{"id":255900,"date":"2014-01-07T18:43:45","date_gmt":"2014-01-07T17:43:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=255900"},"modified":"2014-01-07T18:53:18","modified_gmt":"2014-01-07T17:53:18","slug":"nassiriya-racconto-carabiniere-marito-padre-ecco-il-libro-del-militare-marco-pinna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2014\/01\/nassiriya-racconto-carabiniere-marito-padre-ecco-il-libro-del-militare-marco-pinna\/","title":{"rendered":"\u201cNassiriya, racconto di un carabiniere, marito e padre&#8221;, ecco il libro del militare Marco Pinna"},"content":{"rendered":"<p><strong>Calice L.<\/strong> Sabato prossimo, 11 gennaio, alle ore 17:30, nella Sala consiliare del Comune di Calice Ligure, si terr\u00e0 la presentazione del libro intitolato \u201cNassiriya, racconto di un carabiniere, marito e padre (dieci anni dopo)\u201d. E\u2019 stato scritto da Marco Pinna, gi\u00e0 appuntato del Nucleo radiomobile di Savona, partito volontario, come molti suoi colleghi, per la missione di pace in Irak, nell\u2019estate del 2003. Il volume (78 pagine, 40 foto tutte scattate dall\u2019autore) \u00e8 stato curato dal giornalista Pier Paolo Cervone che ha scritto anche la prefazione.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_830\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_830\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il racconto di Pinna, nato a Lanusei (Nuoro), 44 anni, residente a Finale Ligure e da oltre un anno trasferitosi nella vicina Calice, si dipana tra il 1\u00b0 luglio e il 12 novembre 2003, ovvero dall\u2019arrivo a Vicenza per un periodo di esercitazione-amalgama, che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 mai stato, e il giorno del tragico attentato davanti alla base italiana ospitata nei locali dell\u2019ex Camera di commercio della citt\u00e0 irachena diventata tragicamente famosa. Morirono 12 carabinieri, 4 soldati dell\u2019esercito e due civili, oltre a nove iracheni. In tutto 27 persone. Una strage. I feriti furono 20: 15 carabinieri, quattro soldati e un civile. Tra le vittime il maresciallo capo Daniele Ghione, 30 anni, nato e residente a Finale, di stanza a Gorizia con il battaglione \u201cFriuli\u201d, figlio di Sergio, gi\u00e0 appuntato dell\u2019Arma in servizio a Finale, e di Oriella. <\/p>\n<p>E\u2019 un libro denuncia. Marco Pinna rivede quel triste periodo nei minimi particolari: l\u2019angoscia, il costante pensiero della moglie e dei figli lasciati a casa, l\u2019incredulit\u00e0 di fronte a certi ordini che arrivavano dall\u2019alto, i primi giorni di un addestramento in realt\u00e0 mai effettuato, l\u2019arrivo in Iraq, le prime missioni, i bambini incontrati nel deserto sempre alla ricerca di acqua. E poi il nitido ricordo di quel maledetto 12 novembre 2003: i colpi di arma da fuoco, l\u2019esplosione, il fumo, la polvere. E\u2019 uno dei primi a soccorrere i colleghi feriti, si prodiga e in tutto quel bailamme non si accorge neppure di essere rimasto ferito pure lui, alla gamba destra. Quindi il rientro in Italia, il ricovero all\u2019ospedale militare del Celio, la visita del Presidente Azeglio Ciampi, i funerali di Stato. E quelle parole che sentiva sempre ripetere: eroi i caduti di Nassiriya, eroi i feriti. Quanti politici, quanti generali si sono fatti belli davanti alla nazione pronunciando quella parola che riempiva la bocca. A dieci anni di stanza Marco Pinna \u00e8 ancora in attesa di ricevere l\u2019avanzamento di grado, nonostante la legge lo preveda. E non gli hanno neppure riconosciuto il privilegio di fregiarsi del distintivo d\u2019onore di ferito in servizio. Per avere la medaglia d\u2019oro di vittime del terrorismo, i reduci hanno presentare personalmente una domanda. Almeno quella \u00e8 arrivata, ma a gentile richiesta. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Calice L. 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