{"id":236501,"date":"2013-03-12T16:16:18","date_gmt":"2013-03-12T15:16:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=236501"},"modified":"2013-03-13T08:10:38","modified_gmt":"2013-03-13T07:10:38","slug":"niente-assoluzione-pre-dibattimentale-per-i-furbetti-dellasl-aperto-il-processo-prossima-udienza-il-16-maggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/03\/niente-assoluzione-pre-dibattimentale-per-i-furbetti-dellasl-aperto-il-processo-prossima-udienza-il-16-maggio\/","title":{"rendered":"Niente assoluzione pre-dibattimentale per i &#8220;furbetti&#8221; dell&#8217;Asl, aperto il processo: prossima udienza il 16 maggio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. E\u2019 stata una battaglia, combattuta sul filo di cavilli procedurali, ma che non ha portato ad una chiusura anticipata del processo come speravano i legali della difesa. Il processo contro i \u201cfurbetti della Asl\u201d, i 31 dipendenti dell\u2019ospedale San Paolo (fra medici, infermieri e operatori socio sanitari accusati di sostituzione di persona) coinvolti nell\u2019inchiesta della Procura di Savona sull\u2019uso disinvolto dei badge per entrare ed uscire dal posto di lavoro, infatti non \u00e8 chiuso, ma andr\u00e0 avanti. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_115\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_115\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">I difensori degli imputati, avendo presentato una sentenza della Cassazione (per la precisione la 48662 del 2012), speravano di poter ottenere un\u2019assoluzione pre-dibattimentale per i loro assistiti: secondo il pronunciamento della Corte infatti chi effettua una doppia vidimazione, marcando oltre che la propria scheda quella magnetica anche quella di un altro, \u201cagisce, in definitiva, come una longa manus di quest\u2019ultimo\u201d. La difesa ha quindi chiesto al giudice di accogliere questa tesi e, di conseguenza, di non aprire nemmeno il dibattimento. Una richiesta che ha trovato la decisa opposizione del pubblico ministero Chiara Maria Paolucci.<\/p>\n<p>Alla fine il giudice ha accolto l\u2019eccezione del pm ed ha dichiarato aperto il dibattimento fissando la prossima udienza al 16 maggio. In quell\u2019udienza saranno sentiti i primi testimoni dell\u2019accusa e, sulla base delle loro deposizioni, si potr\u00e0 capire che direzione prender\u00e0 il processo. I difensori restano infatti convinti che, visto il reato contestato e visto il pronunciamento della Cassazione, i loro assistiti vadano prosciolti perch\u00e9 il fatto non sussiste. <\/p>\n<p>Per la Cassazione il comportamento del dipendente che timbra al posto del collega potrebbe portare un danno alla pubblica amministrazione nel caso in cui il secondo poi non si presenti al lavoro. Una circostanza che potrebbe far scattare per i dipendenti l\u2019accusa in concorso di truffa, ma che, secondo la Cassazione non ha i presupposti per contestare la sostituzione di persona (visto che in nessun momento il collega che timbra al posto dell\u2019altro si attribuisce i dati identificativi o si presenta all\u2019esterno come il secondo).<\/p>\n<p>Il procedimento contro alcuni dipendenti Asl era stato aperto nel febbraio del 2010: nel mirino della Procura era finito l\u2019utilizzo dei badge per timbrare l\u2019entrata e l\u2019uscita dall\u2019ospedale San Paolo di Savona (capitava infatti che un collega timbrasse al posto di un altro). Inizialmente tra le ipotesi di reato c\u2019era anche la truffa, ma poi l\u2019accusa a carico dei lavoratori dell\u2019ospedale era stata ridimensionata: in piedi era rimasta solo quella di sostituzione di persona.<\/p>\n<p>Era infatti stato appurato che, pur usando irregolarmente il tesserino, gli indagati non si erano assentati dal luogo di lavoro. Insomma la tesi che voleva un collega a posteggiare l\u2019auto mentre l\u2019altro stava timbrando l\u2019entrata per tutti e due, o viceversa, ma nessun lavoratore solo \u201cvirtualmente\u201d al lavoro, \u00e8 sembrata la pi\u00f9 corretta. Un comportamento comunque non regolare, ma non cos\u00ec grave da tradursi nel reato di truffa, ma piuttosto in sostituzione di persona. Reato per il quale gli indagati erano stati colpiti da un decreto penale di condanna al pagamento di una multa di tremilasettecentocinquanta (il corrispondente di 15 giorni di reclusione), al quale avevano presentato opposizione.<\/p>\n<p>Di conseguenza, cos\u00ec come vuole la procedura, il caso era finito davanti al giudice monocratico che ora dovr\u00e0 decidere se la recente sentenza della Cassazione potr\u00e0 far cadere anche questa accusa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. E\u2019 stata una battaglia, combattuta sul filo di cavilli procedurali, ma che non ha portato ad una chiusura anticipata del processo come speravano i legali della difesa. 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