{"id":27528,"date":"2008-06-16T08:37:49","date_gmt":"2008-06-16T06:37:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/06\/16\/nicolick-la-strage-della-famiglia-turchi\/"},"modified":"2008-06-16T08:37:49","modified_gmt":"2008-06-16T06:37:49","slug":"nicolick-la-strage-della-famiglia-turchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/06\/nicolick-la-strage-della-famiglia-turchi\/","title":{"rendered":"Nicolick: &#8220;La strage della famiglia Turchi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Dopo la famiglia Biamonti, la scia di omicidi  a sfondo politico, a Savona, si allunga sempre piu&#8217;&#8230; Con il favore delle tenebre, cinque uomini armati, risalivano un sentiero di Ciantagalletto,  che nella zona detta dei Ciatti, del quartiere rosso di Lavagnola, portava ad un casolare isolato.<\/p>\n<p>I cinque armati, non erano sicuramente fascisti, poiche&#8217; si era al 29 maggio 1945. Erano sicuramente qualcosa d&#8217;altro: e ci si arriva per logica deduzione, all&#8217;indomani della Liberazione, avvenuta il 25 aprile 45, l&#8217;unica forma di potere organizzato e armato, dominante, era unicamente quello delle formazioni partigiane, nella fattispecie a Savona, quelle comuniste&#8230;<\/p>\n<p>I cinque uomini, camminavano in silenzio, senza fumare per non essere segnalati dalle braci delle cicche e dall&#8217;odore di fumo, avanzavano  con circospezione&#8230;per non essere sentiti dalle persone che abitavano nella cascina Berta, le quali non potevano immaginare il pericolo imminente.<\/p>\n<p>Alla cascina  Berta, oltre al bestiame ci stavano dei Cristiani: Flaminio Turchi di anni 56, il capofamiglia, un uomo forte e senza timori, la di lui moglie, Caterina Carlevari, e le tre giovani figlie, Giuseppina, Pierina e Maria, rispettivamente di 25, 23 e 20 anni, tre ragazze piene di vita&#8230; L&#8217;attivita&#8217; lavorativa del nucleo famigliare era legata prevalentemente alla agricoltura.<\/p>\n<p>I cinque banditi, arrivano alla casa inaspettati, solo il cane dei Turchi li sente e abbaia, ma viene immediatamente freddato da una pistolettata nell&#8217;aia dell casolare, i briganti fanno irruzione e da subito sparano contro i componenti della famiglia Turchi disarmati e quindi indifesi, tutti vengono colpiti dalle raffiche omicide ,senza alcuna distinzione, giovani e vecchi&#8230; Tutti, quasi tutti i Turchi, muoiono all&#8217;interno della cucina, tutti cadono li&#8217; tra i mobili della cucina, sotto il tavolo, tra le sedie impagliate di legno, tranne la giovane Maria, poco piu&#8217; che ventenne, la quale ferita mortalmente si trascina , nel bosco, al buio&#8230;lasciandosi dietro una scia di sangue&#8230;i cinque assassini, rinunciano ad inseguirla, e iniziano a depredare la casa, oramai popolata da cadaveri e assassini.<\/p>\n<p>La povera ragazza, ferita a morte, si lamenta disperatamente, per tutta la notte, prima di morire&#8230;e nessuno le presta un benche&#8217; minimo soccorso.<\/p>\n<p>La spoliazione, completa, della casa, ha luogo dopo 48 ore circa dalla strage. Arriva una squadra di sciacalli, che come in altri casi, porta via tutto, mobili, quadri, suppellettili,<\/p>\n<p>Li&#8217; accanto a qualche centinaio di metri, una squadra di operai della manutenzione delle Funivie, sente le raffiche e poi i colpi isolati, di grazia, subito non se la sentono di andare a vedere&#8230;ci vanno all&#8217;alba, quando gli assassini sono andati via: i corpi sono oramai freddi, il sangue e&#8217; ovunque nella cucina, il cane giace nel cortile&#8230;gli operai seguono la scia di sangue sino al bosco, e trovano il corpo della povera Maria, morta senza soccorsi per dissanguamento.<\/p>\n<p>Ecco compiuta l&#8217;ennesima strage, a cui segue il rito del bottino degli averi della famiglia Turchi.<\/p>\n<p>Arrivo&#8217; il prete di Lavagnola che benedisse le cinque salme, le quali caricate su di un carretto, vennero portate al Camposanto di Zinola, qui furono seppelliti e rimasero sino al 89, dopo di che&#8217; vennero trasportate a Genova, presso il Cimitero di Staglieno, dove tuttora si trovano.<\/p>\n<p>I carabinieri, non aprirono nessun tipo di indagine o di inchiesta, a tutt&#8217;oggi, nessuno sa nulla di nulla. Nessuno vide nulla, nessuno parlo&#8217;, nessuno sent\u00ec&#8230;bocche cucite a quei tempi&#8230;per una delle tante stragi compiute a ridosso del 25 aprile 45.<\/p>\n<p>Gli anni passarono, i fori dei proiettili erano bene in vista, sui muri della cucina dove avvenne la strage.<\/p>\n<p>La casa abbandonata, fu invasa dalla vegetazione e poi venne demolita. Al suo posto c&#8217;e&#8217; ora una palazzina.<\/p>\n<p>Nessuno vuole ricordare che due delle ragazze, furono prese e rapate dai partigiani perche&#8217; sospettate di frequentare i repubblichini. Il padre, ando&#8217; su tutte le furie, si reco&#8217; subito a protestare con determinazione presso il locale CNL (comando partigiano).<\/p>\n<p>Ecco cosa accadde dopo&#8230; e gli assassini , godettero di coperture, appoggi, onori e quant&#8217;altro.<\/p>\n<p>Erano dalla parte politica vincente.<\/p>\n<p>Per ironia della sorte, I poveri Turchi avevano lo stesso cognome di una attuale esponente politica di Rifondazione Comunista.<\/p>\n<p>La Magistratura dovrebbe fare luce sulla strage della Famiglia Turchi, e riaprire un fascicolo pieno di polvere e soprattutto di omissioni&#8230;<\/p>\n<p align=\"right\"><em>Roberto Nicolick<br \/>\nConsigliere Provinciale Savona<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la famiglia Biamonti, la scia di omicidi a sfondo politico, a Savona, si allunga sempre piu&#8217;&#8230; Con il favore delle tenebre, cinque uomini armati, risalivano un sentiero di Ciantagalletto, che nella zona detta dei Ciatti, del quartiere rosso di Lavagnola, portava ad un casolare isolato. 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