{"id":278601,"date":"2014-12-02T10:52:52","date_gmt":"2014-12-02T09:52:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=278601"},"modified":"2014-12-02T10:54:09","modified_gmt":"2014-12-02T09:54:09","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-cinto-ellena-lincommensurabile-talent-scout-granata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/12\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-cinto-ellena-lincommensurabile-talent-scout-granata\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. &#8220;Cinto&#8221; Ellena: l&#8217;incommensurabile talent scout granata"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Giacinto Ellena \u00e8 stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo mediano, che milit\u00f2 principalmente nel Toro. Era soprannominato \u201cCinto\u201d (diminutivo del suo nome, Giacinto) e Gamena. Nato a Torino nel 1914, gi\u00e0 da ragazzo ebbe l\u2019emozione di assistere all\u2019inaugurazione del Filadelfia nel 1926 ed inizi\u00f2 a giocare a calcio nelle giovanili dell\u2019Itala, squadra locale, prima di passare alle giovanili granata, al tempo chiamate Balon Boys in onore di Adolfo Baloncieri.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_937\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_937\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Dopo la trafila d\u2019ordinanza, pass\u00f2 in prima squadra nel 1934 ed esord\u00ec in Serie A il 21 gennaio dello stesso anno in Fiorentina-Torino 1-1, in quella che rimase la sua unica presenza in quella stagione. Nell\u2019estate 1934 pass\u00f2 in prestito per una stagione alla Vigevanese in Serie B, disputando 28 gare da titolare, tornando nei granata la stagione successiva dove form\u00f2, insieme a Federico Allasio e Cesare Gallea, il centrocampo detto \u201cdelle sei L\u201d. In tre stagioni marc\u00f2 una rete in 68 gare, vincendo inoltre la prima Coppa Italia della sua carriera.<\/p>\n<p>Nel 1938 fu acquistato dal Milan, nel quale per\u00f2 non riusc\u00ec a trovare molto spazio, giocando solo sei partite in campionato e tre in Coppa Italia. Nella stagione successiva pass\u00f2 invece alla Fiorentina, dove fu titolare per due stagioni nelle quali gioc\u00f2 60 gare nella massima serie segnando una rete e dove conquist\u00f2 la sua seconda Coppa Italia nella stagione 1939-1940.Fu proprio a Firenze, che Ellena ebbe modo di giostrare con il Sistema, imparandone i movimenti e il gioco. Nel 1941 torn\u00f2 invece al Torino e poich\u00e8 Novo impart\u00ec a Kuttik l\u2019ordine di passare al nuovo modulo, divenne una delle chiavi tattiche di quella squadra, retrocedendo al centro della difesa, con a fianco Ferrini e Piacentini. Stava nascendo lo stopper ed Ellena fu il primo, in quel neonato ruolo, a centrare obbiettivi e soddisfazioni.Gioc\u00f2 con la maglia granata altri tre campionati (compreso il Campionato Alta Italia 1944, durante il conflitto bellico) disputando in totale 72 partite e aggiungendo al suo palmar\u00e8s nel 1942-1943 sia lo Scudetto (vinto a Bari con gol all\u2019ultimo respiro di Mazzola, il primo dei cinque consecutivi vinti dal Grande Torino) che la Coppa Italia (di quella formazione, oltre a \u201cCinto\u201d Ellena facevano parte anche Mazzola, Gabetto, Loik, Grezar, Menti, Ossola, Ferraris, Gallea).<\/p>\n<p>E\u2019 proprio nel campionato 1942-43 che quando Kuttik venne sostituito da Janni, il Toro produsse il gioco pi\u00f9 sorprendente: era la prima volta infatti che una squadra sistemista riusciva ad affermarsi in Italia. In corsa su due fronti, il Toro in quell\u2019anno centr\u00f2 tutti gli obiettivi. La guerra rovin\u00f2 anche la sua carriera, che lo vide gi\u00e0 pi\u00f9 che trentenne, dopo un anno di fermo, nel 1945, abbandonare il Torino visto che il suo posto in squadra era stato preso da Rigamonti. Ellena riprese le valigie in mano e vag\u00f2 l\u2019Italia, giocando in campi minori, fino ad appendere le scarpe al chiodo all\u2019inizio degli anni \u201950. Al riaprirsi del campionato nel 1945 venne infatti ceduto all\u2019Alessandria (il suo non fu un addio al Toro, ma fu solo un arrivederci) dove rimase per due stagioni giocando 16 gare in Serie B (la squadra conquist\u00f2 la promozione in massima serie).