{"id":21353,"date":"2008-02-20T09:33:52","date_gmt":"2008-02-20T08:33:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/02\/20\/proposte-per-albenga\/"},"modified":"2008-02-20T09:33:52","modified_gmt":"2008-02-20T08:33:52","slug":"proposte-per-albenga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/02\/proposte-per-albenga\/","title":{"rendered":"Proposte per Albenga"},"content":{"rendered":"<p>Albenga possiede uno dei centri storici pi\u00f9 belli della regione. Chi passeggia fra le torri, i vicoli, i negozi e le chiese non pu\u00f2 fare a meno di notarlo. Analogamente,  anche per poco tempo attraversa il nostro centro storico, non pu\u00f2 fare a meno di notare l\u2019alto numero di stranieri che, a vario titolo, lo frequenta.<br>\nEd \u00e8 proprio qui, fra questo passato (le emergenze storiche, architettoniche, archeologiche e ambientali) e questo presente (i nuovi cittadini) che Albenga, deve trovare le opportunit\u00e0 per costruirsi un futuro. Futuro che a mio parere deve basarsi su almeno tre direttrici:<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_968\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_968\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">1. l\u2019ambiente e lo sviluppo dell\u2019agricoltura, magari biologica (valorizzando, come sta gi\u00e0 in parte avvenendo, alcune colture specifiche);<br>\n2. il turismo intelligente;<br>\n3. gli stranieri.<\/p>\n<p>Non sono un esperto agronomo o un vecchio contadino, per cui, almeno in questo settore, lascio la parola agli altri. Anche se sarebbe bello per l\u2019intera piana operare una conversione al biologico, investendo uomini e mezzi nella produzione di essenze e ortaggi senza l\u2019uso di sostanze di sintesi (ma, a proposito di ambiente, sarebbe bello anche investire sulle energie rinnovabili ad esempio installando pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici, installando lampade a basso consumo ove possibile e ridurre il numero di quelle presenti dove non necessarie).<br>\nQuesto significherebbe adottare una politica che non pensi all\u2019ambiente come una riserva da saccheggiare all\u2019infinito e che non veda nel territorio solo uno spazio per costruire\u2026<br>\nLo stesso si potrebbe dire per il patrimonio storico e archeologico della nostra citt\u00e0 che \u00e8, mi piace ricordarlo anche se sembra che pure gli addetti ai lavori se ne siano dimenticati, la stessa citt\u00e0 in cui grazie agli scavi del Professore Lamboglia \u00e8 nata in Italia la moderna archeologia. Cos\u00ec come, giova ricordare, Albenga \u00e8 uno di quei siti, insieme all\u2019isola di Spargi e a Populonia, in cui \u00e8 nata l\u2019archeologia sottomarina. Ebbene, la nostra citt\u00e0 potrebbe diventare un laboratorio a cielo aperto per un turismo archeologico intelligente, che non sia solo il mordi e fuggi di adesso\u2026certo il turista dovrebbe trovare percorsi allestiti, punti di ristoro, strutture ospitanti, materiale informativo (dal sito internet alla carta stampata), filmati, brochure, cartelli indicatori ed esplicativi e quant\u2019altro). Alberga avrebbe cos\u00ec un ritorno anche economico e il turista avrebbe scoperto la nostra preistoria, il periodo romano, quello medievale e via dicendo fino ai giorni nostri. Se poi queste iniziative si collegassero al territorio circostante, faremmo come si usa dire oggi, sistema: il nostro entroterra ha forse qualcosa da invidiare ad altri in quanto a monumenti da visitare, emergenze ambientali e paesaggistiche, trattorie e strutture agrituristiche?