{"id":212857,"date":"2012-03-07T10:25:04","date_gmt":"2012-03-07T09:25:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=212857"},"modified":"2012-03-07T11:07:02","modified_gmt":"2012-03-07T10:07:02","slug":"calcio-amarcord-valentino-persenda-savona-il-primo-amore-non-si-scorda-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/03\/calcio-amarcord-valentino-persenda-savona-il-primo-amore-non-si-scorda-mai\/","title":{"rendered":"Calcio amarcord, Valentino Persenda: &#8220;Savona, il primo amore non si scorda mai&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. La storia la fanno gli uomini, le leggende, anche se calcistiche, vivono impregnate di simboli. A Savona ve ne sono due, uno materiale, l\u2019altro figurativo. Sono la Torretta in piazza Leon Pancaldo, costruita nel XIV secolo e la \u201cRoccia\u201d, capitan Valentino Persenda, bandiera del calcio biancobl\u00f9, protagonista per tanti anni della squadra di football, con cui ha raggiunto il traguardo della promozione (con primattori quali Giuliano Taccola e Marco Fazzi) dalla Serie C alla B, frequentata poi, nel \u201966\/67, con altri assi del pallone come Pierino Prati, Giuseppe Furino, Eugenio Fascetti, Glauco Gilardoni e Giobatta Zoppelletto.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_619\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_619\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Una stagione di grande calcio al Bacigalupo, perch\u00e9 nonostante l\u2019ingiusta retrocessione finale (quart\u2019ultimo posto), non sono mancate le soddisfazioni nel corso dell\u2019anno, al top delle quali le vittorie nei derby regionali con Genoa e Sampdoria.<\/p>\n<p>Chi era ragazzino a quei tempi, ha ancora negli occhi uno stadio gremito di pubblico che applaude il suo capitano al termine di un Savona \u2013 Sampdoria del 4\/6\/1967: una doppietta di Gilardoni e la ferrea marcatura di Persenda (un Claudio Gentile ante litteram) al capocannoniere Fulvio Francesconi (detto il Corvo) avevano consentito ai biancobl\u00f9 di imporsi 2-1 sui blucerchiati, alimentando le speranze di salvezza, poi sfuggita per un misero punticino di svantaggio sui labronici di Livorno.<\/p>\n<p>Quella era una squadra che non meritava assolutamente la retrocessione, le aveva suonate ad una Samp che schierava in campo fior di giocatori come Pietro Battara, Francesco Morini, Guido Vincenzi, Giancarlo Salvi, Roberto Vieri, Mario Frustalupi, solo per citarne alcuni.<\/p>\n<p>Valentino (come il Mazzola del Grande Torino, un caso?) Persenda era un vessillo di quel Savona, sembrava davvero uno scoglio contro cui frangevano le ondate blucerchiate che non ci stavano a perdere (<em>ndr<\/em>, si giocavano la promozione, poi ugualmente raggiunta). Ecco, ancor oggi, \u00e8 simultaneamente una bandiera ed una roccia: fisico ancora asciutto e velocit\u00e0 di mente, lo abbiamo incontrato nello studio immobiliare dei suoi figli, in via Guidobono, per cercare di farci raccontare qualcosa di inedito, anche se dei miti in genere si conosce quasi tutto.<\/p>\n<p>\u201cI momenti legati al passaggio in serie B al termine del campionato \u201965\/66 sono sempre vivi in me. Fu un evento veramente straordinario: la citt\u00e0 era un tutt\u2019uno con la squadra ed io, unico savonese, ero il capitano, rappresentavo la citt\u00e0 e la vivevo intensamente. Sento ancora i brividi al pensiero del giro trionfale per le strade cittadine, tra due ali di folla acclamanti. Io, che avevo iniziato a giocare con i \u2018Cicerin Boys\u2019 savonesi ero arrivato in Serie B con la \u2018mia\u2019 squadra! Gi\u00e0 all\u2019epoca ero un allenatore in campo, mi immedesimavo nel mister e trasmettevo ai compagni i suoi suggerimenti\u201d.<\/p>\n<p>Al termine del campionato cadetto, Persenda, allora trentunenne, riceve la lista di trasferimento gratuita come premio alla carriera in biancobl\u00f9 e si trasferisce in Sardegna, alla Tharros di Oristano (Serie D) di cui diventa poi allenatore. Vi resta in tutto cinque anni, tanto da far diventare la Sardegna una tappa di vita importante (ndr, nella cittadina sarda nasce il secondogenito Stefano), anche perch\u00e9 dopo la Tharros allena la Nuorese, sempre in Serie D, facendo esordire all\u2019et\u00e0 di 16 anni Pietro Paolo Virdis, che in seguito andr\u00e0 al Cagliari, Juventus, Milan e giocher\u00e0 in nazionale.<\/p>\n<p>\u201cCome amano dire i sardi, sono poi tornato in \u2018Continente\u2019, allenando il Grosseto in Serie C e nel campionato successivo il Civitavecchia (Serie D). Con la squadra laziale ho vissuto un momento di fondamentale importanza per la mia carriera di trainer. Nella citt\u00e0 etrusca ho conosciuto Luciano Moggi, con cui ho instaurato un rapporto professionale eccellente e la sua approfondita conoscenza del calcio mi ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di di allenare ottimi giocatori\u201d.<\/p>\n<p>Sempre nel Lazio, Persenda allena in Serie C la Viterbese, dove nel secondo anno vince il campionato. Ma Savona incombe, con il suo fascino ammaliante ed eccolo finalmente alla squadra biancobl\u00f9, chiamato dal Presidente Michele Viano. E qui \u201cRoccia\u201d compie il capolavoro, vincendo il campionato e portando gli striscioni in C2. L\u2019anno successivo ottiene la salvezza senza particolari patemi d\u2019animo.<\/p>\n<p>\u201cTornare a Savona, sedermi sulla \u2018mia\u2019 panchina e vincere il campionato \u00e8 stata un\u2019emozione incredibile. La gioa di vedere i nostri tifosi in festa non la dimenticher\u00f2 mai\u201d.<\/p>\n<p>Ancora in panchina a Tortona, in C2, con i \u2018leoncelli\u2019 del Derthona: \u201cSociet\u00e0 seria, con dirigenti competenti che permettevano di lavorare in serenit\u00e0\u201d e poi nuovo ritorno a Viterbo (Serie C). Infine tanto Sud Italia, con esperienze in Calabria (Siderno) e Sicilia (Canicatt\u00ec e Licata). \u201cIl calcio \u00e8 sempre parte della mia vita, ha su di me un\u2019attrazione fatale, al punto che mi capita di fermarmi ad osservare ragazzini che giocano su campetti improvvisati\u201d.<\/p>\n<p>Termina dichiarando il suo sogno: \u201cRivedere il Savona tornare ai fasti di un tempo\u201d, ed \u00e8 fuor di dubbio che lo dice col cuore, tanta \u00e8 l\u2019emozione che esprime!<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Claudio Nucci<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. La storia la fanno gli uomini, le leggende, anche se calcistiche, vivono impregnate di simboli. A Savona ve ne sono due, uno materiale, l\u2019altro figurativo. 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