{"id":273785,"date":"2014-09-26T13:16:14","date_gmt":"2014-09-26T11:16:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=273785"},"modified":"2014-09-29T18:53:47","modified_gmt":"2014-09-29T16:53:47","slug":"calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-il-metodo-atalanta-dove-si-parte-ancora-dai-fondamentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/09\/calcio-lo-speciale-settore-giovanile-del-ct-vaniglia-il-metodo-atalanta-dove-si-parte-ancora-dai-fondamentali\/","title":{"rendered":"Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Il metodo Atalanta, dove si parte ancora dai &#8220;fondamentali&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Cominciamo con questo primo inserto il lungo excursus che ci porter\u00e0 a visitare i pi\u00f9 grandi centri di formazione calcistica siti sul territorio nazionale e nel continente europeo, partendo dalla societ\u00e0 che in tempi recenti ha prodotto il maggior numero di talenti per il football tricolore e lo ha fatto dando una grande importanza all\u2019educazione e ai comportamenti dei piccoli calciatori.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_349\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_349\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Accompagnato da una mini-delegazione di promettenti allenatori, il commissario tecnico provinciale Felicino Vaniglia ha visionato la \u201ccantera\u201d della societ\u00e0 bergamasca (la miglior fabbrica di talenti d\u2019Italia) dove si selezionano ragazzini per portarli dalla Scuola Calcio fino alla prima squadra. Negli ultimi due decenni in tanti, da Montolivo a Pazzini, da Astori ad Agazzi, ce l\u2019hanno fatta a sfondare ed altri continueranno a farcela.<\/p>\n<p>Alla base di questo incredibile successo c\u2019\u00e8 semplicemente un sistema di lavoro basato sulla \u201ctecnica\u201d individuale ed improntato alla pazienza nonostante diventi sempre pi\u00f9 difficile far maturare i talenti in un ambiente, quello calcistico in generale, che non sa \u201caspettare\u201d che avvenga la definitiva maturazione dei giovani. Queste le sue impressioni a caldo, gli appunti di un viaggio\/studio entusiasmante, un\u2019ottima guida per quanti vogliano inoltrarsi nel magico mondo del \u201ccalcio giovanile\u201d.<\/p>\n<p>Di seguito, il resoconto di Vaniglia relativo alla sua esperienza.<\/p>\n<p>Agosto 2014. Durante lo svolgimento del Torneo Nazionale di Brentonico (Trento) per la categoria Esordienti ho avuto modo di intrattenermi con lo staff tecnico della societ\u00e0 atalantina (mister Luca Silvani ed i suoi collaboratori Fratus e Centon) arricchendo il mio bagaglio di conoscenze attraverso una serie di interessanti incontri che mi hanno permesso sia teoricamente che praticamente (ho di conseguenza fatto un blitz pilotato direttamente al famoso centro di Zingonia) di verificare l\u2019alto livello di qualit\u00e0 che contraddistingue l\u2019operato di quella vera e propria fucina di campioncini che ha sede nel Centro Sportivo Bertolotti di Bergamo.<\/p>\n<p>In autunno, tanto per rimanere in tema, verr\u00e0 organizzata una visita guidata ufficiale a cui parteciperanno su invito anche diversi allenatori di giovani calciatori della nostra provincia al fine di poter effettuare un fruttuoso scambio di esperienze. Per intanto credo di fornire un buon servizio informando su come in linea di massima e\u2019 concepita la strategia gestionale di questo fantastico vivaio che viene preso come modello virtuoso di ispirazione.