{"id":27230,"date":"2008-06-11T10:20:08","date_gmt":"2008-06-11T08:20:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/06\/11\/finale-la-fortezza-di-castelfranco-ospita-le-opere-di-mondino-e-bonomi\/"},"modified":"2008-06-11T10:22:44","modified_gmt":"2008-06-11T08:22:44","slug":"finale-la-fortezza-di-castelfranco-ospita-le-opere-di-mondino-e-bonomi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/06\/finale-la-fortezza-di-castelfranco-ospita-le-opere-di-mondino-e-bonomi\/","title":{"rendered":"Finale, la fortezza di Castelfranco ospita le opere di Mondino e Bonomi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Finale Ligure<\/strong>. Si terr\u00e0 domenica 15 giugno alle 18 l&#8217;inaugurazione della mostra di Aldo Mondino e Corrado Bonomi &#8220;Il doppio senso dell&#8217;ironia&#8221;. Le opere resteranno esposte nella fortezza di Castelfranco a Finalmarina fino al 13 luglio. Sar\u00e0 possibile visitare l&#8217;esposizione da gioved\u00ec a domenica dalle 15 alle 20.<\/p>\n<p>Vi sono artisti che non si fissano, che scivolano, che galleggiano sul senso delle cose, giocandovi. Marcel Duchamp, per esempio. Questa mostra rappresenta uno degli esiti possibili della &#8220;deriva&#8221; inaugurata da colui che ha reso l&#8217;arte pi\u00f9 liquida e aperta, compromettendola definitivamente con il mondo delle idee svagate, delle trovate argute, dell&#8217;umorismo e dei motti di spirito che rappresentano, nella modernit\u00e0, l&#8217;ascesa della pi\u00f9 agile cultura popolare ai danni della prosopopea pomposa degli accademismi.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro tra Aldo Mondino e Corrado Bonomi conferma come questo modo di fare arte possa sfruttare le capacit\u00e0 euristiche dell&#8217;ironia e dell&#8217;umorismo, trasformandole in strumenti di avvicinamento alla sostanza delle cose: dove il semplice fenomeno (il dato elementare della coscienza che si rapporta alla realt\u00e0) diventa epifania (illuminazione e squarcio del Velo di Maja), grazie ad un&#8217;arte usata come &#8220;anomalia&#8221;, come un agente corrosivo rivolto contro regole secolari avvertite come obsolete, da parte di generazioni d&#8217;artisti che devono confrontarsi con il mondo moderno. Come fanno Socrate o Arlecchino, due &#8220;maschere&#8221; all&#8217;origine della modernit\u00e0. Perch\u00e9 &#8220;moderno&#8221; \u00e8 danzare sulle cose del mondo, sapendo che la verit\u00e0 non acceca ma si offre come uno straccio gettato in terra, come la piega abbandonata dell&#8217;abito di una vestale svanita. In un mondo secolarizzato e laico, in cui &#8220;dio \u00e8 morto&#8221; per indigestione di talk e reality show, Mondino e Bonomi forniscono una risposta, nel &#8220;limite&#8221; della loro capacit\u00e0 umoristica: perch\u00e9 le loro opere devono &#8220;divertire&#8221; affinch\u00e9 possano funzionare. Divertire nel senso di &#8220;volgere altrove, allontanare, distogliere&#8221;, portare fuori strada, per altri sentieri, meno battuti, forse &#8220;interrotti&#8221;, come voleva Martin Heidegger: strade che si perdono nella radura dell&#8217;essere e che, proprio perch\u00e9 non portano da nessuna parte, rappresentano il succo vitale del pensiero, l\u00ec dove la domanda e la sospensione del senso non significano un&#8217;assenza ma un incontro ravvicinato, per quanto impalpabile, con un senso ulteriore, un nuovo modello di senso che l&#8217;arte \u00e8 chiamata ad offrire. Le opere di Mondino e Bonomi funzionano come indicazioni devianti verso lande dove le idee non sono pi\u00f9 se stesse, dove la parola pu\u00f2 essere usata, grazie ad un&#8217;arguzia da enigmisti, come un grimaldello con cui scassinare (sottilmente e senza farlo capire) gli accessi di alcuni luoghi nascosti.