{"id":218142,"date":"2012-05-30T14:25:48","date_gmt":"2012-05-30T12:25:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=218142"},"modified":"2012-05-30T16:34:00","modified_gmt":"2012-05-30T14:34:00","slug":"terremoto-laquila-e-ricostruzione-se-ne-parlera-alla-festa-dellinquietudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/05\/terremoto-laquila-e-ricostruzione-se-ne-parlera-alla-festa-dellinquietudine\/","title":{"rendered":"Terremoto L&#8217;Aquila e ricostruzione: se ne parler\u00e0 alla Festa dell&#8217;Inquietudine"},"content":{"rendered":"<p><strong>Finale Ligure<\/strong>. Si avvicina la quinta Festa dell\u2019Inquietudine, in programma da venerd\u00ec 1 a domenica 3 giugno a Finalborgo. Nel pomeriggio di domenica ci sar\u00e0 spazio per gli ospiti aquiliani e per il progetto \u201cEVA\u201d (case di paglia): se ne parler\u00e0 con Eros Achiardi, che illustra come segue.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_814\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_814\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cTre anni dopo il terremoto, percorrendo le vie del centro storico de L\u2019Aquila si ha l\u2019impressione che la citt\u00e0 sia rimasta forzatamente immobile. Dopo la tempestiva costruzione delle \u2018new town\u2019, ovvero dei progetti C.A.S.E e dei Map promossi dal governo Berlusconi, per molti aquilani \u00e8 stata soddisfatta la necessit\u00e0 di avere un tetto, ma non si \u00e8 minimamente realizzata la maggiore esigenza degli aquilani: la ricostruzione di un tessuto sociale. In questo contesto, le donne aquilane hanno avuto\u00a0 un ruolo chiave nella rinascita della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Tra gli ospiti della Festa dell\u2019Inquietudine, che riceveranno il prestigioso premio \u2018Inquieto dell\u2019anno\u2019 in rappresentanza dei cittadini aquilani, spiccano due donne \u2018resistenti\u2019, che negli ultimi tre anni hanno saputo convertire la loro rabbia in progetti concreti, sia di riqualificazione ambientale che di \u2018narrazione\u2019 della stessa.<\/p>\n<p>Anna Barile \u00e8 una delle donne che hanno esercitato maggiore \u2018resistenza\u2019 verso quella che \u00e8 stato percepita come una \u2018strategica divisione sociale\u2019: trasferita da L\u2019Aquila a Camarda, a 20 chilometri dal centro cittadino, dopo l\u2019assegnazione di un appartamento del progetto C.A.S.E. per lei, il compagno Paolo e sua madre, Anna ha deciso di prendersi cura di un terreno salvato dall\u2019esproprio all\u2019interno della nuova area abitativa, creando un vero e proprio \u201cgiardino sociale\u201d, un luogo di incontro che gli abitanti della zona possono sentire davvero proprio. Settimane di lavoro per sistemare l\u2019area, piantare nuovi alberi, costruire uno spazio accogliente nell\u2019anomimo contesto edilizio. L \u201cOrto insorto\u201d \u00e8 diventato un punto di riferimento nella \u2018new town\u2019, e soprattutto l\u2019occasione per un passaggio di valori tra generazioni: sono i bambini i frequentatori pi\u00f9 assiduo dell\u2019orto insorto, perch\u00e9 possono giocare, conoscere, creare, imparare insieme ad Anna il rispetto per l\u2019ambiente, per l\u2019uomo, per le tradizioni pi\u00f9 sane.<\/p>\n<p>Il cortometraggio \u2018Anna\u2019, realizzato dalle allieve dell\u2019Accademia dell\u2019immagine Martina Spadano e Sara Ranucci, racconta il vissuto quotidiano di Anna, i suoi percorsi nel centro storico fantasma alla ricerca delle tracce della passata vitalit\u00e0 della citt\u00e0, le sue frequenti incursioni nella sua casa distrutta dal sisma, la sua vitale inquietudine tra le mura della sua nuova abitazione e il \u2018risveglio\u2019 nell\u2019orto insorto di Camarda.