<\/p>\n<p>A guidare il vivaio neroazzurro da quasi vent\u2019anni, dopo due decenni a sfornare talenti al Como (della portata di Vierchowod, Borgonovo e Zambrotta), c\u2019\u00e8 Fermo Favini, 78 anni, un\u2019istituzione del calcio giovanile italiano: tanto per capirci, l\u2019uomo che ha iniziato a far allenare futuri \u201cfootball vip\u201d come l\u2019ex ct della nazionale, Cesare Prandelli. Non passa giorno che il guru di Meda non si coccoli quelle immagini appese che certificano la bont\u00e0 del lavoro svolto in tanti anni come si pu\u00f2 evincere perlustrando visivamente le pareti del suo ufficio dove campeggiano i poster di squadre capolavoro a livello giovanile: formazioni campioni d\u2019Italia primavera e allievi nazionali nelle quali dieci undicesimi hanno poi giocato in Serie A. Sono percentuali incredibili che annullano la fisiologica dispersione di talento delle baby-promesse. I volti ancora adolescenti dei vari Tacchinardi, Montolivo, Pazzini, Canini, Lazzari, Morfeo, Locatelli, Viali, Pavan, Agazzi, Astori, Padoin, Bonaventura, sono l\u00ec a dimostrare che l\u2019Atalanta \u00e8 una scuola-calcio tra le migliori d\u2019Europa. <\/p>\n<p>Attualmente l\u2019organico \u00e8 composto da undici squadre (dalla Primavera fino ai Pulcini) con un investimento di circa 3\/4 milioni di euro all\u2019anno nel vivaio. L\u2019Atalanta segue una filosofia diversa da quella di altre provinciali in quanto prende i calciatori a 11 o 12 anni e cerca, lavorando con impegno e competenza, di attuare il  progetto  di portarli in prima squadra. D\u2019altronde gioielli sul genere di Andrea Consigli, Marco Sportiello, Michele Canini, Gianpaolo Bellini, Davide Brivio, Cristian Raimondi, Moussa Kone, Daniele Baselli che sono agli ordini di Colantuono senza contare i ragazzi di Walter Bonacina e quelli che giocano nell\u2019AlbinoLeffe non nascono dal nulla.<\/p>\n<p>All\u2019ultimo Torneo di Viareggio la Primavera aveva 15 ragazzi cresciuti fin da piccoli dentro la societ\u00e0 mentre in giro \u00e8 pieno di squadre Allievi con giocatori provenienti da fuori provincia e da almeno 5-6 stranieri. La strada seguita \u00e8 molto faticosa perch\u00e9 oggi non \u00e8 facile accompagnare la crescita di un adolescente dalla A alla Zeta. Ma se vi si riesce, d\u00e0 tantissime soddisfazioni.<\/p>\n<p>Il mago Favini indica la via maetra a tutti i suoi piccoli tesserati facendo ricorso a massime del tipo \u201cDiventerete bravi quando supererete la siepe che divide il vostro campo di allenamento da quello della prima squadra\u201d. E per fortuna in questi anni questo \u00e8 capitato a quanti hanno saputo sudarselo.<\/p>\n<p>Come si vede viene attuata una politica ben diversa rispetto a quella di altri club che, come ad esempio l\u2019Udinese, senza sbagliare quasi mai un colpo acquista giovani promettenti in giro per il mondo a 16-17 anni rivendendoli poi alle grandi d\u2019Europa. Esistono per altro poco virtuosi percorsi di \u201cscouting\u201d con cui dover fare i conti. La ricerca del campioncino pu\u00f2 infatti degenerare in provini artigianali organizzati da intermediari e faccendieri (come avviene alla periferia di Napoli, nonostante i tentativi dei dirigenti azzurri di invertire un trend cos\u00ec negativo): qui, \u00e8 costume, grazie ad alcune societ\u00e0 dilettantistiche usate come copertura radunare decine di ragazzini promettenti dalle squadrette della zona ed invitare osservatori di club professionistici che talvolta comprano, ovviamente in nero.<\/p>\n<p>Facile anche immaginare i legami non proprio candidi sottesi a certe operazioni. Chiaramente le societ\u00e0 serie si tengono alla larga da tale modo di operare nel settore e a maggior ragione l\u2019Atalanta che scova i propri bambini migliori nei dintorni, tra citt\u00e0, pianura e valli Brembana e Seriana, pagando anche 12-14 mila euro in premi di preparazione alle societ\u00e0 dilettantistiche di appartenenza ed accompagnali poi per tutta la trafila. Per apprezzare i risultati ottenuti dall\u2019Atalanta nell\u2019ambito giovanile basti scorrere l\u2019almanacco della Panini: ad ogni pagina compare qualche calciatore di A e B nato in provincia di Bergamo.