{"id":261673,"date":"2014-04-07T15:56:37","date_gmt":"2014-04-07T13:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=261673"},"modified":"2014-04-08T08:49:51","modified_gmt":"2014-04-08T06:49:51","slug":"clip-per-protesi-fissate-male-confermata-appello-la-condanna-per-lesioni-colpose-ad-andrea-piccardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/04\/clip-per-protesi-fissate-male-confermata-appello-la-condanna-per-lesioni-colpose-ad-andrea-piccardo\/","title":{"rendered":"&#8220;Clip&#8221; per protesi fissate male: confermata in Appello la condanna per lesioni colpose  ad Andrea Piccardo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona.<\/strong> Condanna per lesioni colpose confermata dalla Corte d\u2019Appello per l\u2019ex primario di chirurgia di Cairo Montenotte Andrea Piccardo. Il caso era quello delle \u201cclip metalliche\u201d che, secondo l\u2019accusa, erano state posizionate male nell\u2019addome di una paziente causandole una lesione alla vescica. Dopo la condanna in primo grado ad un mese di reclusione il medico, difeso dall\u2019avvocato Elena Castagneto, aveva scelto di ricorrere in Appello.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_526\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_526\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Nel corso del nuovo processo, davanti ai giudici genovesi, \u00e8 stata presentata una seconda perizia che ha dato ragione alla tesi dell\u2019accusa. Il fatto contestato al medico risale al settembre del 2006 quando, all\u2019ospedale di Cairo, una paziente, P.L., cinquantenne, era stata sottoposta ad un intervento programmato di plastica protesica di \u201claparocele addominale\u201d (una forma di ernia post operatoria), con il \u201cposizionamento di protesi mesh composita con tecnica video laparoscopica\u201d. Dopo l\u2019intervento per\u00f2 la donna aveva lamentato il distacco di alcune clip metalliche utilizzate per l\u2019ancoraggio della protesi.<\/p>\n<p>In particolare, secondo l\u2019accusa, durante il posizionamento ed ancoraggio della protesi era stata procurata una lesione alla vescica per la presenza al suo interno di un corpo estraneo: ovvero la clip metallica utilizzata per il fissaggio della protesi stessa. La presenza della clip \u2013 sempre per la tesi della Procura \u2013 aveva provocato l\u2019insorgenza di un \u201cquadro sintomatologico di tipo doloroso e lo sviluppo di recidivanti infezioni delle vie urinarie\u201d con conseguenti \u201clesioni iatrogene\u201d, che avevano costretto la paziente a sottoporsi ad indagini invasive e ad un intervento di rimozione della clip attraverso una cistoscopia.<\/p>\n<p>Secondo due delle consulenze (quelle eseguite dai medici della Procura e della parte civile) ci sarebbe una responsabilit\u00e0 oggettiva di Piccardo che, nell\u2019applicare le clip, le avrebbe erroneamente \u201csparate\u201d contro la vescica e non sulla parete addominale come vorrebbe la procedura. Gli ancoraggi \u2013 questa la tesi dei periti \u2013 si sarebbero cos\u00ec staccati penetrando nella vescica e procurando tutti i disturbi della donna. Di opionione completamente opposta era stato il perito della difesa che aveva sostenuto invece che non ci fosse responsabilit\u00e0 dell\u2019imputato poich\u00e9 le clip potevano essere arrivate anche diversamente nella vescica dopo averne bucato la parete.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Condanna per lesioni colpose confermata dalla Corte d\u2019Appello per l\u2019ex primario di chirurgia di Cairo Montenotte Andrea Piccardo. Il caso era quello delle \u201cclip metalliche\u201d che, secondo l\u2019accusa, erano state posizionate male nell\u2019addome di una paziente causandole una lesione alla vescica. 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