{"id":268932,"date":"2014-07-17T17:17:30","date_gmt":"2014-07-17T15:17:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=268932"},"modified":"2014-07-18T11:25:05","modified_gmt":"2014-07-18T09:25:05","slug":"accusato-di-aver-intascato-soldi-per-assumere-braccianti-marocchini-imprenditore-ingauno-indagato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/07\/accusato-di-aver-intascato-soldi-per-assumere-braccianti-marocchini-imprenditore-ingauno-indagato\/","title":{"rendered":"Accusato di aver intascato soldi per assumere braccianti marocchini: imprenditore ingauno indagato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albenga<\/strong>. Pagavano soldi per venire in Italia dove poi erano costretti a lavorare senza percepire alcuna retribuzione. Dietro a questo giro di sfruttamento e favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina ci sarebbe un imprenditore agricolo della piana albenganese di 39 anni, che \u00e8 attualmente indagato a piede libero nell\u2019ambito di un\u2019inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza. A denunciarlo sono stati cinque ex dipendenti, tutti di nazionalit\u00e0 marocchina, che agli inquirenti hanno descritto nei minimi dettagli le ingiustizie che avrebbero subito.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_617\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_617\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_617').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_617\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">In particolare, secondo la denuncia, i braccianti assunti dall\u2019azienda pagavano, tramite degli intermediari, al datore di lavoro una somma per poter arrivare in Italia. Una volta arrivati nell\u2019Albenganese poi iniziavano a lavorare nell\u2019azienda agricola, ma senza ricevere nemmeno un soldo. Sarebbe stato questo infatti il \u201cprezzo\u201d da pagare per ottenere il permesso di soggiorno. I fatti contestati risalirebbero al 2011 quando l\u2019azienda finita nel mirino della Procura era in espansione e, di conseguenza, aveva avuto necessit\u00e0 di assumere pi\u00f9 lavoratori. Un bisogno al quale, sempre secondo quanto gli viene contestato, l\u2019imprenditore avrebbe ovviato facendosi pagare dai giovani marocchini che assumeva (si parla di cifre intorno ai 1000 euro per ogni straniero).<\/p>\n<p>Questa mattina, le accuse contro l\u2019imprenditore sono state \u201ccristallizzate\u201d attraverso un incidente probatorio: davanti al giudice Fiorenza Giorgi sono stati chiamati a testimoniare i cinque marocchini che avevano presentato la denuncia ai finanzieri. Gli stranieri, uno dei quali ha raggiunto Savona in treno da Salerno dove lavora in una piantagione di pomodori, in aula hanno confermato tutte le loro accuse. I nordafricani, che sono assistiti dagli avvocati Nazareno Siccardi e Carlo Manti, hanno raccontato di aver pagato un migliaio di euro tramite connazionale che era in contatto con l\u2019azienda agricola e poi di non aver ricevuto il compenso per il loro periodo di lavoro. Inoltre i braccianti hanno accusato il datore di lavoro anche di averli fatti lavorare in nero: \u201cEro in regola per quattro ore, ma ne lavoravo molte di pi\u00f9. In pi\u00f9 la retribuzione oraria non era quella prevista, ma era di 5 euro\u201d.<\/p>\n<p>Con la conclusione dell\u2019incidente probatorio \u00e8 probabile che l\u2019inchiesta arrivi alla conclusione in tempi brevi. Una volta che il pm notificher\u00e0 il fine indagine, l\u2019imprenditore, che \u00e8 difeso dagli avvocati Maurizio De Palo e Salvatore Di Bella, potr\u00e0 chiedere di essere interrogato o presentare memorie difensive. Da parte sua comunque l\u2019indagato ha sempre respinto ogni accusa negando di aver mai preso soldi dai lavoratori che assumeva. Per quanto riguarda il mancato pagamento degli stipendi, i suoi difensori hanno specificato che gli ex dipendenti hanno transato e sono quindi stati retribuiti. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albenga. Pagavano soldi per venire in Italia dove poi erano costretti a lavorare senza percepire alcuna retribuzione. Dietro a questo giro di sfruttamento e favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina ci sarebbe un imprenditore agricolo della piana albenganese di 39 anni, che \u00e8 attualmente indagato a piede libero nell\u2019ambito di un\u2019inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza. 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