<\/p>\n<p>E\u2019 merito anche del carattere dei bergamaschi che credono molto in ogni iniziativa intrapresa. Ma \u00e8 soprattutto merito del metodo adottato, che punta molto sulla tecnica, se si riescono a sfornare buoni giocatori a ripetizione. Insegnamenti come lo stop, la conduzione della palla, il tiro di collo o diesterno, il controllo di piatto o suola, e cos\u00ec via, non potranno mai passare di moda. Purtroppo da qualche tempo in Italia ci siamo dimenticati dell\u2019importanza dei fondamentali. Sar\u00e0 anche per questo motivo che ci troviamo di fronte a un clamoroso buco generazionale che ci lascia senza campionissimi dopo le ondate degli anni Sessanta con Vialli, Maldini, Mancini, Baggio e Zola, e Settanta con Pirlo, Totti, Del Piero e Nesta.<\/p>\n<p>Adesso qualcosa si sta cercando di cambiare. Rivera, Sacchi e Baggio, da dirigenti federali, hanno cercato di far capire come sia indispensabile  tornare a dare spazio a questi corretti metodi ricorrendo ad uno dei pi\u00f9 valenti \u201cmaestri della tecnica\u201d, Stefano Bonaccorso, gurdacaso responsabile dell\u2019attivit\u00e0 di base della societ\u00e0 orobica, che sta cercando di formare figure a lui analoghe all\u2019interno di Coverciano. Del resto basta guardarsi in giro per verificare che c\u2019\u00e8 un\u2019altra squadra, e per giunta spagnola, che non avendo mai dimenticato questi principi ogni tanto vince qualcosa.<\/p>\n<p>Grazie all\u2019esempio (inarrivabile) fornito dal Barcellona infatti c\u2019\u00e8 da sperare che si torni a fare calcio in modo sano\u201d. La mentalit\u00e0 \u201cmuscolare\u201d degli anni Novanta aveva condizionato anche qualche giovane calciatore. Favini lo racconta spesso avvalendosi di un aneddoto piuttosto illuminante. \u201cFinale per lo scudetto Giovanissimi nazionali: Atalanta-Juventus. Alla fine diventiamo campioni d\u2019Italia grazie a Consigli che para un rigore a Giovinco. Nonostante l\u2019errore, si capisce che il fantasista bianconero \u00e8 un fenomeno. Per\u00f2 negli spogliatoi viene da me un nostro giocatore e mi fa: \u201cDove vuole andare quello l\u00ec? E\u2019 troppo piccolo\u201d. Favini risponde: \u201cVediamo tra qualche anno dove sarai tu e dove sar\u00e0 lui\u201d. Giovinco \u00e8 in Serie A, il nostro non so nemmeno che fine abbia fatto\u201d.<\/p>\n<p>In Italia inoltre, sostengono i tecnici nerazzurri, sfianchiamo troppo i talenti promettenti con la trafila dei prestiti nelle categorie inferiori. Servirebbero pi\u00f9 coraggio e pazienza. Ma, di fronte alle sirene di un mercato sempre pi\u00f9 assillante, diventa difficile aspettare la maturazione con calma. Anche  all\u2019Atalanta si fa fatica a tenere lontani i ragazzi da certe proposte sempre pi\u00f9 assillanti. Ormai ci sono ragazzini di 12-13 anni che hanno gi\u00e0 ricevuto visite a casa da quattro o cinque procuratori. Ma \u00e8 mai possibile, che questo debba avvenire?<\/p>\n<p>E, come se non bastasse, questa \u00e8 gente preparata: avvocati, professionisti, eccetera, Sanno come muoversi. Quando le famiglie vengono avvicinate in questo modo, anche per noi diventa difficile fare qualcosa, sostengono stizziti. A quel punto il ragazzo crede all\u2019agente che lo lusinga pi\u00f9 che all\u2019allenatore o al dirigente. Intendiamoci, \u00e8 gente che fa il suo lavoro. Ma esistono alcune regole precise. I ragazzi non possono avere un procuratore prima dei 16 anni. Una prescrizione su cui la Federazione vigila attenta ma che viene spesso disattesa\u2026<\/p>\n<p>Come si dovrebbe fare qualcosa quando si vedono squadre di Allievi nazionali con molti stranieri, alcuni dei quali addirittura africani o sudamericani. Anche in questo caso esistono regole a tutela dei nostri vivai che devono essere applicate. \u201cE chi non le rispetta deve pagare\u201d, \u00e8 l\u2019appello di Mino Favini. Altrimenti quei poster appesi alle sue spalle nell\u2019ufficio di Zingonia rischiano di ingiallire senza la compagnia di altre foto altrettanto prodigiose.