<\/p>\n<p>Non si tratta di un semplice \u2018documentario\u2019, ma di un riuscito esempio di \u2018cinema del reale\u2019, in cui i personaggi autentici sono protagonisti di una narrazione organica, e non semplici testimoni intervistati. La \u2018messa in scena\u2019 di eventi ricorrenti nella quotidianit\u00e0 di Anna non toglie \u2018verit\u00e0\u2019 agli episodi mostrati, ma permette di cogliere l\u2019autenticit\u00e0 dei rapporti e delle emozioni con efficacia ed essenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Martina Spadano e Sara Ranucci sono due tra i tanti giovani filmaker che negli ultimi tre anni si sono impegnati per raccontare l\u2019Aquila del dopo terremoto e i suoi abitanti senza retorica n\u00e9 intenti \u2018dimostrativi\u2019, attenti a cogliere le spinte vitali dei suoi abitanti e il loro disagio \u2018a lungo termine\u2019.<\/p>\n<p>Tra le donne che hanno contribuito maggiormente alla costituzione di un modello di abitazioni alternativo a quello degli \u2018alienanti\u2019 progetti C.A.S.E vi \u00e8 Isabella Tomassi, laureata in filosofia. Originaria de L\u2019Aquila, dopo il sisma \u00e8 stata trasferita in un albergo sulla costa, \u00abma ho resistito due settimane. Avrei voluto organizzare delle assemblee per sensibilizzare gli aquilani, approfittando del fatto che eravamo sostanzialmente tutti l\u00ec: ma gli albergatori, forse intimoriti, non ci hanno mai messo a disposizione gli spazi per farlo\u00bb. Cos\u00ec decide di traferirsi con il suo compagno Ludovic a Pescomaggiore, comune di montagna che conta 44 abitanti, in una casa del Villaggio Eva, un progetto di bioarchitettura solidale nato sulle macerie del terremoto.<\/p>\n<p>La storia del villaggio inizia nell\u2019estate del 2009, quando un gruppo di abruzzesi, davanti all\u2019incertezza nella sistemazione degli sfollati, decide di fare da s\u00e9, quindi di costruire un gruppo di case \u2018ecologiche\u2019. Convinti sostenitori della bioedilizia, decidono di puntare su una tecnologia costruttiva poco conosciuta in Italia ma gi\u00e0 sperimentata all\u2019estero: le case in legno e paglia, che hanno il vantaggio di essere economiche, durevoli e antisismiche. Nasce cos\u00ec il progetto EVA (ecovillaggio autoricostruito).<\/p>\n<p>Attraverso una raccolta fondi online e una campagna di ricerca volontari qualificati per aiutare con la costruzione, arrivano donazioni per 140 mila euro e volontari da un po\u2019 tutta Europa. I tre architetti che hanno elaborato il progetto \u2013 Fabio Robazza, Fabrizio Savini e Caleb Murray Burdeau \u2013 contribuiscono al progetto in cambio del solo rimborso spese.<\/p>\n<p>Da allora Isabella Tomassi, attraverso l\u2019associazione Misa, si occupa di coordinare i lavori di ricostruzione e fare in modo che il piccolo villaggio di Pescomaggiore possa dotarsi delle strutture necessarie. Al di l\u00e0 degli aspetti tecnici, non si tratta solo di alloggiare, ma di \u201cabitare\u201d, di condividere alcuni aspetti della propria vita in una sorta di \u2018condominio orizzontale\u2019. Di reinventare un nuovo tessuto sociale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Eros Achiardi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finale Ligure. Si avvicina la quinta Festa dell\u2019Inquietudine, in programma da venerd\u00ec 1 a domenica 3 giugno a Finalborgo. 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