{"id":25379,"date":"2008-05-19T12:58:22","date_gmt":"2008-05-19T10:58:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/05\/19\/il-mondo-enologico-ligure-fra-vinitaly-e-la-rassegna-della-granaccia-e-rossi-di-liguria\/"},"modified":"2008-05-19T12:59:32","modified_gmt":"2008-05-19T10:59:32","slug":"il-mondo-enologico-ligure-fra-vinitaly-e-la-rassegna-della-granaccia-e-rossi-di-liguria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/05\/il-mondo-enologico-ligure-fra-vinitaly-e-la-rassegna-della-granaccia-e-rossi-di-liguria\/","title":{"rendered":"Il mondo enologico ligure fra Vinitaly e la rassegna della Granaccia e Rossi di Liguria"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019anno scorso avevo azzardato un confronto fra il Vinitaly e il Salone Agroalimentare ligure e mi ero permesso alcuni consigli per migliorare la nostra manifestazione. Presumibilmente pochi produttori leggono Il Golosastro, in fondo non sono mica Massobrio. Non ho citato a caso uno dei pi\u00f9 conosciuti e apprezzati critici enogastronomici e fondatore del Club Papillon: infatti quest\u2019anno ho intenzione di parlare del Vinitaly e della manifestazione La Granaccia e i Rossi di Liguria.<br>\nCosa dire riguardo al Vinitaly? Manifestazione come al solito affollata sia di pubblico che di aziende; sempre pi\u00f9 realt\u00e0 estere che si affacciano sul mercato e un proliferare dei cosiddetti \u201cfashion wine\u201d: prodotti costruiti per serate \u201cin\u201d, per gente \u201cvip\u201d in contesti \u201ccool\u201d. Poi li assaggi e ti rendi conto che in mezzo a tutto questo ragionare sulla presentazione, si sono scordati di metterci un vino decente dentro.<br>\nPer quel che riguarda la nostra Regione, ahim\u00e8 devo registrare il solito passo indietro rispetto alle altre realt\u00e0: il solito stand che, volendo rispettare una specie di par condicio fra i produttori, si ostina ad esporre una serie di bottiglie rosse e bianche, di un materiale indefinito che parrebbe plastica. Cos\u00ec non si fa torto a nessuno ma l\u2019immagine risulta quantomeno vecchia; giusto essere belli dentro, ma anche fuori in una manifestazione cos\u00ec male non farebbe.<br>\nLe bellissime foto dell\u2019Agenzia in Liguria sicuramente fanno comprendere quanto bella sia la nostra terra, ma non dobbiamo scordarci che la Borsa Internazionale del Turismo c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stata (ed \u00e8 proprio da tale fiera che arrivano le suddette foto) e che, quando si \u00e8 al Vinitaly, dare rilievo ai vini non sembra essere l\u2019idea peggiore. Insomma, s\u00ec presentare il territorio della nostra Regione, ma cerchiamo il prossimo anno di valorizzare anche visivamente i vini (e soprattutto facciamo delle brochure informative!).<br>\nE ora passiamo alla manifestazione con oggetto la nostra Granaccia, vino derivante dall\u2019omonimo vitigno, chiamato anche Alicante (in Sardegna come clone si chiama Cannonau). Un vitigno molto coltivato in tutta Europa col nome Grenache (vi ricordate il mio articolo sulla Spagna enologica?). A fronte di una discreta promozione multimediale, \u00e8 risultato difficoltoso raggiungere la bellissima Villa Maria (se non avessi saputo dov\u2019era\u2026 la mancanza di indicazioni mi avrebbe fatto perdere sui monti). Un prezzo di ingresso ragionevole e inizia la degustazione fra i rossi liguri, il banchetto delle Doc liguri, quello dei vini da tavola e, al piano di sopra, la Granaccia e i vari Ciliegiolo in purezza o con tagli di altri vitigni, Sangiovese e Merlot compresi. Insomma una realistica \u201cfotografia\u201d dello stato dell\u2019arte dell\u2019enologia ligure.<br>\nRisultato? Non ci siamo e non sapete quanto mi dispiaccia; tanti, troppi vini con difetti che denunciano un\u2019errata vinificazione; odore di fecce, zolfo, difetti che non si possono pi\u00f9 accettare. Ben inteso: i soliti bravi c\u2019erano, i produttori che sanno lavorare erano presenti, ma veramente troppi erano i vini insufficienti. Finito il giro, ancora con un mezzo bicchiere di vino in mano mi sono fatto preparare un piattino con due fette di salame, due di formaggio e una di prosciutto crudo (il crudo\u2026 nostra specialit\u00e0?). Un piccolo assaggio dei nostri prodotti. Ringrazio la signora e faccio per andarmene quando mi ferma e mi dice: \u201csono 3 euro\u201d. Non essendo scritto da nessuna parte e pensando che il prezzo di ingresso avrebbe coperto questo unico assaggio mi scuso e pago la gabella. Gli allestimenti erano dignitosi ma a carattere \u201cvolontaristico\u201d, e chiunque sa che una manifestazione cos\u00ec ha un ben preciso intento di promozione economica del lavoro di tanti produttori. Quindi\u2026<br>\nE poi\u2026 i biglietti da visita, le brochure, i fogli di spiegazione dei vini: perch\u00e9 non ci sono mai? Se mi piace un vino devo mettermi in tasca una bottiglia come promemoria tipo una nota pubblicit\u00e0 di un vino sicuramente commerciale? Dopo questo breve reportage termino con una preghiera, un\u2019esortazione a chi organizza tali eventi, a chi produce il vino, a chi dirige gli enti pubblici e privati impegnati nel comparto enogastronomico (che, ricordo, \u00e8 una componente fondamentale del comparto turistico). Leggete e fate tesoro dei commenti lasciati dal pubblico nel libro dei commenti, sforzatevi di capire che bisogna cambiare, migliorarsi per non rimanere isolati dentro un mondo che magari piace a noi (come il rosato che anni fa da noi era rosso mischiato con bianco), ma che ci far\u00e0 perdere sempre pi\u00f9 il turismo di nicchia tanto agognato dai vari Enti pubblici, Associazioni di categoria e per i quali la Regione sta spendendo parecchi milioni di euro. Se non partiamo da questi problemi legati ad una vecchia mentalit\u00e0 di produzione e di promozione, gli STL, le varie Agenzie, le Strade tematiche, le enoteche regionali e tutti i soldini che stanno investendo non ci salveranno da un triste futuro. E sempre pi\u00f9 difficile sar\u00e0 trovare un buon bicchiere di vino per dimenticare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019anno scorso avevo azzardato un confronto fra il Vinitaly e il Salone Agroalimentare ligure e mi ero permesso alcuni consigli per migliorare la nostra manifestazione. Presumibilmente pochi produttori leggono Il Golosastro, in fondo non sono mica Massobrio. 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