{"id":211999,"date":"2012-02-24T08:38:22","date_gmt":"2012-02-24T07:38:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=211999"},"modified":"2012-02-24T11:50:13","modified_gmt":"2012-02-24T10:50:13","slug":"corte-di-cassazione-il-datore-di-lavoro-puo-controllare-l%e2%80%99e-mail-se-il-dipendente-e-infedele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/02\/corte-di-cassazione-il-datore-di-lavoro-puo-controllare-l%e2%80%99e-mail-se-il-dipendente-e-infedele\/","title":{"rendered":"Corte di Cassazione: il datore di lavoro pu\u00f2 controllare l\u2019e-mail se il dipendente \u00e8 infedele"},"content":{"rendered":"<p>Fino a ieri il datore di lavoro non poteva accedere alle e mail aziendali in quanto vietato dall\u2019articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori: da oggi, invece, se esistono i presupposti per avviare un\u2019indagine su illecito lavorativo del dipendente, allora il \u201ccapo\u201d potr\u00e0 accedere all\u2019e mail del dipendente. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_316\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_316\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Lo ha sancito la Cassazione nel convalidare un licenziamento per giusta causa irrogato nei confronti di un dirigente bancario del gruppo Unicredit accusato di aver divulgato tramite messaggi di posta elettronica diretti ad estranei notizie riservate relative ad un cliente della banca e di avere posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale. Il licenziamento nei confronti di Alfredo B. era scattato il 15 marzo del 2004 in seguito ai controlli che l\u2019istituto di credito aveva effettuato sulle mail del dirigente.<\/p>\n<p>La sentenza 2722\/2012 della Corte di Cassazione viene commentata da Giovanni D\u2019Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale \u201cTutela del Consumatore\u201d di Italia dei Valori e fondatore dello \u201cSportello dei Diritti\u201d: \u201cImmediato \u00e8 stato il ricorso del dipendente licenziato: la sezione lavoro ha respinto la tesi difensiva del lavoratore sottolineando che nel caso in questione \u2018il datore di lavoro ha posto in essere una attivit\u00e0 di controllo sulle strutture informatiche aziendali che prescindeva dalla pura e semplice sorveglianza sull\u2019esecuzione della prestazione lavorativa degli addetti, ed era, invece, diretta ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti poi effettivamente riscontrati\u2019. Gli ermellini hanno precisato nella sentenza che il controllo delle mail aziendali era di natura difensiva, dunque \u2018non riguardava l\u2019esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro ma era destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo l\u2019immagine dell\u2019istituto bancario\u2019. La Cassazione per\u00f2 a stabilito che l\u2019attivit\u00e0 del datore di lavoro non era atta a controllare l\u2019attivit\u00e0 lavorativa del dipendente bens\u00ec all\u2019accertamento di comportamenti illeciti da parte dello stesso\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a ieri il datore di lavoro non poteva accedere alle e mail aziendali in quanto vietato dall\u2019articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori: da oggi, invece, se esistono i presupposti per avviare un\u2019indagine su illecito lavorativo del dipendente, allora il \u201ccapo\u201d potr\u00e0 accedere all\u2019e mail del dipendente. 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