{"id":247097,"date":"2013-08-02T15:14:59","date_gmt":"2013-08-02T13:14:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=247097"},"modified":"2018-10-27T11:16:45","modified_gmt":"2018-10-27T09:16:45","slug":"nemo-2-alcuni-reperti-custoditi-per-qualche-ora-a-savona-sarebbe-bello-finissero-al-museo-di-albenga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/08\/nemo-2-alcuni-reperti-custoditi-per-qualche-ora-a-savona-sarebbe-bello-finissero-al-museo-di-albenga\/","title":{"rendered":"&#8220;Nemo 2&#8221;, alcuni reperti custoditi per qualche ora a Savona: &#8220;Sarebbe bello finissero al museo di Albenga&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Un\u2019anfora, il gladio e lo scandaglio. Per qualche ora, questa mattina, questi preziosissimi reperti archeologici, tre di quelli recuperati grazie all\u2019operazione \u201cNemo II\u201d, sono rimasti custoditi dentro un\u2019ufficio del palazzo di Giustizia di Savona. Una presenza insolita per chi accanto alla scrivania \u00e8 abituato a vedere soprattutto faldoni pieni di fascicoli e documenti. A mostrare gli oggetti, senza nascondere un pizzico di emozione, \u00e8 il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi che ci tiene a sottolineare \u201cl\u2019encomiabile lavoro\u201d svolto dai carabinieri e dalla polizia giudiziaria.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_689\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_689\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cIn questo caso, oltre all\u2019importanza dell\u2019attivit\u00e0 investigativa che ha portato ad arresti e denunce, \u00e8 bene puntare l\u2019attenzione sull\u2019importante opera di recupero di un patrimonio di grande valore e che deve essere di tutti. Grazie al lavoro dei carabinieri questi reperti da oggi non saranno pi\u00f9 di pochi\u201d commenta il gip Giorgi che lancia anche un\u2019idea sulla possibile destinazione finale delle anfore recuperate nell\u2019operazione \u201cNemo II\u201d: \u201cSarebbe bello allestire una sezione del museo di Albenga per ospitare questi oggetti\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019anfora, il gladio e lo scandaglio (strumento che veniva utilizzato per calcolare la profondit\u00e0) sono solo alcuni degli oggetti recuperati dai carabinieri subacquei del Nucleo tutela patrimonio culturale di Genova in collaborazione con i colleghi alassini dopo le perquisizioni domiciliari di marted\u00ec scorso. Dalla abitazioni degli indagati sono saltati fuori molti reperti: si va dalle anfore romane Dressel I del I secolo avanti Cristo ad una collezione di ciotole e vasi di varie epoche e dimensioni. La prima tranche dell\u2019indagine, scattata nell\u2019estate 2012, aveva gi\u00e0 portato all\u2019arresto di un \u201ccorallaro\u201d professionista e a sette denunce a cui ora se ne sono aggiunte altre undici: subacquei esperti, ma anche professionisti o manager pubblici come Beppe Enrico, dirigente del settore ecologia del Comune di Imperia.<\/p>\n<p>Sul fronte delle indagini intanto gli accertamenti continuano: gli inquirenti stanno lavorando sul materiale sequestro e nei prossimi giorni poi inizieranno gli interrogatori dei \u201ccorallari\u201d, ovvero i sub indagati che secondo la Procura avrebbero trafugato le anfore dal relitto di una nave romana oneraria affondata nello specchio acqueo antistante Albenga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Un\u2019anfora, il gladio e lo scandaglio. 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