{"id":27622,"date":"2008-06-17T10:00:13","date_gmt":"2008-06-17T08:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/06\/17\/operazione-saje-job-14-denunce-7-mila-elettroutensili-sequestrati\/"},"modified":"2008-06-20T12:00:14","modified_gmt":"2008-06-20T10:00:14","slug":"operazione-saje-job-14-denunce-7-mila-elettroutensili-sequestrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/06\/operazione-saje-job-14-denunce-7-mila-elettroutensili-sequestrati\/","title":{"rendered":"Operazione &#8220;Safe Job&#8221;: 14 denunce, 7 mila elettroutensili sequestrati"},"content":{"rendered":"<p><strong>[thumb:7911:l]Savona<\/strong>. Circa 7 mila apparecchi elettroutensili professionali posti sotto sequestro, per un valore complessivo di 2 milioni di euro, e 14 persone denunciate a piede libero. E&#8217; il bilancio dell&#8217;operazione &#8220;Safe Job&#8221;, condotta dalla guardia di finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Savona. Le indagini, che si sono svolte in maniera articolata e capillare con ramificazioni anche in Campania, Veneto e Lazio, sono partite dopo alcuni episodi di gravi infortuni sul lavoro ai danni di operai ed agricoltori savonesi, nei quali era emerso l&#8217;utilizzo di attrezzi ed utensili non conformi alla disciplina sulla sicurezza.<\/p>\n<p>Si tratta in particolare di martelli demolitori, compressori, gruppi elettrogeni, decespugliatori e motoseghe. In alcuni casi, gli apparecchi riportavano i marchi contraffatti di analoghi prodotti ad avanzata tecnologia, fabbricati e commercializzati da note ditte del settore.<\/p>\n<p>Le fiamme gialle hanno ricostruito le modalit\u00e0 di approvvigionamento e distribuzione dei prodotti, risultati tutti di importazione cinese e non in regola con la normativa sulla sicurezza anche a causa dell&#8217;assenza dei necessari dispositivi di blocco e spegnimento in caso di malfunzionamento od uso improprio. Queste circostanze sono emerse a seguito delle perizie disposte dall&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria locale, che ha cos\u00ec ordinato il sequestro dei prodotti non conformi sull&#8217;intero territorio nazionale.<\/p>\n<p>Sono finora 14 le persone denunciate alla locale Procura della Repubblica, per violazioni riguardanti la contraffazione dei marchi e la disciplina sulla sicurezza dei prodotti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i 14 denunciati, di cui 10 grossisti e altri rivenditori, tutti napoletani affiliati a gruppi camorristici, facevano arrivare a Napoli, direttamente dalla Cina, gli elettroutensili. Tutto il materiale veniva poi rivenduto a grossisti e rivenditori al dettaglio che lo dirottavano specialmente nel Nord Italia, per vendite porta a porta in aree rurali.<\/p>\n<p>[image:7913:c:s=1]<\/p>\n<p>&#8220;Siamo partiti dall&#8217;analisi di alcune situazioni di rischio sul lavoro e di uso di attrezzatura non in regola con la normativa sulla sicurezza &#8211; spiega il comandante provinciale della guardia di finanza, colonnello Roberto Visintin &#8211; Da qui abbiamo cercato di ricostruire la filiera commerciale di distribuzione di questi apparecchi arrivando al sequestro dell&#8217;ingente quantitativo di attrezzatura professionale, che \u00e8 risultata interamente al di fuori dai parametri normativi&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Sono state indagini lunghe e dispendiose in termini di tempo &#8211; aggiunge il comandante &#8211; anche perch\u00e9 hanno coinvolto altre regioni del territorio nazionale. Gli accertamenti, per\u00f2, non sono finiti: abbiamo delegato i reparti territorialmente competenti per ulteriori sviluppi. Non sono quindi esclusi altri sequestri nei prossimi giorni&#8221;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il capitano delle fiamme gialle Bruno Baldini: &#8220;Il valore al commercio dei pezzi sequestrati sfiora i 2 milioni di euro. Alla vendita i pezzi singoli originali sarebbe costati dai 500 agli oltre 1000 euro. In realt\u00e0, contraffatti, venivano posti in vendita da un prezzo che variava dai 150 ai 350 euro. I danni nell&#8217;uso di questi attrezzi potevano essere gravi se non fatali: gli apparecchi non avevano nessun sistema di ritenuta delle lame, per esempio, e potevano perdere parti meccaniche o lubrificante e combustibile dai vari serbatoi. I conduttori erano di bassa qualit\u00e0 e l&#8217;operatore, nell&#8217;uso dello strumento, rischiava di rimanere letteralmente fulminato&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Riteniamo che vari infortuni sul lavoro siano stati determinati dall&#8217;utilizzo di queste apparecchiature &#8211; ha affermato il procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico &#8211; Saranno tuttavia gli ufficiali di polizia giudiziaria preposti ai controlli in materia di sicurezza sul lavoro ad effettuare ulteriori verifiche. Le attrezzature non erano regolamentari ed erano particolarmente usurabili&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Tra le pericolosit\u00e0 pi\u00f9 evidenti &#8211; ha proseguito Scolastico &#8211; la possibilit\u00e0 di azionare un &#8216;moto continuo&#8217; che non permetteva di interrompere il funzionamento in caso di necessit\u00e0. Gli apparecchi erano poi dotati di maniglie non sicure e i generatori presentavano dispersioni di corrente. Erano senza dubbio strumenti molto pericolosi. Sulle apparecchiature venivano applicate etichette di marche note e gli acquirenti erano ignari di quello che andavano ad utilizzare&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; stato un duro colpo inflitto alla camorra impegnata nel florido mercato clandestino della falsificazione di materiali e reciclo dei denari derivati. Questi attrezzi, inoltre, una volta azionati potevano essere nocivi per la salute e provocare tagli su gambe e braccia che potevano essere fatali per chi li utilizzava&#8221;, ha sottolineato il sostituto procuratore Alberto Landolfi.<\/p>\n<p>[image:7912:c:s=1]<\/p>\n<p>[image:7920:c:s=1]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[thumb:7911:l]Savona. Circa 7 mila apparecchi elettroutensili professionali posti sotto sequestro, per un valore complessivo di 2 milioni di euro, e 14 persone denunciate a piede libero. 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