<br>\nNon solo: dobbiamo puntare sulle scuole e coinvolgere quelli che saranno i futuri cittadini nella conoscenza del territorio in cui vivono perch\u00e9 sappiano apprezzarlo e valorizzarlo: quanti sanno, per fare un solo esempio, del valore e dell\u2019importanza storico architettonica (e religiosa) di un monumento come il Battistero? In un passato non tanto lontano, si era parlato di un master in archeologia, da tenersi in Albenga, poi \u00e8 calato il silenzio\u2026<br>\nOvviamente, si tratta di inventare quasi tutto perch\u00e9 in questi anni si \u00e8 fatto ben poco. La nostra citt\u00e0, se vuole uscire dal bozzo in cui si \u00e8 rinchiusa, deve rimboccarsi le maniche e, per primi, devono farlo gli amministratori locali, da quelli comunali a quelli provinciali fino a quelli regionali.<br>\nMa veniamo agli stranieri. Come insegnante elementare e presidente dell\u2019 Associazione di Promozione Sociale Centro Scuola Territorio (www.centroscuolaterritorio.blogspot.com) che si occupa di stranieri, nuove marginalit\u00e0 ed handicap, qualche idea ce l\u2019avrei.<br>\nPrima di approfondire, ritengo che parlando di stranieri sia bene tenere presente alcuni dati, sia pure parziali:<br>\nI. sono poco pi\u00f9 del 6 % della popolazione residente nel territorio comunale;<br>\nII. il 38 % degli stranieri provengono dal Marocco, moltissimi dalla zona di Beni Millal;<br>\nIII. in soli 6 mesi, dal dicembre 2005 al giugno 2006, gli stranieri sono aumentati di ben 115 unit\u00e0 (nello stesso periodo le persone provenienti dal Marocco ammontano a 44).<br>\nAncor pi\u00f9 dettagliatamente, e solo per fare un esempio, nelle scuole del II\u00b0 Circolo, dove lavoro, abbiamo dei plessi, come la Scuola materna di Ortovero, dove gli alunni stranieri iscritti ammontano al 19,64 % del totale, percentuale che sale ulteriormente nella materna di Casanova Lerrone con il 22,22 %. Analogamente, nella scuola elementare, a Casanova troviamo il 35,7% degli stranieri, il 12,8% a Ortovero e il 10,07 % nel Plesso delle Paccini, qui in citt\u00e0. La maggioranza di questi nuovi alunni proviene dal Marocco e dall\u2019Albania.<\/p>\n<p>Prima di parlare delle esperienze didattiche attuate nelle nostre scuole, vorrei puntualizzare alcuni concetti:<br>\na) non utilizziamo, almeno in questa sede, il termine `extracomunitario\u2019 e sostituiamolo con straniero, migrante o nuovi cittadini\u2026a suo tempo, papa Giovanni XXIII diceva: \u201cQuando incontri un viandante, non chiedergli da dove viene, ma chiedigli dove va\u201d. Sostituiamo al termine `viandante\u2019 quello di `migrante\u2019 e il gioco \u00e8 fatto. Invece di pensare quale sia la sua provenienza, chiediamogli quale sia il suo progetto di vita.<br>\nb) Proviamo a chiedere al migrante quali siano le sue conoscenze, i suoi titoli di studio, i suoi desideri e i suoi sogni. Agendo altrimenti come possiamo sapere se tra questi nuovi cittadini c\u2019\u00e8 qualcuno che ha qualcosa da offrire alla comunit\u00e0, oltre la sua forza lavoro? Alla costruzione di una comunit\u00e0 solidale devono contribuire tutte le intelligenze, a prescindere dalla loro nazionalit\u00e0. Come educatori, genitori e insegnanti dobbiamo difendere le peculiarit\u00e0 e sviluppare le abilit\u00e0 di ogni persona, soprattutto se si tratta di bambini. E questo \u00e8 un altro punto dolente: \u00e8 pur vero che spesso i migranti hanno bisogno dell\u2019apporto lavorativo ed economico dei propri figli, ma questo non deve diventare una condanna per i ragazzi. Ma non sta scritto da nessuna parte che i migranti o i figli dei migranti debbano per forza frequentare gli istituti professionali. Con tutto il rispetto per questi istituti, quante intelligenze perdiamo come comunit\u00e0 solo perch\u00e9 la pelle di chi le porta non \u00e8 pallida e la lingua in cui si esprimono \u00e8 un\u2019altra, diversa dalla nostra?<br>\nc) Quando arrivano alunni stranieri c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che teme che la classe rimanga indietro per colpa dei nuovi arrivati. Peccato che dopo pochi mesi, spesso e volentieri, gli stranieri diano dei punti agli italiani. Perch\u00e9 sono pi\u00f9 intelligenti? A volte. Ma spesso \u00e8 perch\u00e9 sono pi\u00f9 motivati: purtroppo, per gli italiani la cultura non \u00e8 pi\u00f9 un valore: conta solo l\u2019apparire, il suv per chi pu\u00e0, i soldi e il modello televisivo che tutto permea.