{"id":232646,"date":"2013-01-10T14:37:23","date_gmt":"2013-01-10T13:37:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=232646"},"modified":"2013-01-10T19:10:10","modified_gmt":"2013-01-10T18:10:10","slug":"costa-concordia-greenpeace-occasione-persa-per-la-difesa-del-santuario-dei-cetacei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2013\/01\/costa-concordia-greenpeace-occasione-persa-per-la-difesa-del-santuario-dei-cetacei\/","title":{"rendered":"Costa Concordia, Greenpeace: &#8220;Occasione persa per la difesa del Santuario dei Cetacei&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Liguria.<\/strong> A un anno dal naufragio della Costa Concordia \u00e8 ora di trarre una lezione da quanto \u00e8 accaduto. Un incidente di questo tipo era prevedibile e Greenpeace non \u00e8 stata certo l\u2019unica a lanciare un allarme sull\u2019affollamento delle rotte marittime in un\u2019area teoricamente protetta come quella del Santuario dei Cetacei, che comprende il mare a nord della Sardegna e tutt\u2019intorno alla Corsica fino alle coste di Toscana e Liguria fino quasi a Tolone, in Francia.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_234\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_234\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cIl Santuario doveva essere l\u2019occasione, purtroppo mancata, per garantire regole e innovazione anche per i trasporti marittimi\u201d commenta Alessandro Giann\u00ec, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. \u201cC\u2019\u00e8 stato bisogno invece di questo disastro per avere le prime regole sui trasporti marittimi nel Santuario: il famoso decreto \u201canti inchini\u201d che tra l\u2019altro prescrive norme per evitare la dispersione in mare di carichi pericolosi\u201d.<\/p>\n<p>Il decreto \u00e8 servito a ben poco: il primo giugno 2012 un cargo turco, la Mersa2, si \u00e8 arenato di fronte all\u2019Isola d\u2019Elba. A dicembre 2012, poi, un traghetto della Grimaldi ha perso al largo di Palermo (dopo aver attraversato il Santuario dei Cetacei), una decina di tir e semirimorchi. Greenpeace ha subito chiesto lumi sulle conseguenze ambientali al Ministero dell\u2019Ambiente e del Mare, ma dopo oltre un mese non ha ricevuto alcuna risposta.<\/p>\n<p>Insomma, un\u2019altra Costa Concordia \u00e8 possibile. \u201cLa popolazione del Giglio, e tutti gli amanti di questo splendido mare, attendono la rimozione del relitto, che continua a essere rinviata. Le operazioni di recupero del carburante sono state fortunatamente condotte a termine senza incidenti ma la nave \u00e8 comunque un contenitore di sostanze pericolose, come rilevato da un nostro rapporto\u201d continua Giann\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cNel corso di un sopralluogo ai primi d\u2019agosto, si \u00e8 scoperto che lo scafo rilascia in mare, in profondit\u00e0, un \u201cmateriale torbido\u201d nel quale sono state rilevate deboli tracce di contaminazione, in particolare di ritardanti di fiamma. Non ci sono informazioni su risultati analitici di campioni d\u2019acqua prelevati dentro lo scafo: un elemento necessario a capire cosa potrebbe succedere quando la nave sar\u00e0 raddrizzata, con il conseguente rischio dello spostamento delle masse d\u2019acqua interne\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDopo essere stata inizialmente ascoltata, nonostante fossero previsti ulteriori incontri per affrontare questi temi, Greenpeace non \u00e8 pi\u00f9 stata convocata dall\u2019Osservatorio di monitoraggio per il recupero della nave Concordia. Lo stesso si pu\u00f2 dire per i Presidenti di Regione della Liguria e della Toscana, che si erano impegnati a convocare entro novembre 2011 un tavolo tecnico per discutere i numerosi problemi riscontrati da Greenpeace nel Santuario dei Cetacei. Questo disastro \u00e8 quindi un\u2019occasione persa anche per migliorare trasparenza e partecipazione\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liguria. 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