{"id":234245,"date":"2013-02-08T13:54:04","date_gmt":"2013-02-08T12:54:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=234245"},"modified":"2013-02-08T13:54:04","modified_gmt":"2013-02-08T12:54:04","slug":"unantropologa-pietrese-in-cambogia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/02\/unantropologa-pietrese-in-cambogia\/","title":{"rendered":"Un&#8217;antropologa pietrese in Cambogia"},"content":{"rendered":"<p>Sono una trentenne pietrese. Ho cambiato diverse citt\u00e0 tra studi, lavori e volontariato. Da settembre e per un anno vivo e lavoro a Siem Reap, Cambogia. Dopo la pausa natalizia e l\u2019invasione di una spedizione italiana di amici qui a Siem Reap sono tornata alla mia quotidianit\u00e0 cambogiana fatta di lavoro, cene con le amiche anglofone e maratone solitarie di telefilm rilassanti nei momenti di stanchezza.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_563\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_563\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Con l\u2019arrivo degli amici italiani, volontari dell\u2019organizzazione per la quale lavoro, mi sono resa conto delle varie anime che costituiscono questa strana citt\u00e0 cambogiana. Da una parte ci sono i turisti, quelli che stanno poco, che vedono Pub Street e i templi, quelli che cercano il ristorante che ricorda casa loro, che assaggiano i piatti cambogiani un po\u2019 rivisitati per renderli pi\u00f9 appetitosi ai gusti dei \u201cbarang\u201d. Questa \u00e8 la Siem Reap nuova, costruita appositamente per questo, quella che non piace a molti visitatori in cerca del \u201cmito del buon selvaggio\u201d, come si dice tra noi antropologi, ovvero della Cambogia \u201cma quella vera!\u201d, quella che ci piace immaginare dai libri, insomma quella dove i viaggiatori \u201cresponsabili\u201d non vogliono mettere piede. Questo pezzo di citt\u00e0 non \u00e8 piaciuto nemmeno a me nei primi giorni in cui ci sono arrivata, un po\u2019 delusa da non avere lo shock culturale che d\u00e0 adrenalina, emozioni forti e incuriosisce tanto.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la Siem Reap dei Cambogiani, quella impolverata, quella che puzza di Duran, un frutto enorme e nauseabondo, quella dei commercianti che non ti guardano, non ti salutano e non provano a parlare con te, nemmeno se sei un western portatore non troppo sano di dollari. \u00c8 la Cambogia delle bancarelle per strada dove non provano a fregarti sul prezzo, dove ti guardano un po\u2019 strano perch\u00e9 non se ne vedono di western l\u00ec, dove il passante che parla inglese ti viene in soccorso e ti fa da interprete, dove si cambiano le ruote dei motorini, dove la pioggia fa voragini nelle strade, dove fa molto \u201cprogresso\u201d sparare la musica a palla con altoparlanti alti pi\u00f9 di un cambogiano medio, dove le bettoline si trasformano in coloratissimi luoghi di ricevimento per matrimoni, funerali e celebrazioni varie,\u00a0dove per far festa accendono quattro o cinque di quegli stessi altoparlanti alle 5.30 del mattino, cos\u00ec poi quando si muore di caldo si pu\u00f2 smettere.