\/p>\n<p>Poteva dunque dirsi un \u201cmandrogno\u201d come Banchero, Ferrari e Rivera. Gli alessandrini sono gli australiani dell\u2019antica Lombardia: i leghisti lombardi hanno fondato Alessandria nel 1161 per contenere il Conte di Biandrate, fedele suddito del Barbarossa: a popolare Alessandria erano stati mandati galeotti e puttane (cio\u00e8 le donne pi\u00f9 desiderabili): non per altro gli alessandrini sono fra i pi\u00f9 belli d\u2019 Italia. Sono diventati piemontesi nel 1738: in realt\u00e0, parlano il dialetto dei lombardo-liguri del sud. Comunque, Baloncieri non \u00e8 alessandrino. Mi ha detto lui stesso che la sua famiglia veniva da una cascina presso Caselle, dove i piemontesi sono tali da quando i Savoia hanno rosicchiato terra, buona e fertile ai Marchesi del Monferrato. Ha imparato il calcio in Argentina, dov\u2019\u00e8 rimasto fino a 16 anni. Rientrato in Mandrolandia ed \u00e8 subito stato accettato fra i grigi.<\/p>\n<p>Era interno, cio\u00e8 punta (fatevi spiegare che era il centravanti a rifinire e gli interni a segnare, quando vigeva il fuori gioco a tre). Aveva inimitabile stile: non per aver appreso l\u2019arte da qualcuno ma per esser nato elegante e coordinato secondo i geni dei suoi e il volere del buon Dio. Fece il pedatore professionista e gioc\u00f2 soprattutto a carte, boccette e biliardo in attesa di ogni partita. Emigr\u00f2 al Torino quando il conte Marone Cinzano si secc\u00f2 che la Juventus di Edoardo Agnelli vincesse in campionato. Al Torino ebbe compagni Libonatti (centravanti rifinitore) e Rossetti (ma si chiamava Rosetti e veniva da Cremona, via Spezia). Libonatti era argentino.<\/p>\n<p>Con \u201cBalon\u201d parlava stranito di Martin Fierro, un Orlando che gli argentini considerano eroe nazionale: \u00e8 il gaucho immortale, mai esistito. Balon mi mand\u00f2 estratti del poema copiati con grafia da ragioniere (non aveva mai avuto voglia di studiare: gli piaceva pedatare e giocare a carte). Nel Torino, come si sa, don Adolfo comp\u00ec squisitezze. Arriv\u00f2 alla nazionale e vi rimase, ch\u2019 io sappia, fino al clamoroso 5-0 di Budapest (Coppa Internazionale, 1930): una foto da pionieri ce lo mostra in mutandoni bianchi mentre invita Costantino a segnare il quinto gol. Meazza doveva ricordarselo da quell\u2019 anno, che fu anche il suo esordio in azzurro. Io l\u2019 ho visto in baschetto alla Nenni (era gi\u00e0 tutto pelato e si vergognava) in un Torino molto malconcio: ne prese 5 o 6 dal Milan nel derelitto San Siro del 30-31 (me par).<\/p>\n<p>Poi si fece tecnico, Balon, ed era il solo indigeno in tanto imperversare di allenatori stranieri comunque cialtroni. Eravamo allora colonia mortificata e ignara. Per strabiliare i suoi allievi, Balon batteva calci dal limite mandando in cielo la palla e facendola spiovere, miracolosamente, alle congiunzioni della traversa col montante\u2026 Fu lui il primo, ch\u2019 io sappia, a commerciare in pedatori impegnati con tanto di cartellino. Vag\u00f2 per l\u2019alta Italia e fin\u00ec a Genova, dove allest\u00ec il Liguria, che scoppi\u00f2 malamente a primavera. Balon \u2013 ragioniere mancato \u2013 non era abbastanza culto per complicarsi le cose con studi sul clima e sulla condizione psico-fisica. Sapeva di calcio e di tressette. Agiato, non forse ricco, perdette molte sterline in uno dei fuffigni che caratterizzavano l\u2019 Italia di quei tempi avventurati.<\/p>\n<p>Ma il pi\u00f9 fiero dolore della sua vita era stata la perdita dell\u2019unico figlio maschio. Gli rimase una figlia buona e diligente, professora di scuole medie. Con lei sola viveva ultimamente. Parlava poco, nascondendo gli occhietti furbi tra mille rughe. Era scettico, disamorato, stanco. Invecchiava anche lui come un mortale qualsiasi, e questo gli doveva dispiacere moltissimo. Collaborando a una storia della pedata nazionale, rivel\u00f2 senza volerlo che lo scudetto vinto dal Torino nel 1927 non era stato venduto da un solo juventino, Gigi Allemandi, bens\u00ec da due. Ad aprire le gambe, sulla punizione dell\u20191-0, era stato infatti Viri Rosetta. Forse ci entrava Freud, sicuramente la fazione. Ma il cav. Balon, imperterrito, chiedeva che fosse riaperta l\u2019inchiesta e che il Torino ottenesse quello scudetto regolarmente comprato.<\/p>\n<p>Un giorno presi per il petto Walter Mandelli, lombardo-piemontese di notevole classe, e gli domandai perch\u00e8 fra tanti \u201cassistiti\u201d dalla Federcalcio non figurasse un campione della forza di Baloncieri. Mandelli aggrott\u00f2 la fronte, strizz\u00f2 le palpebre e sbott\u00f2 \u201cCredi che non abbia voluto? uno che gioca volentieri a carte: far altro non gli piace\u201d. Mandelli \u00e8 della Juventus, mi dissi pensando male di lui, e Balon \u00e8 la degna bandiera del Torino. Mi spiacque molto, non potei far nulla. Sul valore calcistico di Balon mi rimaneva la testimonianza inoppugnabile di Peppin Meazza; sul mio affetto per lui, il sospetto non infondato che proprio in Balon amassi la mia lontana e non proprio infelice adolescenza. Vedi come siamo egoisti anche in amore.<\/p>\n<p>Caro cavaliere, sono fiero di te (e vi garantisco che non \u00e8 un abuso: il cavaliere mi onorava della sua ambitissima confidenza). Idealmente ti sono vicino senza pregare, perch\u00e8 proprio non so. Addio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. 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