<br>\nd) A scuola accade anche un altro fenomeno: le classi in cui sono iscritti ragazzini segnalati come diversamente abili hanno un insegnante impegnato in attivit\u00e0 di sostegno (come il sottoscritto, che, a norma di legge dovrebbe essere in appoggio alla classe); gli stranieri hanno -purtroppo non sempre- personale volontario che li aiuta ma chi rimane scoperto \u00e8 l\u2019alunno svantaggiato italiano (proveniente da famiglie problematiche). A questi chi ci pensa? Gli insegnanti di classe si trovano schiacciati da mille problematiche (classi sempre pi\u00f9 numerose, bambini con situazioni familiari pi\u00f9 o meno gravi, caos sui programmi in seguito a riforme mai applicate o applicate un po\u2019 o solo abbozzate\u2026). Ma questi sono problemi che affliggono la scuola in generale.<\/p>\n<p>Per affrontare queste problematiche occorre avere idee, risorse umane, e perch\u00e9 no? anche economiche. L\u2019Associazione di Promozione Sociale Centro Scuola Territorio, qualche idea l\u2019 ha avuta avviando progetti che hanno cercato di colmare un vuoto istituzionale e delle carenze strutturali. Ma di questo parleremo fra poco.<br>\nUn\u2019ultima precisazione: quando si parla di stranieri si tende sempre (o, almeno, spesso) a generalizzare: i `marocchini\u2019, gli `albanesi\u2019, e via dicendo: \u00e8 un errore comune, come lo \u00e8 parlare di `tedeschi\u2019 o di `liguri\u2019 \u00e8 una trappola linguistica pericolosa perch\u00e9 si descrive un gruppo, una nazione, una classe sociale o una fede come un qualcosa di omogeneo e monolitico\u2026nulla di pi\u00f9 errato: noi incontriamo le persone non le culture. Persone che possono essere buone o cattive, simpatiche o antipatiche, ma pur sempre persone con le loro storie, esperienze, affetti, difetti e abitudini. Le generalizzazioni sono stupide, oltre che semplicistiche e stereotipate: ci sar\u00e0 pure qualche tedesco che non beve birra, qualche svizzero poco puntuale, e via dicendo\u2026Come afferma Marco Aime, \u201ca incontrarsi o a scontrarsi non sono culture, ma persone. Se pensate come un dato assoluto, le culture divengono un recinto invalicabile, che alimenta nuove forme di razzismo. Ogni identit\u00e0 \u00e8 fatta di memoria e di oblio. Pi\u00f9 che al passato, va cercata nel suo costante divenire\u201d.<br>\nInsieme alle generalizzazioni, incontriamo le assimilazioni, strumenti diabolici di quel moderno demonio che \u00e8 il pensiero riduzionista, che combatte la complessit\u00e0, laddove questa \u00e8 un toccasana, una salvezza. \u201cLa pluralit\u00e0 abita il mondo\u201d, ricordava Hannah Arendt. E la valorizzazione della biodiversit\u00e0 andrebbe estesa dall\u2019ambito ecologico a quello sociale e culturale: perch\u00e9 quando saremo in grado di capire che la diversit\u00e0 \u00e8 una risorsa 8spurgando questo termine di ogni riferimento economico) allora avremo posto le basi per la costruzione di una societ\u00e0 non gi\u00e0 multi ma interculturale. E la differenza non \u00e8 da poco: nella societ\u00e0 interculturale, ognuno di noi deve perdere un pochino del suo beneamato io per far posto a un pochino dell\u2019altro io, del diverso da s\u00e9. Cos\u00ec agendo diviene pi\u00f9 ricco, fa nuove esperienze e nuove conoscenze.<br>\nUn esempio molto semplice \u00e8 il seguente: qualche anno fa, a Savona, in via Venezia, ho letto un autoadesivo che mi ha colpito. Il testo recitava: \u201cNo al cous s\u00ec alla polenta\u201d. Ho pensato che si trattasse di un\u2019affermazione molto sciocca. Prima di tutto non vedo l\u2019opposizione tra i due alimenti: non posso mangiare, volendo, una porzione di polenta e una di cous cous? In secondo luogo, pu\u00f2 darsi che mi sia distratto, ma non ho mai sentito nessun maghrebino voler imporre il cous cous sulle nostre tavole\u2026Per\u00f2, la logica soggiacente al testo \u00e8 quella