{"id":237824,"date":"2013-03-30T14:01:57","date_gmt":"2013-03-30T13:01:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=237824"},"modified":"2013-03-30T14:01:57","modified_gmt":"2013-03-30T13:01:57","slug":"crisi-crolla-la-spesa-degli-italiani-per-abbigliamento-e-calzature","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/03\/crisi-crolla-la-spesa-degli-italiani-per-abbigliamento-e-calzature\/","title":{"rendered":"Crisi, crolla la spesa degli italiani per abbigliamento e calzature"},"content":{"rendered":"<p>Le famiglie italiane nel 2013 spenderanno 3 miliardi di euro in meno per l\u2019acquisto di vestiti e calzature, rispetto all\u2019anno scorso. La riduzione stimata, pari al 5%, si va ad aggiungere al dato negativo del 2012 (-10,2% pari a -6,8 miliardi), per raggiungere quasi 10 miliardi.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_406\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_406\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Secondo le rilevazioni della Federazione italiana del settore moda di Confesercenti (Fismo) la quota delle famiglie dedicata al vestiario in 20 anni \u00e8 stata dimezzata, passando dal 13,6% del pil nel 1992 al 7,1% del 2012.<\/p>\n<p>A gennaio, ricorda l\u2019associazione, nonostante i saldi invernali \u00e8 stata registrata una riduzione del 4,5% rispetto allo stesso mese dell\u2019anno precedente. Un calo consistente e prolungato, che \u201cmette a rischio la storica rete italiana di negozi di abbigliamento tradizionali\u201d. Per il settore da 66,5 miliardi (54,5 miliardi abbigliamento e 12 miliardi calzature e accessori) rischia di non sopravvivere ad una \u201cemorragia gravissima\u201d.<\/p>\n<p>In parte, secondo Fismo, il processo di revisione della spesa destinata all\u2019abbigliamento \u201c\u00e8 dovuto senz\u2019altro a motivi culturali: il concetto stesso di status symbol, che una volta includeva spesso e volentieri particolari capi di vestiario, anche importanti, sembra ormai essersi spostato in verso i prodotti tecnologici\u201d. Tanto che la revisione della spesa da parte delle famiglie \u00e8 iniziata ben prima della crisi, anche se a ritmi pi\u00f9 contenuti: tra il 2000 e il 2011 si sono persi \u201csolo\u201d 6 miliardi di euro. Una tendenza che per\u00f2 si \u00e8 aggravata nel periodo di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo la stima di Fismo nel 2013 potrebbero chiudere 21.000 negozi nel settore dell\u2019abbigliamento. Nel primo bimestre dell\u2019anno si sono abbassate 3.482 saracinesche del tessile e dell\u2019abbigliamento. Tra nuove aperture e chiusure il saldo negativo \u00e8 di 2.767 unit\u00e0, un numero destinato a lievitare nel trimestre a quota 4.150 attivit\u00e0. Se il trend si dovesse confermare il saldo negativo, a fine anno, arriver\u00e0 a 16.684 esercizi. La causa principale, secondo la federazione, \u201c\u00e8 chiaramente la riduzione della spesa degli italiani; ma sulle imprese pesano anche la pressione fiscale molto alta e il caro-affitti\u201d.<\/p>\n<p>Ad incidere, inoltre, \u00e8 anche \u201cl\u2019eccesso di concorrenza: da un lato, dell\u2019industria della contraffazione moda, che fa perdere al settore 12 miliardi l\u2019anno; dall\u2019altro, quella dei siti di \u2018saldi privati\u2019 online e dei factory outlet, che sostanzialmente praticano promozioni per tutto la durata dell\u2019anno\u201d. L\u2019insieme di questi fattori \u201csta erodendo, grazie alla concorrenzialit\u00e0 del principio anti-economico del \u2018sotto-costo\u2019, quote ai restanti canali di distribuzione\u201d, osserva Fismo. Nel 2012 attraverso l\u2019e-commerce e i factory outlet, combinati, \u00e8 passata una spesa di 1,6 miliardi.<\/p>\n<p>La crisi, secondo le rilevazioni della Fismo, colpisce tutta l\u2019Italia. E nemmeno le tre capitali della moda italiane, Milano, Firenze e Roma, sfuggono alla desertificazione. Entro la fine dell\u2019anno, nel comune di Milano 342 negozi di abbigliamento chiuderanno senza essere sostituiti. A Firenze il saldo sar\u00e0 negativo per 132 unit\u00e0. Ma la perdita pi\u00f9 grave si registrer\u00e0 nel territorio di Roma capitale, dove spariranno 750 negozi di moda: pi\u00f9 di due al giorno. In totale, nelle tre citt\u00e0, il saldo complessivo sar\u00e0 in rosso di 1224 imprese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le famiglie italiane nel 2013 spenderanno 3 miliardi di euro in meno per l\u2019acquisto di vestiti e calzature, rispetto all\u2019anno scorso. La riduzione stimata, pari al 5%, si va ad aggiungere al dato negativo del 2012 (-10,2% pari a -6,8 miliardi), per raggiungere quasi 10 miliardi. 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