{"id":234198,"date":"2013-02-07T16:51:56","date_gmt":"2013-02-07T15:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=234198"},"modified":"2013-02-08T10:28:18","modified_gmt":"2013-02-08T09:28:18","slug":"paziente-deceduta-dopo-laparoscopia-per-i-periti-i-medici-sono-responsabili-per-omessa-diagnosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/02\/paziente-deceduta-dopo-laparoscopia-per-i-periti-i-medici-sono-responsabili-per-omessa-diagnosi\/","title":{"rendered":"Paziente deceduta dopo laparoscopia: per i periti i medici sono responsabili per &#8220;omessa diagnosi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Caso di una paziente che mor\u00ec dopo un intervento per l\u2019asportazione di un\u2019ernia iatale in laparoscopia: il procedimento \u00e8 proseguito questa mattina con la discussione in tribunale dell\u2019incidente probatorio. La vicenda coinvolge il dottor Andrea Piccardo, ex primario di chirugia di Cairo, e alcuni medici della sua equipe (Carlo Terzulli, Roberto Paladino e Francesco Givo) per cui l\u2019ipotesi di reato \u00e8 omicidio colposo. Secondo le conclusioni alle quali sono arrivati i periti, i dottori Ferdinando Massaglia e Roberto Testi, nell\u2019operato dei medici ci sarebbe una responsabilit\u00e0 per \u201comessa diagnosi\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_322\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_322\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La paziente, Anna Maria Franzone, una sessantanovenne genovese, era deceduta a distanza di due mesi dall\u2019intervento per un\u2019infezione. Una complicazione che sarebbe sorta nella fase post operatoria, ma della quale i medici non si sarebbero accorti. Secondo la relazione peritale infatti, pur essendoci dei sintomi che indicavano la presenza dell\u2019infezione, non vennero fatti gli adeguati approfondimenti diagnostici grazie ai quali la patologia poteva essere curata. Visto l\u2019esito dell\u2019incidente probatorio, discusso davanti al giudice Donatella Aschero, il pm Chiara Maria Paolucci, titolare dell\u2019indagine, dovr\u00f2 valutare le posizioni dei medici che, in momenti diversi, hanno seguito la paziente nella fase operatoria e post intervento.<\/p>\n<p>I fatti risalgono a pi\u00f9 di due anni fa: la paziente era stata operata, con tecnica laparoscopica, il 21 settembre del 2010 a Savona. Nonostante l\u2019intervento fosse stato giudicato riuscito, la signora \u2013 come raccontano i famigliari \u2013 aveva iniziato ad accusare una serie di disturbi tanto che faticava a nutrirsi ed era rimasta ricoverata in terapia intensiva per molti giorni. Il 10 ottobre anche se le sue condizioni non erano ancora migliorate Anna Maria Franzone era stata trasferita dal nosocomio savonese a quello cairese dove avrebbe dovuto affrontare un percorso riabilitativo. Qui la signora era rimasta ricoverata per sette giorni per poi essere dimessa e rimandata a casa. <\/p>\n<p>Vedendo che le condizioni della madre continuavano a peggiorare i figli avevano deciso di accompagnarla, il 4 novembre del 2010, all\u2019ospedale di Villa Scassi a Sampierdarena dove la signora purtroppo era deceduta il giorno dopo. I medici del nosocomio genovese, volendo vedere chiaro sulla morte della donna, avevano cos\u00ec disposto l\u2019autopsia. Dall\u2019esame autoptico era emerso che la signora Franzone era stata stroncata da una terribile infezione mediastinica insorta \u2013 questa l\u2019ipotesi accusatoria \u2013 proprio in seguito all\u2019intervento eseguito dal dottor Piccardo. Di l\u00ec l\u2019apertura dell\u2019inchiesta ed una prima perizia medica che sembra aver confermato questa tesi, poi il trasferimento del fascicolo a Savona. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Caso di una paziente che mor\u00ec dopo un intervento per l\u2019asportazione di un\u2019ernia iatale in laparoscopia: il procedimento \u00e8 proseguito questa mattina con la discussione in tribunale dell\u2019incidente probatorio. 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