di chi vuole creare schieramenti contrapposti: per avere un nemico, bisogna inventarlo, creando aut aut inesistenti\u2026 del resto, certi partiti non fanno altro che gettare benzina sul fuoco agitando ad esempio in continuazione la pericolosit\u00e0 dei clandestini (quando una legge firmata dai loro massimi dirigenti ne ha fabbricati a centinaia di migliaia), agitando la sindrome da accerchiamento (chi non ricorda il tragico e patetico allo stesso tempo slogan \u201cPadroni a casa nostra\u201d?) o puntando esplicitamente sulla xenofobia: l\u2019Italia agli italiani\u2026a questo proposito, giustamente Elide Taviani, in occasione di un incontro che abbiamo organizzato con alcuni docenti delle scuole medie albenganesi nell\u2019ambito di un\u2019iniziativa di formazione alle tematiche interculturali e di educazione alla mondialit\u00e0, ricordava che se in tutto il mondo venisse approvata una legge che rispedisca a casa tutti gli stranieri, tornerebbero talmente tanti italiani che non sapremmo neanche dove metterli: sparsa per il globo, c\u2019\u00e8, numericamente, un\u2019altra Italia\u2026del resto abbiamo esportato migranti per cento cinquanta anni\u2026<br>\nNon solo: \u00e8 scorretto (e molto triste) che personaggi politici noti e meno noti nella nostra citt\u00e0 non perdano occasione per farsi la campagna elettorale sulla pelle di quelli che lavorano nelle campagne\u2026colpevoli solo di essere nordafricani\u2026<br>\nUn altro dato interessante \u00e0 la giovane et\u00e0 dei migranti: abbiamo gi\u00e0 visto le percentuali in alcuni plessi di scuola dell\u2019infanzia. E occorre tenere presente che gli alunni che frequentano oggi la scuola materna, saranno le generazioni del futuro: se noi impostiamo bene il lavoro con loro, in un domani non lontano non ci saranno problemi, in caso contrario\u2026rischiamo di fare come in Francia o in Inghilterra (i cui modelli interculturali sono stati sbagliati\u2026e i risultati si vedono).<br>\nSarebbe bene che gli stranieri compissero un\u2019operazione trasversale alle nazionalit\u00e0 e costituissero un\u2019Associazione dei migranti, al fine di acquisire maggiore valenza politica. Sarebbe anche bene che si iscrivessero ai sindacati, in modo da poter difendere i propri diritti. Personalmente non mi interessa la nazionalit\u00e0 di chi chiede aiuto (e, a chi avesse bisogno, non chiederei neppure se sia in regola): siamo cittadini del mondo e anche don Milani insegnava a ridere \u201cdei sacri confini delle Patrie\u201d. Penso che non si possa non ascoltare chi chieda aiuto\u2026Occorre agire pedagogicamente verso tutti, a partire dai pi\u00f9 bisognosi se davvero vogliamo costruire una scuola per tutti e di ciascuno. Se vogliamo che l\u2019altro concetto programmatico di don Milani, \u201cnessuno escluso\u201d, venga applicato e non resti un mero auspicio. E, soprattutto, prima che sia troppo tardi\u2026<br>\nIn appendice, mi sia permesso di riportare in sintesi l\u2019attivit\u00e0 svolta dall\u2019Associazione che presiedo, anche per ricordare al lettore che siamo sempre alla ricerca di personale volontario\u2026<br>\nL\u2019Associazione di Promozione Sociale Centro Scuola Territorio si \u00e8 costituita formalmente il 9 maggio del 2006. Nasce dal preesistente Centro Scuola Territorio che ha coordinato le volontarie dell\u2019Associazione Centro d\u2019Ascolto della Caritas diocesana negli anni compresi tra il 2003 e il 2006, offrendo loro l\u2019occasione di partecipare a riunioni di sintesi mensili in cui venivano discussi problematiche e soluzioni, ansie e situazioni diverse.