<\/p>\n<p>Nel 2014 comunque uno studio globale del CIES Football Observatory che ha preso in esame l\u2019attivit\u00e0 dei settori giovanili dei cinque principali campionati continentali (Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania) e, in particolar modo, i ragazzi compresi tra i 15 e 21 anni, ha posto il settore giovanile dell\u2019Atalanta all\u2019ottavo posto a livello mondiale con 25 giocatori usciti dalle giovanili che giocano nei top 5 campionati europei.<\/p>\n<p>La ricetta \u00e8 tanto semplice quanto efficace: i \u201cfuturi campioni\u201d vengono scelti gi\u00e0 da bambini, all\u2019et\u00e0 di 6 o 7 anni, in base alla loro attitudine con il pallone (spazio dunque alla tecnica) e allenati, fino almeno alla squadra Giovanissimi, da allenatori che siano veri e propri istruttori\/formatori, attenti al comportamento sia dentro che fuori dal campo. Poi, crescendo, inizia il processo di apprendimento tattico, affidato a ex glorie del calcio (come Giuseppe Bergomi in passato per la Berretti e Bonacina per la Primavera).<\/p>\n<p>Un altro dato rende merito al lavoro svolto dall\u2019Atalanta: i nerazzurri, infatti, spendono circa la met\u00e0, nel migliore dei casi, di quanto messo a disposizione dai top team italiani. Perch\u00e9, allora, questa differenza nel risultato finale? Semplice: oltre alla passione e all\u2019abilit\u00e0 degli osservatori, l\u2019obiettivo finale dei bergamaschi non \u00e8 vincere i tornei giovanili, bens\u00ec portare il maggior numero di giocatori in prima squadra, dopo averli fatti crescere il pi\u00f9 a lungo possibile nel vivai, come nel caso di capitan Gianpaolo Bellini, difensore classe 1980 nato nella vicina Sarnico sul Lago d\u2019Iseo ed atalantino fin dalla squadra Pulcini.<\/p>\n<p>La ricetta per trovare la via del successo \u00e8 varia. E ogni ingrediente si lega all\u2019altro. A partire dall\u2019attivit\u00e0 di base, che coinvolge una rete di scouting composta da una sessantina di osservatori sparsi sul territorio lombardo solo per i talentini dai 7 ai 12 anni. I tesserati sono circa 300 dai Primi Calci (ben tre squadre di Pulcini) alla Primavera. Di questi, soltanto 20 arrivano da fuori regione (con 4 stranieri), e alloggiano in convitto. Dato fondamentale: rimanere in zona significa eliminare il distacco traumatico dalla famiglia, che in molti casi pregiudica la crescita del giovane calciatore. Il segreto pi\u00f9 prezioso \u00e8 quello di aver l\u2019occho di saper scegliere gi\u00e0 a 6-7 anni (e il difficile sta nel riconoscere il talento a quell\u2019et\u00e0).<\/p>\n<p>Si predilige di norma chi ha attitudine al calcio e cio\u00e8 quelli che si fanno dare il pallone. Ma serve anche il cuore, l\u2019anima. Fisica, atletica e tattica vengono dopo, perch\u00e9 possono essere costruiti. Fino ai 14 anni si lavora quasi sempre con il pallone e la definizione del ruolo arriva solo dagli Allievi, in base anche alle capacit\u00e0 intellettive dei ragazzi.<\/p>\n<p>Il vero tesoro di Favini \u00e8 incastonato negli scaffali del suo ufficio e custodisce il futuro dell\u2019Atalanta e forse del calcio italiano. Per ogni ragazzo da lui visionato c\u2019\u00e8 infatti una scheda di valutazione compilata partita per partita, che viene poi aggiornata trimestralmente con i dati completi: una trentina di voci su tecnica individuale, fisico, tattica e carattere (basti ricordare questo semplice episodio: il 12enne Mario Balotelli fece un provino per gli orobici e, gi\u00e0 bulletto in allora, protest\u00f2 animosamente ad un fischio dell\u2019arbitro di quella mini-partitella che gli era a suo dire avverso; ebbene fu mandato immediatamente negli spogliatoi e fatto accomodare all\u2019uscita) che evidenziano in cosa il giocatore \u00e8 carente e in cosa \u00e8 migliorato. Cos\u00ec se ne pu\u00f2 monitorare la crescita e si lavora in modo pi\u00f9 specifico. Ed \u00e8 cos\u00ec che l\u2019Atalanta da vent\u2019anni rifornisce la Serie A di campioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. 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