<\/p>\n<p>In A, Ellena non gioc\u00f2 nessuna partita con i piemontesi, e venne ceduto nell\u2019estate del 1947 al Legnano, nuovamente nella serie cadetta. Nel 1947-1948 milit\u00f2 dunque nella formazione lombarda, giocando tutte le 34 partite di campionato da titolare : con i lilla rimase solo una stagione prima di passare al Cesena, in Serie C, dove ricopr\u00ec il doppio ruolo di giocatore-allenatore nel 1948-1949, giocando 14 partite senza alcuna rete siglata. Dopo un anno torn\u00f2 nuovamente al Cesena, nel quale disput\u00f2 le sue 2 ultime partite ufficiali prima di ritirarsi dal calcio giocato. Intrapresa la carriera di allenatore, in seguito alla prima esperienza al Cesena, pass\u00f2 nel 1949-1950 alla Pro Vercelli in Serie C: la squadra perse gli spareggi per la retrocessione ma venne in seguito ripescata. La stagione successiva venne ingaggiato dal Casale, venendo esonerato nel mese di gennaio del 1951. Rimase senza panchina per poco, poich\u00e9 ripass\u00f2 al Cesena fino al termine della stagione e rest\u00f2 alla guida del club anche nel 1951-1952, ma fu esonerato prima del termine dell\u2019annata e sostituito da Aldo Neri. Il 18 febbraio 1952 pass\u00f2 al Genoa in B, ottenendo la promozione in A nella stagione successiva grazie al primo posto in classifica.<\/p>\n<p>L\u2019anno seguente con la Pro Patria, ottenne la sua seconda promozione consecutiva in A, dopo il secondo posto nella Serie B 1953-1954, dopo aver vinto lo spareggio ai danni del Cagliari. Lasciati i lombardi, fu assunto dal Treviso ma venne esonerato dopo alcuni mesi a causa degli scarsi risultati ottenuti. Nel 1955 venne ingaggiato dal Ravenna, club con il quale ottenne una promozione in serie C al termine della stagione 1956-1957 e dove rimase fino all\u2019estate del 1958, anno in cui pass\u00f2 alla guida delle giovanili del Torino, sedendo anche sulla panchina della prima squadra in tre occasioni: nel gennaio 1959 per una sola giornata, nel 1960 in serie B per poche settimane per sostituire Imre Senkey e nel 1963 al posto di Beniamino Santos. (in quella che fu l\u2019ultima gara di campionato giocata al Filadelfia : la partita fu Torino-Napoli e termin\u00f2 1-1).<\/p>\n<p>Anche dopo aver lasciato la guida delle giovanili granata, rimase nello staff dei torinesi per diversi anni, nel ruolo di osservatore e talent scout: suo il merito di aver scoperto talenti del calibro di Paolo Pulici, Diego Fuser, Dino Baggio, Renato Zaccarelli e Franco Causio (giusto per citarne alcuni).<\/p>\n<p>Ritiratosi dal mondo del calcio ultraottuagenario, si \u00e8 spento il 33 novembre 2000, giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, dopo una lunga malattia. Poco prima di morire, il Torino, nella persona dell\u2019allora presidente Attilio Romero pass\u00f2 una porta, in via Leonardo da Vinci (zona piazza Carducci) per rendere l\u2019estremo saluto ad un mito che del Torino fu molto pi\u00f9 che bandiera e storia. Stava infatti morendo Cinto Ellena, classe 1914, \u201cil ragazzino che vide nascere lo stadio degli Eroi Granata\u201d, una vita al Torino e per il Torino.