<br>\nUltima iniziativa promossa congiuntamente dai due enti \u00e8 stato il corso di formazione A come Accoglienza (tenutosi ad Albenga, nel periodo di febbraio-maggio 2006). Questo corso ha prodotto un Protocollo d\u2019Accoglienza che \u00e8 stato diffuso presso tutte le istituzioni scolastiche afferenti al distretto scolastico albenganese. Al percorso formativo hanno partecipato rappresentanti del personale docente e non docente del I e del II Circolo, volontarie dell\u2019Associazione Centro d\u2019Ascolto della Caritas Diocesana, mediatori culturali stranieri e operatori dei Servizi sociali. I mediatori e gli operatori sono stati anche membri del Gruppo Formazione Operatori Genitori \u201cWissal\u201d, costituitosi nell\u2019ambito del Progetto Integrazione promosso dalla citata Associazione Centro d\u2019Ascolto.<br>\nHa ottenuto dall\u2019Universit\u00e0 di Genova(Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione) il riconoscimento quale ente presso cui gli studenti possono svolgere l\u2019attivit\u00e0 di tirocinio. Ha infine organizzato un incontro sulle tematiche di educazione alla mondialit\u00e0 tenutosi a marzo e il Convegno Marocco cos\u00ec vicino cos\u00ec lontano: esperienze didattiche a confronto al di qua e al di l\u00e0 del mare (Palazzo Ester Siccardi, 11 maggio u.s.)<\/p>\n<p>Lo stato giuridico della nuova Associazione le permette di operare quale soggetto attivo nel processo di integrazione delle comunit\u00e0 straniere, a partire dai genitori e dai bambini che frequentano le scuole cittadine.<br>\nL\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Associazione \u00e8 centrata sul volontariato a sostegno degli alunni stranieri. Questa attivit\u00e0, per quanto importante e portata avanti con passione dalle volontarie, non esaurisce le finalit\u00e0 della nostra Associazione che si occupa, come recita lo Statuto, anche di diversamente abili e di nuove marginalit\u00e0.<br>\nNel marzo del 2006, ha presentato alla Regione, ai sensi della Legge regionale n. 28\/2004, in partenariato con il Comune di Albenga (Assessorato ai Servizi Sociali e Assessorato alla Pubblica Istruzione) il Progetto Citt\u00e0 Solidale che si classifica al XVIII posto (su una cinquantina di progetti ammessi al finanziamento, pi\u00f9 altrettanti esclusi).<\/p>\n<p>Il finanziamento regionale ha permesso di attivare molte iniziative, tra cui:<br>\n1. l\u2019apertura di due sportelli psicologici genitori-insegnanti nei due circoli didattici della citt\u00e0: due psicologhe sono a disposizione di genitori e insegnanti delle scuole materne ed elementari, senza spesa alcuna per la scuola, per due ore settimanali da novembre a fine maggio. Gli sportelli iniziano ad essere utilizzati anche da persone straniere;<br>\n2. il finanziamento dei corsi di lingua italiana per adulti stranieri in collaborazione con il locale Centro di Territoriale Permanente di Albenga;<br>\n3. la traduzione di avvisi per la scuola materna e di brevi percorsi di animazione interculturale presso plessi del II\u00b0 Circolo;<br>\n4. l\u2019organizzazione, in collaborazione con l\u2019ASAL una serie di incontri di formazione per insegnanti su tematiche di educazione alla mondialit\u00e0 e interculturali;<br>\n5. l\u2019avvio di contatti con le comunit\u00e0 migranti grazie al lavoro di tirocinanti dell\u2019Universit\u00e0 di Genova per attuare progetti di coinvolgimento delle comunit\u00e0 migranti in percorsi di cittadinanza attiva<br>\n6. l\u2019attivazione del Progetto Ulisse, avviato gi\u00e0 lo scorso anno scolastico. Ha coinvolto una quarantina di alunni del Liceo Classico, Scientifico e Linguistico di Albenga su attivit\u00e0 di volontariato nel plesso Paccini e di Vadino. Prevede che gli studenti liceali svolgano attivit\u00e0 propedeutiche al volontariato (\u00e8 da sottolineare che la parola d\u2019ordine della giornata del volontariato che si \u00e8 tenuta pochi giorni fa, era quella di coinvolgere i giovani);<br>\n7. l\u2019 organizzazione di convegni come quello citato.<\/p>\n<p>L\u2019Associazione di Promozione Sociale Centro Scuola Territorio nel tempo ha stabilito contatti fruttuosi con diversi enti tra cui:<\/p>\n<p>Associazione Kikoa<br>\nL\u2019Associazione gestisce il negozio equo e solidale di via Roma. Sono allo studio progetti di interventi nelle scuole sull\u2019educazione alla mondialit\u00e0 e all\u2019intercultura.