{"id":258262,"date":"2014-02-17T13:23:30","date_gmt":"2014-02-17T12:23:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=258262"},"modified":"2014-02-17T21:41:01","modified_gmt":"2014-02-17T20:41:01","slug":"imprese-liguri-londra-intervista-doppia-di-confartigianato-due-ristoratori-e-due-fotografi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/02\/imprese-liguri-londra-intervista-doppia-di-confartigianato-due-ristoratori-e-due-fotografi\/","title":{"rendered":"Imprese liguri a Londra: &#8220;intervista doppia&#8221; di Confartigianato a due ristoratori e due fotografi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Liguria.<\/strong> Fisco vorace, burocrazia lunga e parassita, nepotismo a vari livelli. Contrapposti a meritocrazia, classe dirigente e professionisti giovani, poche e veloci \u201cscartoffie\u201d burocratiche. Queste le esperienze lavorative di due imprenditori liguri rimasti nella propria terra e di altri due \u201cemigrati\u201d a Londra, messe a confronto in due \u201cinterviste doppie\u201d realizzate da Confartigianato Liguria e disponibili sul canale Youtube dell\u2019associazione di categoria. Si tratta di Sergio Panizza e Roberto Costa, ristoratori, e di Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, fotografi professionisti.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_456\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_456\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La prima coppia vede \u201ccontrapporsi\u201d uno dei due fratelli che gestiscono il ristorante di famiglia \u201cIl Genovese\u201d, Sergio Panizza, e il titolare della catena di ristoranti \u201cMaxel\u00e0\u201d, presenti sia nel capoluogo ligure e in altre citt\u00e0 d\u2019Italia, sia a Londra. \u201cBastano poche settimane, otto, per aprire un ristorante nella capitale britannica\u201d, racconta Costa, mentre occorrono 3-4 mesi a Genova solo per subentrare e, come sottolinea Panizza, \u201ccon un\u2019esperienza nel settore alle spalle: partendo da zero \u00e8 molto pi\u00f9 difficile\u201d.<\/p>\n<p>Soprattutto perch\u00e9 da considerare ci sono anche le difficolt\u00e0 di accesso al credito. Sotto il Big Ben la tempistica \u00e8 velocizzata da \u201cburocrazia snella e poca documentazione\u201d, come sottolinea Costa, a differenza delle scartoffie da gestire sotto la Lanterna: \u201cNon solo al momento dell\u2019apertura, ma anche nel corso dello svolgimento dell\u2019attivit\u00e0\u201d. Ma, nonostante tutto, Panizza si dice contento della propria scelta, cos\u00ec come Roberto Costa che, col sorriso, \u00e8 convinto di aver preso la decisione giusta.<\/p>\n<p>Situazioni simili anche per chi fa scatti alle Cinque Terre o ai piedi del Tower Bridge: Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, a confronto, mettono in risalto due ambienti molto diversi. Lo spezzino crede ancora nelle possibilit\u00e0 offerte dal  mercato italiano e nelle bellezze della nostra terra, soprattutto se a sfruttarle con la propria macchina fotografica \u00e8 una persona con grandi qualit\u00e0 e \u201cpelo sullo stomaco\u201d. Ma nonostante questo, il lavoro \u00e8 duro, con difficolt\u00e0 dovute soprattutto alla persistenza di un forte nepotismo e a un fisco voracissimo: su un utile lordo di quasi 15 mila euro, oltre 6.700 euro andranno in tasse, a cui si aggiungeranno anche i 3.300 euro di acconti Irpef non ancora versati. Insomma, \u201csi lavora per mille e si guadagna per dieci\u201d. <\/p>\n<p>Se questi sono i principali problemi per il fotografo spezzino, anche Simone Lezzi incontra ostacoli tutti i giorni, ma \u201cla pioggia viene prima di tutto\u201d. Per lui la possibilit\u00e0 pi\u00f9 grande offerta dal mercato londinese \u00e8 stata quella di mostrare un curriculum, per far valere la propria professionalit\u00e0 entrando in contatto con un ambiente giovane e vivace, basato sulla meritocrazia, che, a quanto pare, \u00e8 difficile da trovare nella sua Genova.<\/p>\n<p>Sulla base degli ultimi dati dell\u2019Ufficio commercio estero della Camera di Commercio di Genova, sono 331 le imprese liguri che operano con la Gran Bretagna, di cui 225 solo nel capoluogo. Secondo Ita, Italian trade agency dell\u2019Istituto commercio estero (Ice), il Regno Unito rappresenta per la Liguria la quarta destinazione del totale delle esportazioni regionali dopo Francia, Germania e Spagna. Ma mentre in questi Paesi, tra primo e terzo trimestre 2013, l\u2019export del made in Liguria \u00e8 diminuito, verso la Gran Bretagna \u00e8 invece aumentato del 27,6%, toccando quasi 144 milioni di euro. Nello stesso periodo Genova ha esportato per oltre 70 milioni verso il Regno Unito (+4,4%) e Savona per 56 milioni, registrando addirittura un aumento dell\u201983,3% in soli nove mesi.<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che riguarda il \u201cfood and fashion\u201d, il Regno Unito \u00e8 il quinto Paese di esportazione del tessile ligure: nei primi nove mesi del 2013 l\u2019export di questo settore ha superato i 4 milioni di euro (+1,6%). Cala invece il commercio estero dell\u2019alimentare ligure verso la Gran Bretagna: -1,8%, ma la Gran Bretagna resta comunque la terza principale destinazione della Liguria con oltre 8 milioni di prodotti alimentari esportati nei primi tre trimestri del 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liguria. Fisco vorace, burocrazia lunga e parassita, nepotismo a vari livelli. Contrapposti a meritocrazia, classe dirigente e professionisti giovani, poche e veloci \u201cscartoffie\u201d burocratiche. 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