<\/p>\n<p>Ecco come rispondeva \u201cCinto\u201d, simbolo del granatismo pi\u00f9 puro, una vita trascorsa sotto le insegne del Toro a Vladimiro Caminiti (il giornalista-poeta di fede juventina mancato nel 1993) in una sua celebre intervista pubblicata nel testo \u201cLa Storia del Torino\u201d di cui riportiamo gli stralci pi\u00f9 significativi:<\/p>\n<p>Chi non ci ha abitato vicino, chi non ha calpestato per anni lo stadio Filadelfia di Via Filadelfia a Torino, quella bella costruzione a guardar bene un po\u2019 barocca, non pu\u00f2 conoscere il Torino. Il Torino inteso come squadra di calcio nacque e prosper\u00f2 in questo stadio e vi ebbe un lungo, incancellabile rapporto d\u2019amore con la sua gente. Lo stadio Filadelfia come lo stadio di Bologna, appartiene ad una stagione del calcio pi\u00f9 teatrale e pi\u00f9 scopertamente ingenua; non si concepiva lo stadio per centomila, ma lo stadio per trenta mila \u2026 e si voleva il prato a contatto con la gente, la gente col respiro sul prato. Chi tifava Toro era \u2013 ed \u00e8 \u2013 del popolo, si sgrumava lavori duri, poteva essere uno scheletro o uno scorpione nelle sue fattezze anatomiche, ma una volta entrato in quel recinto si beatificava di tifo granata e diventava un uomo vero. La polemica con quelli della \u201cgoba\u201d, pi\u00f9 o meno interessatamente o stoltamente dilatata nel senso politico, nacque al Filadelfia. I primi derby al Filadelfia tra Torino e Juventus furono guerre di popolo. Chi non ci ha abitato, e non ha calpestato per anni lo stadio Filadelfia, non conosce evidentemente Cinto Ellena che del Torino pu\u00f2 considerarsi espressione ed anche simbolo. Non si deve esagerare, ma quest\u2019uomo di media statura, col sorrisino civettuolo, che ebbe in giovent\u00f9 tante avventure galanti, fu una quercia della squadra in tempi in cui i granata venivano pagati meno e sudavano di pi\u00f9 anche perch\u00e9 erano peggio allenati. Questo signor Cinto Ellena vide l\u2019inaugurazione del Filadelfia, datata 1926, quando aveva dodici anni \u2026 inoltre ha diretto il Torino proprio nella stagione in cui ha giocato le ultime partite di serie A sul suo vecchio prato, cio\u00e8 dal 1\u00b0 gennaio 1963 alla fine di quel campionato\u2026Travestito da uomo del passato e della nostalgia, in realt\u00e0 Ellena appartiene al Torino di Radice perch\u00e9 ci ha portato in dono due cose, ad esempio, i due bomber: Pulici e Graziani.<\/p>\n<p>Ma parliamo con lui, diffusamente, cominciando da quel giorno del 1926, inaugurazione dello stadio Filadelfia.<\/p>\n<p>Cosa pu\u00f2 dirci di quel momento magico?<br>\n\u201cLo stadio fu inaugurato nel 1926 con Torino-Alba Fortitudo di Roma: 4 a 2 (invece fu 4 a 0, il 17 ottobre 1926. Evidentemente il ricordo ha subito un trauma negativo. L\u2019Alba non segn\u00f2 alcun goal a Latella. Tre goal di Libonatti ed uno di Rossetti II,<em> ndr)<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Cosa ricorda di quella storica partita?<br>\n\u201cAvevo dodici anni. Attorno allo stadio c\u2019erano solo prati. Arrivarci fu una avventura per noi che stavamo alla Gran Madre di Dio. Prima, prendemmo il 21 che ci lasci\u00f2 in piazza Carducci e poi il tram numero 11. Moltissimi vennero in bicicletta. Anche se lei penser\u00e0 che lo dico per via dei meridionali, Torino nel 1926 era piccola ma pi\u00f9 bella, era pi\u00f9 tranquilla, pi\u00f9 semplice e pulita in tutti i sensi\u201d.<\/p>\n<p>Come nacque la sua passione per il Toro?<br>\n\u201cLo studio non mi piaceva poi tanto, and\u00f2 a finire che studiavo di sera per conseguire il diploma di avviamento al lavoro, anche se non mi entusiasmava nemmeno lavorare. Era il calcio che amavo. Un mio insegnante a scuola, il professor Musso che aveva giocato come portiere di riserva nel Torino, parlava sempre, a me ed al mio povero fratello, di calcio, ed un giorno ci port\u00f2 a Torino al campo di via Sebastopoli e ci regal\u00f2 un pallone nuovo. Io avevo dieci anni e da quel momento diventai tutto granata\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 giusto affermare che chi non ha frequentato o calpestato lo stadio Filadelfia non pu\u00f2 conoscere il Torino?<br>\n\u201cDirei proprio di s\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Perch\u00e9?<br>\n\u201cPerch\u00e9 quello stadio trasuda una mentalit\u00e0 che sar\u00e0 fin troppo passionale ma \u00e8 quella del Torino\u201d.