{"id":214455,"date":"2012-03-29T21:51:44","date_gmt":"2012-03-29T19:51:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=214455"},"modified":"2012-03-29T21:58:52","modified_gmt":"2012-03-29T19:58:52","slug":"borghetto-santo-spirito-gaston-federico-leveau-un-italofrancoargentino-che-parla-perfettamente-la-lingua-del-calcio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/03\/borghetto-santo-spirito-gaston-federico-leveau-un-italofrancoargentino-che-parla-perfettamente-la-lingua-del-calcio\/","title":{"rendered":"Borghetto Santo Spirito, Gaston Federico Leveau: un italo\/franco\/argentino che &#8220;parla&#8221; perfettamente la lingua del calcio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Borghetto Santo Spirito<\/strong>. Un vecchio lupo di mare, che per tanti anni ha solcato il Sud Atlantico, mi raccontava che, mentre risaliva il Rio Paran\u00e0 da Buenos Aires a Rosario, a bordo della nave sal\u00ec il \u201cpilota\u201d per condurla lungo le anse del grande fiume: era un greco, trapiantato da tempo a Buenos Aires, ma parlava molto bene il genovese, perch\u00e9 \u2013 vivendo nella \u201cBoca\u201d \u2013 aveva dovuto impararlo, tanti erano i liguri che vi abitavano. Questa era ed \u00e8 l\u2019Argentina!<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_7\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_7\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Un crogiolo di emigranti, giunti in questo immenso paese da tante diverse contrade d\u2019Europa alla ricerca d\u2019opportunit\u00e0 di lavoro e prospettive di miglior vita per i figli. Spagnoli ed italiani in maggioranza, ma i francesi sono la terza comunit\u00e0, a livello numerico: anche dai porti di Marsiglia, Bordeaux e Le Havre sono partiti in tanti su grandi navi bianche, assiepati sui ponti, gi\u00e0 pieni di nostalgia per quanto si lasciavano \u201ca poppa\u201d, ma pieni di speranze per il futuro che li attendeva \u201ca prua\u201d. L\u2019arrivo nel Rio de La Plata \u00e8 stato per tanti ci\u00f2 che ha rappresentato la Statua della Libert\u00e0 per coloro che invece avevano scelto la rotta del Nord America: tante aspettative ed una nuova vita.<\/p>\n<p>Anche gli avi di Gaston Leveau sono giunti nelle \u201cpampas\u201d dall\u2019Europa, quelli del pap\u00e0 \u2013 come dice il cognome \u2013 dalla Francia, quelli della mamma da Lainate, vicino a Milano: ecco le origini di \u201cRuly\u201d, come lo chiamano gli amici. Nasce a Tandil nel 1979, con la \u201cpelota\u201d nella culla ed inizia a giocare giovanissimo con l\u2019Independiente ed il Ferrocarril Sud, prima di essere chiamato dal Napoli, dove diciassettenne si ferma sei mesi sotto l\u2019ala protettrice di Roberto Fabian Ayala, capitano tra l\u2019altro dell\u2019Albiceleste.<\/p>\n<p>La non ancora acquisita cittadinanza italiana gli impedisce il tesseramento e lo costringe al ritorno in Sud America, ma la citt\u00e0 partenopea gli resta nel cuore: \u201cE\u2019 la pi\u00f9 argentina d\u2019Italia\u201d, ci dice prima di raccontarci della sua successiva avventura in Messico, nel Pachuca, in Serie B. Quindi ancora in patria, nel club Once Unidos di Baires (dove, ancorch\u00e9 laureato in farmacia, lavora anche nel Teatro Opera come organizzatore di eventi, approfondendo, tra l\u2019altro, la conoscenza della lingua inglese) e nell\u2019Atletico Miramar di Mar del Plata.<\/p>\n<p>Tre anni fa, rispondendo alla chiamata dell\u2019amico Lucho Mendez (ora alla Veloce), spinto dal suo spirito di giramondo, ma anche dalla crisi economica del suo paese e grazie alla doppia cittadinanza nel frattempo ottenuta, arriva in Liguria per giocare prima nel Laigueglia e poi nel Calizzano.<\/p>\n<p>I compagni del Borghetto ora lo chiamano \u201cel tractor\u201d, in omaggio all\u2019intramontabile Javier Zanetti: \u201cHo avuto la grande fortuna di lavorare per la sua onlus, P.U.P.I. \u2018por un piberio integrado\u2019 (per un\u2019infanzia integrata) ed il grande piacere di essere stato invitato, dalla bandiera della nostra nazionale, a giocare nella \u2018Bombonera\u2019 assieme alle star argentine Lavezzi, Cambiasso, Tevez, Aimar, Simeone, Denis, D\u2019Alessandro, con Valeria Mazza a dare \u2018el punta pie inicial\u2019 (calcio d\u2019inizio). Mi viene ancora la pelle d\u2019oca, quando mi rivedo giocare nello stadio xeneise\u201d.<\/p>\n<p>Insomma un autentico mediano di quelli cantati da Ligabue ed anche un discreto ballerino di tango (che argentino sarebbe se non lo fosse?), Gaston ora aspetta l\u2019estate per il nuovo \u201cMundialito Beach Soccer\u201d, da lui gi\u00e0 disputato due volte con i \u201ccompaneros\u201d Pablo Siracusa (con la cui famiglia s\u2019\u00e8 creato un forte legame affettivo), Roberto Hernandez, Juan Pablo Martin e Lucho Mendez: \u201cVedere la bandiera biancazzurra (<em>ndr<\/em>, ideata da Manuel Belgrano, uno dei padri dell\u2019indipendenza, manco a farlo apposta di origini liguri) issata sul pennone, mentre suona l\u2019inno ed essere l\u00ec, a rappresentare il proprio paese a tanti km di distanza, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi\u201d.<\/p>\n<p>Vien voglia di scrivere: \u201cEsto es el hombre Leveau\u201d, che dice di se stesso: \u201cNei giorni di tristezza, quando pensi che tutto sia perduto, \u2018tocar la pelota\u2019 d\u00e0 la forza di superare le avversit\u00e0; il calcio \u00e8 l\u2019insieme di ricordi della vita e la gioia del momento che vivi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Claudio Nucci<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Borghetto Santo Spirito. 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