{"id":275847,"date":"2014-10-23T18:48:52","date_gmt":"2014-10-23T16:48:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=275847"},"modified":"2014-10-24T11:50:13","modified_gmt":"2014-10-24T09:50:13","slug":"morte-sul-lavoro-bardineto-emilio-oddone-si-difende-sembrava-che-stessero-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/10\/morte-sul-lavoro-bardineto-emilio-oddone-si-difende-sembrava-che-stessero-bene\/","title":{"rendered":"Morte sul lavoro a Bardineto, Emilio Oddone si difende: &#8220;Sembrava che stessero bene&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Bardineto<\/strong>. E\u2019 ripreso questa mattina in corte d\u2019Assise il processo per l\u2019incidente sul lavoro che il 27 agosto del 2009, a Bardineto, era costato la vita ad un ventottenne, Gheorge Wladut Asavei. In aula, dopo che la sua deposizione era gi\u00e0 slittata per due volte, era attesa per testimoniare la fidanzata della vittima. Nemmeno stavolta per\u00f2 \u00e8 stato possibile ascoltarla (ha fatto sapere di non essere in condizione di viaggiare) e di conseguenza l\u2019accusa ha rinunciato a sentirla.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_4\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_4\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il processo \u00e8 quindi proseguito con l\u2019esame degli imputati, ovvero i titolari dell\u2019agriturismo dove si era verificato il tragico avvenimento, i fratelli Angelo, Emilio e Maria Nadia Oddone, e la ex compagna del primo, Giuseppina Ferrari. Per tutti loro (assistiti dagli avvocati Alessandro Cibien e Giorgio Zunino) le accuse sono omicidio volontario, violenza privata, lesioni e falso. A queste, nel corso della precedente udienza, il pm ha voluto aggiungere, ampliando il capo d\u2019imputazione, anche le contestazioni relative alla violazione delle normative sulla sicurezza sul lavoro. L\u2019ipotesi dell\u2019accusa \u00e8 che i quattro non prestarono i soccorsi in maniera corretta: quel giorno infatti non fu allertato il 118, ma i feriti, oltre alla vittima si era infortunato anche il suo collega Dragan Novakovic, furono accompagnati in ospedale con mezzi privati. Una scelta che non avrebbe fatto altro che peggiorare le condizioni degli operai.<\/p>\n<p>Agli Oddone inoltre viene contestato di aver cercato di nascondere quello che era realmente successo \u201csuggerendo\u201d ai feriti, accompagnati in due ospedali diversi, di riferire che si erano fatti male cadendo uno dal tetto di casa e l\u2019altro dalla bici. La tesi della Procura \u00e8 che gli imputati abbiano fatto di tutto per nascondere l\u2019incidente sul lavoro (secondo l\u2019accusa gli operai si erano fatti dopo essere stati sbalzati da un trattore agricolo). Una tesi che i fratelli Oddone hanno sempre respinto.<\/p>\n<p>Le deposizioni di questa mattina hanno portato alla luce una serie di contraddizioni tra le ricostruzioni dei testimoni dell\u2019accusa e quelle degli imputati. Le versioni fornite in aula infatti non solo non coincidono, ma nemmeno sono compatibili tra loro. Durante la deposizione di Emilio Oddone sono emersi diversi particolari che non coincidono con le dichiarazioni del terzo operaio che era nel bosco quel giorno, della compagna della vittima. Per esempio Emilio Oddone nega che, quando fu allertato al telefono, qualcuno gli chiese di chiamare un\u2019ambulanza: \u201cEro in una zona dove non prendeva, capivo poche parole. Ho sentito dire \u2018cingolato\u2019 e \u2018spostare\u2019 quindi ho pensato ad un problema tecnico al mezzo. Allora ho chiesto a mia sorella di accompagnarmi e siamo saliti nel bosco\u201d.<\/p>\n<p>Anche sulle condizioni dei feriti, Oddone, ha ribadito che non sembravano preoccupanti: \u201cQuando sono arrivato su parlavano e Wlad mi disse di avere male al petto, ma n\u00e9 lui n\u00e9 Dragan sembravano avere nulla. Poteva sembrare che ci prendessero in giro: non avevano un graffio, un dito sanguinante e i vestiti erano puliti. Non sembrava avessero rotolato nel bosco dopo una caduta. Per quello abbiamo deciso di portarli in ospedale in auto: perch\u00e9 nulla faceva pensare ad un incidente grave\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mancato poi uno sfogo da parte dell\u2019imputato: \u201cQuesto incidente mi ha rovinato la vita, mi trovo a rispondere di cose in cui secondo me non c\u2019entro. Io mi sono fatto un\u2019idea di quello che \u00e8 successo e sono convinto che le cose non sono andate come si \u00e8 voluto far credere\u201d. Prima di lui era stata sentita l\u2019ex compagna del fratello, tuttora dipendente degli Oddone, che si \u00e8 limitata a precisare il suo ruolo in azienda e a confermare di aver trasportato la vittima in ospedale. \u201cIo non decidevo nulla e non avevo responsabilit\u00e0. Portai Wlad ad Albenga perch\u00e9 ero gi\u00e0 su quella strada e non perch\u00e9 qualcuno mi disse di farlo\u201d.<\/p>\n<p>Asavei, che aveva riportato la frattura dello sterno, della clavicola e di varie costole, una lesione che aveva provocato emotorace e pneumotorace, con un\u2019ampia emorragia interna, era stato trasportato con un fuoristrada in ospedale ad Albenga dove era arrivato circa tre ore dopo l\u2019incidente, alle 13,44. Secondo la perizia medica chiesta dalla Procura, un soccorso tempestivo avrebbe potuto dargli oltre il 90 per cento di probabilit\u00e0 di salvarsi. Nel procedimento si sono costituiti come parte civile, con l\u2019assistenza degli avvocati Francesca Rosso e Francesco e Fabio Ruffino, anche i famigliari dell\u2019operaio morto e il suo collega rimasto ferito. Prossima udienza il 27 novembre per l\u2019audizione dei testimoni della difesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bardineto. E\u2019 ripreso questa mattina in corte d\u2019Assise il processo per l\u2019incidente sul lavoro che il 27 agosto del 2009, a Bardineto, era costato la vita ad un ventottenne, Gheorge Wladut Asavei. In aula, dopo che la sua deposizione era gi\u00e0 slittata per due volte, era attesa per testimoniare la fidanzata della vittima. 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