<\/p>\n<p>La Torino popolana che esprime Ellena, figlio di un brigadiere dei pompieri, \u00e8 la stessa che affolla le scale del Filadelfia per un allenamento. Il tifo \u00e8 rumoroso e risentito in permanenza coi \u201cgobbi\u201d per motivi del substrato sociale, i \u201cgobbi\u201d non sono soli, non si sudano i loro scudetti. Li trovano per strada. Questa la tesi di fondo. Il Torio insomma combatte e spera, il Toro \u00e8 una fede. La cultura del tifoso granata \u00e8 come quella di Ellena, uscita dai prati di calcio.<\/p>\n<p>Come era quella squadra in cui esord\u00ec nel 1934?<br>\n\u201cAllora era un Torino fatto di sudamericani, giocavano tutti bene la palla e correvano poco. Giudicelli era un artista, un palleggiatore finissimo, giocava col baschetto, da centromediano impostava il gioco per tutti, si diceva che la sera andava a letto tardi\u201d.<\/p>\n<p>Anche lei?<br>\n\u201cIo dovevo fare la vita da certosino, non avevo un gran fisico, la forza me la tenevo per le partite. Ho giocato circa 200 partite nel Toro anche se ufficialmente ne risultano 117\u201d.<\/p>\n<p>Un aneddoto curioso relativo allo scudetto del 1942\/43?<br>\n\u201cMi ricord\u00f2 bene della trasferta scudetto a Bari. Sentivamo talmente quell\u2019impegno che Novo, per timore che tifosi o altri viaggiatori potessero disturbare la squadra, fece apporre sulla fiancata del vagone la scritta \u201cmalati in quarantena\u201d. Nessuno naturalmente os\u00f2 disturbarci\u201d.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 stata la sua ultima partita nel Torino?<br>\n\u201cA Losanna, subito dopo la guerra, nel settembre \u201945, quel Torino aveva Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, me e Casigliano, Menti, Loik, Gambetto, Mazzola, Ferraris II. Fu la mia ultima partita nel Torino che poi acquist\u00f2 Santagiuliana\u2026\u201d<\/p>\n<p>Indiscutibilmente, Giacinto Ellena \u00e8 stato uno di quei leggendari personaggi che ha legato la sua vita al Torino come pochi altri. Come abbiamo narrato, conclusa la sua lunga esperienza da allenatore ed il suo incarico da responsabile tecnico delle giovanili, Ellena, rimase al Toro con il ruolo di osservatore e diede un contributo fondamentale alla costruzione che vinse lo scudetto nel \u201976. Fu infatti lui a scoprire i grandi calciatori del secondo ciclo vincente del Toro. Uomo molto amato dalle donne (un suo flirt fin\u00ec strombazzato dai giornali nel 1955) Ellena incarn\u00f2 per anni, anche durante la vecchiaia, la memoria e la testimonianza del Cuore Toro. Difficile rinasca uno come lui, perch\u00e9 Ellena era il Toro del Filadelfia, quello battagliero in campo e attento in sede, quello che aveva occhi e orecchie in tutti i campi di periferia della citt\u00e0 e in tutti i campi minori d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Dimostr\u00f2 da giocatore di aver un futuro come mister. Allen\u00f2 infatti anche la prima squadra (quando la societ\u00e0 glielo richiese), per brevi spezzoni dal 1959 al 1963. Erano anni speculari a quelli del suo esordio da giocatore con la squadra (Talmone Torino) retrocessa, poi promossa e protagonista di stagioni bizzose. Fece il suo, ma, pur essendo un gran conoscitore di calcio, i migliori successi li colse come osservatore entrando in quella rete di talent scout che rese celebre il club granata; \u201cCinto\u201d scopr\u00ec talenti in quantit\u00e0 da Paolo Pulici a Dino Baggio (una lista interminabile di campioni) dedicando il resto della sua vita al Torino ed insegnando ai giovani a diventare campioni sul campo e nella vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Giacinto Ellena \u00e8 stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo mediano, che milit\u00f2 principalmente nel Toro. Era soprannominato \u201cCinto\u201d (diminutivo del suo nome, Giacinto) e Gamena. 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