<\/p>\n<p>Ancora una volta \u00e8 Duchamp la sorgente: quale esempio pi\u00f9 caustico di un&#8217;opera come L.H.O.O.Q., la Gioconda di Leonardo rivisitata con barba e baffi (sublime espressione dell&#8217;istinto infantile!), dal titolo provocatorio che letto suona: &#8220;elle a chaud au cul&#8221;. \u00c8 la polisemia, questo arcano &#8220;confuseggiar di sensi&#8221; che s&#8217;agita nelle menti primitive, a piacere ai moderni. Stanchi di dover studiare l&#8217;organo della percezione e satolli della koin\u00e8 positivista, che nell&#8217;Ottocento ha decretato la conoscibilit\u00e0 solo di ci\u00f2 che si pu\u00f2 testare sperimentalmente, i moderni vogliono sondare i meandri della parola poetica e della visione artistica; assaporarne le delizie, le ricchezze da mondo esotico, la libert\u00e0 da prateria selvaggia (Mondino compir\u00e0 inesausti viaggi in Oriente). Vogliono fotografare la polvere e produrre Grandi Vetri, giocare con il caso e spaziare nella concettualit\u00e0 pi\u00f9 ardita. Soprattutto, vogliono spalancare le porte dell&#8217;arte al mondo. Un tale desiderio giunge fino ai Nostri che, privi di schematismi ideologici, fanno incetta di materiali da utilizzare nelle opere: Mondino dipinge su tappeti di cocco o scolpisce con caramelle, Bonomi riproduce pesci dentro scatolette di sardine o crea &#8220;Castelli in aria&#8221; con batuffoli di cotone. La pittura per loro, al contrario dei cugini dell&#8217;Arte Povera, non \u00e8 tab\u00f9. Il concetto vive e prolifera nei colori gioiosi e nei titoli giocosi delle loro opere. Degni successori di un pittore velocemente amato e presto dimenticato, ma soprattutto frainteso, come Giambattista Tiepolo: smisuratamente &#8220;allegro&#8221;, fino al limite della vacuit\u00e0, eppure profondamente serio nel giudicare il mondo, anche grazie a quella &#8220;sprezzatura&#8221; di cui ammanta molta sua arte. Come questa, anche i lavori di Mondino e Bonomi possono apparire &#8220;innocui&#8221; a chi \u00e8 abituato alle pontificazioni gravose dell&#8217;arte, ma risultano produttivi di nuove sinapsi in chi guarda con attenzione e si lascia portare l\u00ec dove l&#8217;opera lo guida.<\/p>\n<p>In una sua parodia, Woody Allen immagine le avventure di un Van Gogh dentista, alle prese con dentiere sbilenche e radiografie bislacche: con lui, l&#8217;intero gotha della pittura impressionista \u00e8 trasformato in un&#8217;accozzaglia di buffi individui impegnati a trapanare e incapsulare. L&#8217;esito \u00e8 divertente: Van Gogh perde soldi e clienti come dentista, ma i risultati del suo operare gli fruttano ammiratori nel mondo dell&#8217;arte. &#8220;Avrei dovuto dare ascolto al babbo &#8211; concluder\u00e0 &#8211; e fare il pittore, non \u00e8 eccitante ma almeno \u00e8 una vita normale&#8221;. Lo stratagemma di Allen fa ridere ma la &#8220;morale&#8221; \u00e8 seria: l&#8217;artista moderno pu\u00f2 anche &#8220;fare il dentista&#8221;, se la dentiera inservibile che produce \u00e8 un&#8217;opera arte.<\/p>\n<p>Mondino e Bonomi non si fermano alla dentiera e rimpolpano il concettualismo usando ogni strumento utile, senza pregiudiziali, e rivolgendo alla figurazione un ruolo di primo piano. Una via originale. La pittura \u00e8 tutt&#8217;altro che superata o incapace d&#8217;incarnare il concetto, per loro. In questo, la loro evoluzione porta ancora pi\u00f9 lontano, dove il ricongiungimento, in stile moderno, con la tradizione sprigiona nuove potenzialit\u00e0: perch\u00e9 rassicurando l&#8217;occhio del pubblico (che \u00e8 il primo censore) ne raggiungono meglio la mente, seducendola e portandola nella dimensione di un concettualismo all&#8217;italiana, maccheronico, divertito e non lontano