<\/p>\n<p>Associazione SJAMO<br>\nSi occupa di adozioni a distanza e di intercultura. Insieme stiamo cercando di coinvolgere la comunit\u00e0 marocchina in processi di affido familiare.<\/p>\n<p>Associazione di Studi America Latina<br>\nUna delle pi\u00f9 vecchie organizzazione non governative italiane (fondata una quarantina di anni fa), opera in America Latina e Africa e ha promosso, con un\u2019altra associazione, il Progetto Marocco centrato sul reinserimento di giovani marocchini della zona di Beni Millal -da cui provengono quasi tutti i marocchini presenti ad Albenga. L\u2019ASAL ha deciso, dopo questo Convegno di portare la sua sede regionale qui ad Albenga e di condividerla con la nostra Associazione.<\/p>\n<p>Coordinamento Cooperazione Decentrata<br>\nNato da poco tempo si tratta dell\u2019organismo che riunisce gli enti che si occupano attivamente di intercultura. L\u2019Associazione svolge una funzione di collegamento tra il Coordinamento e le Comunit\u00e0 migranti.<\/p>\n<p>A questo elenco vanno aggiunti l\u2019Ufficio Cooperazione Europa dell\u2019Amministrazione Provinciale con il quale siamo in stretto contatto.<\/p>\n<p>Studentesse universitarie<br>\nAbbiamo gi\u00e0 fatto cenno alle tirocinanti universitarie che prestano la loro attivit\u00e0 di tirocinio grazie a una Convenzione. A queste vanno aggiunte altre che si sono rivolte a noi, tra cui una laureata presso l\u2019Universit\u00e0 di Trieste, che ha citato il CST nella sua tesi, altre universitarie albenganesi che, a diverso titolo sono interessate alla nostra attivit\u00e0 interculturale (una di esse sta lavorando a una tesi sui progetti di integrazione nel savonese, per cui una parte cospicua del suo lavoro riguarder\u00e0 la nostra Associazione e, in particolar modo, il Progetto Ulisse).<\/p>\n<p>conclusioni<br>\nAlbenga ha molte potenzialit\u00e0. Sta a tutti noi, cittadini e amministratori, far s\u00ec che le sappia sviluppare per poter avere un futuro dignitoso e armonioso. Come recita il vecchio adagio, la carne al fuoco \u00e8 molta, e molte sono le cose vorremmo fare. L\u2019Associazione di Promozione Sociale Centro Scuola Territorio che presiedo sta facendo la sua parte, spesso anche al di l\u00e0 delle sue limitate risorse. A questo proposito, vorrei ringraziare le volontarie che affrontano il compito pi\u00f9 delicato e importante: quello del sostegno agli alunni stranieri: ancor prima di essere operatrici didattiche, sono persone che rassicurano i bambini, cui comunicano la loro disponibilit\u00e0 e il loro affetto. Le volontarie, con la loro presenza, la loro sensibilit\u00e0 e la loro intelligenza, accolgono veramente la bambina o il bambino straniero.<br>\n\u00c8 bello vedere come i piccoli attendano con ansia il loro arrivo (e quale sia la loro delusione, le rare volte in cui le volontarie sono assenti ). Ed \u00e8 proprio in questo che si rivela l\u2019importanza del volontariato: nel far sapere a questi bimbi che sono l\u00ec per loro\u2026per far s\u00ec che i nuovi arrivati si sentano a casa, che sappiano che ci sono persone che pensano a creare un ambiente accogliente. Perch\u00e9 non bisogna dimenticare che una comunit\u00e0 dove ci sia spazio per i pi\u00f9 piccoli, per gli \u201cultimi\u201d, \u00e8 una comunit\u00e0 dove tutti vivono meglio. Nessuno escluso non \u00e8 solo uno slogan: \u00e8 un programma e un progetto per costruire una scuola e una citt\u00e0 per tutti e per ciascuno dove insieme si possano vincere i meccanismi di esclusione e di abbandono, di emarginazione e di rifiuto. \u00c8 una strada lunga e difficile, ma \u00e8 l\u2019unica da percorrere.<\/p>\n<p align=\"right\"><em> Giuliano Falco<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albenga possiede uno dei centri storici pi\u00f9 belli della regione. 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