<\/p>\n<p>E infine c\u2019\u00e8 la Siem Reap degli Expats (gli stranieri che ci vivono) e dei volontari che stanno qui qualche mese e che in un modo o nell\u2019altro fanno di questa citt\u00e0 la loro casa. Si rimane sempre un po\u2019 precari, tutti, anche chi sposa un\/a Cambogiano\/a. Io faccio parte di questo gruppo e mi sono accorta di cosa ci\u00f2 voglia dire in questo mese, in cui ne sono rimasta fuori. Ho scoperto che \u00e8 bello fare parte di questo mondo perch\u00e9 \u00e8 sempre tutto in evoluzione, tutto in cambiamento, tutto da inventare, come una palla del biliardo che va avanti e indietro sbattendo un po\u2019 di qui e un po\u2019 di l\u00e0. Noi sbattiamo un po\u2019 nella parte turistica e un po\u2019 nella parte cambogiana. Viviamo fuori dal centro ma in case wester o westernizzate, mangiamo un po\u2019 ovunque, ci stufiamo del cibo cambogiano, poi riscopriamo la bettolina che serve solo riso e pollo, intervalliamo hamburger, hamok, pizza e lok lak. Frequentiamo Expats come noi, ma ci piace incontrare turisti che fanno giri strani, che ci raccontano la loro storia, non chiediamo nemmeno pi\u00f9 l\u2019indirizzo mail perch\u00e9 tanto sappiamo che sar\u00e0 l\u2019incontro di un giorno, di una sera, di un viaggio in pullman, piacevole ma effimero, prendiamo una storia, regaliamo la nostra e continuiamo a girare.<\/p>\n<p>Poi organizziamo feste, frequentiamo ragazzi cambogiani pi\u00f9 o meno westernizzati, ci stupiamo quando non riusciamo a comunicare. Eppoi ci creiamo il nostro mondo di svaghi. C\u2019\u00e8 chi organizza il Prome, il ballo come quelli che si vedono nei film, cos\u00ec, per creare un\u2019occasione dove indossare un bel vestito, le scarpe coi tacchi e incontrare persone diverse. Oppure si fanno incontri di poesia, dove i suoni nasali del Khmer si mescolano e incontrano i diversi accenti inglesi. Si partecipa a quiz, cineforum casalinghi, a mostre di artisti pi\u00f9 o meno carismatici. Ci si incontra in piscina, alla boulangerie stile francese ma gestita da un tedesco, o forse \u00e8 americano, chi lo sa? chi se lo ricorda pi\u00f9 da dove si viene? Al cameriere si parla una lingua ibrida che suona un po\u2019 come \u201cSom moi caf\u00e9 and Chocolatine\u201d, per ordinare gentilmente un caff\u00e9 e quello che in Francia \u00e8 un pan au chocolat.<\/p>\n<p>Insomma, Siem Reap secondo me \u00e8 paragonabile a un adolescente, difficile da capire, ha i brufoli e il vocione, si sente grande ma \u00e8 fragilino, fa vedere un lato alla volta del suo carattere e per questo destabilizza. Spara a palla i gruppi americani pi\u00f9 in voga nelle vie del centro, ma toglie la corrente per giorni interi, ovunque ma non nei grandi hotel, fa pagare 20 dollari per i templi e\u00a012 centesimi una baguette, ti disturba coccolando i turisti e ti spiazza per la sua \u201cautenticit\u00e0\u201d cambogiana, ti affascina nelle chiazze di arancione dei monaci e ti annoia con le loro litanie, ti fa arrabbiare per i venditori ambulanti cacciati dal centro turistico e ti stupisce perch\u00e9 ti fa sentire a casa.<\/p>\n<p>Insomma \u00e8 una citt\u00e0 da vivere, da conoscere piano piano, senza scartare a priori quello che di volta in volta offre, avendo la pazienza di lasciare che conceda anche i suoi lati pi\u00f9 nascosti, senza condannarla o esaltarla al primo approccio, lasciando che trovi il suo posto in questo mondo che cambia, cos\u00ec come si fa con un tredicenne, che lo si vorrebbe mantenere bambino ma che bisogna lasciare arrivare all\u2019et\u00e0 adulta, accompagnandolo da distante nei suoi sbagli, nelle sue cattive compagnie, nelle sue scoperte e nelle sfide che si trova ad affrontare. Questa \u00e8 la mia Siem Reap, nella bellezza delle scoperte e nella fatica della\u00a0quotidianit\u00e0. Questa \u00e8 la citt\u00e0 che si vede quando si vive a met\u00e0 tra due mondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Nicoletta Pamparato<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono una trentenne pietrese. Ho cambiato diverse citt\u00e0 tra studi, lavori e volontariato. Da settembre e per un anno vivo e lavoro a Siem Reap, Cambogia. 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