da riverberi pop, sposato da Munari e da Pascali, da Boetti e da Mondino, e di cui Bonomi rappresenta una sopravvivenza, tanto pi\u00f9 intensa quanto il suo lavoro assume toni intimistici, fatti di relazioni personali con la realt\u00e0 che si risolvono in un&#8217;arte quasi disarmata, indebolita, accogliente. Mentre Mondino subisce e ripete il fascino del dandy, caro anche al primo Schifano, portando nella sua vita i ritmi, le astuzie e gli stereotipi legati al successo di un &#8220;uomo di mondo&#8221;, Bonomi pensa un&#8217;arte i cui meccanismi fungono da culla per quel &#8220;fanciullino&#8221; di pascoliana concezione che tutti portiamo dentro fino alla fine: una sorta di nocciolo duro la cui voce risulta inaudibile nel mondo adulto, ma che pu\u00f2 farsi sentire grazie all&#8217;enigmistica del senso e al gioco delle interpretazioni messe a punto con un concettualismo &#8220;caldo&#8221; e delicato, vibrante d&#8217;ironia e spiritoso.<\/p>\n<p>Possiamo apprezzare queste opere nella misura in cui le lasciamo giudicare al fanciullo che \u00e8 in noi e non all&#8217;adulto che siamo. In questa spaccatura del Soggetto, progettata in maniera istintiva, i piani s&#8217;intersecano, i sensi scivolano e le polarit\u00e0 s&#8217;incrociano: la visione ne risente e l&#8217;arte pu\u00f2 avere il suo effetto spiazzante, giocoso e serio al tempo stesso. Anche toccante. Se ci\u00f2 avviene, evocazioni e suggestioni non restano soltanto ci\u00f2 che sono ma acquistano la sostanza di ragionamenti all&#8217;interno di una logica altra rispetto a quella razionale.<\/p>\n<p>L&#8217;arte, come il mito, il linguaggio e tutta la conoscenza, sono &#8220;simboli&#8221;, scriveva Ernst Cassirer in una sua celebre opera, &#8220;non in quanto essi designino in forma d&#8217;immagine, di allegoria che allude e spiega, un reale sottomano, ma in quanto ciascuno fa emergere da se medesimo un suo proprio mondo di senso&#8221;. E questo fanno Mondino e Bonomi, alimentando un &#8220;proprio mondo di senso&#8221; con opere che mirano ad un concettualismo soggettivo, personale e intimo (altra differenza rispetto al &#8220;nonno&#8221; Marcel), capace di scavarsi una via di comunicazione dentro luoghi della mente abbandonati, l\u00ec dove vige un&#8217;altra logica: quella del bimbo o del primitivo. Dove i soldatini, le fatine e i trenini utilizzati da Bonomi, oppure i cioccolatini e lo zucchero usati da Mondino, risplendono magnifici come soltanto la vera carne dell&#8217;arte sa essere. Questa trasfigurazione della materia reale in materia simbolica si deve all&#8217;indebolimento, reale e non simulato, dell&#8217;artista. La sua incapacit\u00e0 di strutturare ideologie diventa la sua forza. Gli escamotage concettuali ed emotivi che inventa riportano chi guarda al grado zero della conoscenza. Nietzsche scrive ne &#8220;La gaia scienza&#8221;: &#8220;Da quando mi stancai di cercare, io imparai a trovare&#8221;. Mondino e Bonomi hanno saputo far questo: escogitare consapevolmente una strategia per trovare trovate, boutade, mot d&#8217;esprit e jeu des mots che per l&#8217;estetica romantica rappresentano il meglio del pensiero, la forza dello spirito che scorge frammenti di verit\u00e0.<\/p>\n<p>[image:7868:c:s=1]<\/p>\n<p>[image:7867:c:s=1]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finale Ligure. Si terr\u00e0 domenica 15 giugno alle 18 l&#8217;inaugurazione della mostra di Aldo Mondino e Corrado Bonomi &#8220;Il doppio senso dell&#8217;ironia&#8221;. Le opere resteranno esposte nella fortezza di Castelfranco a Finalmarina fino al 13 luglio. Sar\u00e0 possibile visitare l&#8217;esposizione da gioved\u00ec a domenica dalle 15 alle 20. 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