{"id":258468,"date":"2014-02-20T15:40:32","date_gmt":"2014-02-20T14:40:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=258468"},"modified":"2014-02-21T10:12:49","modified_gmt":"2014-02-21T09:12:49","slug":"stroncata-da-un-tumore-12-anni-il-pm-attende-una-memoria-difensiva-prima-di-decidere-se-archiviare-o-linchiesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/02\/stroncata-da-un-tumore-12-anni-il-pm-attende-una-memoria-difensiva-prima-di-decidere-se-archiviare-o-linchiesta\/","title":{"rendered":"Stroncata da un tumore a 12 anni, il pm attende una memoria difensiva prima di decidere se archiviare o no l&#8217;inchiesta"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Non \u00e8 ancora stata scritta la parola fine sull\u2019inchiesta per la morte di Naomi Nardo, la dodicenne savonese stroncata da una grave forma tumorale. Il sostituto procuratore Chiara Maria Paolucci, dopo l\u2019esito dell\u2019incidente probatorio discusso lo scorso 9 gennaio, non ha ancora deciso se archiviare o meno l\u2019indagine che vede sette medici accusati di omicidio colposo. Una scelta dovuta ad una ragione ben precisa: il magistrato sta aspettando che il legale della famiglia della ragazzina, l\u2019avvocato Roberto Suffia, consegni una memoria difensiva.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_386\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_386\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Un documento, redatto sulla base di alcuni studi scientifici, che ovviamente dovrebbe fornire argomentazioni valide a sostenere la tesi che la patologia di Naomi poteva essere diagnosticata. Una tesi opposta a quella sostenuta dai due periti, Antonio Osculati dell\u2019Istituto di medicina legale di Varese e Claudio Favre oncologo pediatrico all\u2019ospedale di Pisa, nominati dal gip Donatella Aschero. Secondo la coppia di esperti non c\u2019\u00e8 infatti la prova del nesso causale tra la presunta mancata diagnosi e la morte della paziente cos\u00ec come del fatto che ci sia stata imperizia da parte dei medici.<\/p>\n<p>Nella loro perizia i medici avevano analizzato in dettaglio, anno per anno, l\u2019evolversi della patologia, scatenata da un melanoma, che aveva colpito la piccola nel 2002 e nel 2010 l\u2019aveva stroncata all\u2019ospedale Gaslini di Genova. Nello studio gli esperti nominati dal giudice hanno spiegato perch\u00e9, secondo la loro analisi, nel caso di Naomi Nardo non \u00e8 possibile riscontrare la prova dell\u2019esistenza del nesso causale tra la condotta dei medici (ed eventuali imperizie da loro commesse) e l\u2019evento morte. Condizione necessaria affich\u00e9 sia contestabile il reato di omicidio colposo ipotizzato a carico di sette medici degli ospedali San Paolo e Gaslini.<\/p>\n<p>La perizia di Favre ed Osculati sottolinea che nel 2002, quando Naomi fu operata la prima volta, le conoscenze scientifiche non sarebbero state sufficienti per effettuare una corretta diagnosi della patologia che l\u2019aveva colpita: un \u201cnevo di Spitz atipico\u201d come accertato in seguito. Una conclusione opposta a quella del perito della famiglia delle ragazzina, secondo cui invece i dottori che l\u2019avevano in cura sarebbero stati in grado di poter fare la corretta diagnosi. Un concetto che probabilmente sar\u00e0 ribadito nella memoria difensiva, un documento che potrebbe spostare l\u2019ago della bilancia verso la scelta di non archiviare il procedimento penale.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. 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