{"id":216187,"date":"2012-04-27T08:40:02","date_gmt":"2012-04-27T06:40:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=216187"},"modified":"2012-04-27T13:32:32","modified_gmt":"2012-04-27T11:32:32","slug":"vongole-turche-e-gamberetti-cinesi-le-raccomandazioni-di-coldiretti-per-i-consumatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/04\/vongole-turche-e-gamberetti-cinesi-le-raccomandazioni-di-coldiretti-per-i-consumatori\/","title":{"rendered":"Vongole turche e gamberetti cinesi, le raccomandazioni di Coldiretti per i consumatori"},"content":{"rendered":"<p><strong>Liguria<\/strong>. Con pi\u00f9 di due pesci su tre consumati in Italia che provengono dall\u2019estero \u00e8 evidente il rischio che venga spacciato come \u201cmade in Italy\u201d pesce importato. E\u2019 l\u2019allarme lanciato da ImpresaPesca Coldiretti nel commentare il rapporto della New economics foundation (Nef) e da Ocean2012, secondo cui il 21 aprile, e\u2019 il \u201cfish dependence day\u201d italiano, cioe\u2019 il  giorno in cui l\u2019Italia inizia a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio fabbisogno di pesce. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_329\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_329\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Stando al rapporto \u201cFish Dependence: The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere\u201d, l\u2019Italia e\u2019 autosufficiente per appena il 30 per cento del pesce che consuma, a fronte del 51 per cento della media dei 27 Paesi europei. Il deficit del nostro Paese potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la met\u00e0 sono rappresentati dal gasolio. <\/p>\n<p>Quindi nell\u2019effettuare acquisti il consiglio di Coldiretti \u00e8 di verificare sul bancone la presenza obbligatoria dell\u2019etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca, e scegliere la \u201czona Fao 37\u201d se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo. Una precauzione che purtroppo non vale al ristorante dove invece la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata obbligatoriamente e c\u2019\u00e8 il rischio che venga spacciato per italiano un prodotto importato. <\/p>\n<p>\u201cLe vongole \u2013 spiega  Paolo Calcagno, presidenti Coldiretti Savona \u2013 possono anche provenire dalla Turchia, mentre i gamberetti, che rappresentano quasi la met\u00e0 del pesce importato in Italia, sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, ma anche il pangasio del Mekong venduto come cernia, l\u2019halibut atlantico al posto delle sogliole o lo squalo smeriglio venduto come pesce spada. C\u2019\u00e8 l\u2019obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro e extravergine di oliva, nonostante le resistenze delle lobbies in Italia ed in Europa. Ma l\u2019etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta, yogurt, latticini e formaggi non a denominazione di origine\u201d.<\/p>\n<p>\u201cColdiretti ImpresaPesca \u2013 continua Calcagno \u2013 chiede di estendere l\u2019obbligo dell\u2019etichetta d\u2019origine, gi\u00e0 vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Una vera e propria \u2018carta del pesce\u2019, con l\u2019indicazione di dove \u00e8 stato pescato quanto si porta in tavola. Il settore della pesca vede impegnate 13.300 imbarcazioni, mentre la top-ten delle produzioni \u00e8 guidata dalle acciughe (54.312 tonnellate), seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. Un patrimonio economico, sociale ed ambientale che \u00e8 oggi a rischio con il solo l\u2019aumento del prezzo del gasolio, rincarato del 25 per cento, che sta costando alle imprese di pesca duemila euro in pi\u00f9, mentre si fa sempre pi\u00f9 grave la stretta creditizia delle banche\u201d. <\/p>\n<p>Il gasolio incide fino alla met\u00e0 dei costi di produzione e l\u2019aumento delle quotazioni fatto registrare negli ultimi dodici mesi ha aggravato una situazione resa gi\u00e0 difficile dal contemporaneo calo dei prezzi pagati ai pescatori. \u201cE\u2019 necessario che il consumatore al ristorante sia in grado di distinguere il pesce proveniente dai mari italiani da quello pescato all\u2019estero per poter scegliere ed avere la consapevolezza di come vuole nutrirsi. In un momento poi di crisi economica diffusa \u00e8 importante, come italiani, sostenere le nostre imprese della pesca e  conseguentemente, dare pi\u00f9 valore alla produzione mediterranea\u201d. <\/p>\n<p>La forbice tra prezzo all\u2019origine e prezzo al consumo \u2013 ricorda Coldiretti Impresa Pesca \u2013 si \u00e8 sempre pi\u00f9 allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liguria. Con pi\u00f9 di due pesci su tre consumati in Italia che provengono dall\u2019estero \u00e8 evidente il rischio che venga spacciato come \u201cmade in Italy\u201d pesce importato. 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