{"id":209928,"date":"2012-01-25T14:07:51","date_gmt":"2012-01-25T13:07:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=209928"},"modified":"2012-01-25T18:31:04","modified_gmt":"2012-01-25T17:31:04","slug":"giorno-della-memoria-al-molo-8-44-la-mostra-%e2%80%9ccorpi-come-sacchi%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2012\/01\/giorno-della-memoria-al-molo-8-44-la-mostra-%e2%80%9ccorpi-come-sacchi%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Giorno della Memoria: al Molo 8.44 la mostra \u201cCorpi come sacchi\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Vado<\/strong>. In occasione della giornata della memoria delle vittime della Shoah, che cadr\u00e0 gioved\u00ec 27 gennaio, Molo 8.44, in collaborazione con L\u2019Aned (Asscociazione nazionale ex deportati politici) di Savona, ha organizzato una mostra dal provocatorio titolo \u201cCorpi come sacchi\u201d. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_954\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_954\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Lo spazio \u00e8 delimitato- costruito, ricreato, ridefinito, verrebbe da dire- da pannelli posizionati a svastica esplosa e rovesciata con al centro una gabbia di metallo contenete sacchi di juta appesi con catene al soffitto della grata. Ogni sacco porta un simbolo: quello che serviva ai nazisti per distinguere le varie categorie di prigionieri all\u2019interno di quell\u2019immane tragedia dell\u2019uomo che furono i campi di sterminio. <\/p>\n<p>Un triangolo di colore rosso identificava i prigionieri politici; una stella a sei punte di colore giallo identificava i prigionieri ebrei; un triangolo rosa per gli omosessuali, uno verde per i criminali comuni\u2026 e cos\u00ec via, a capofitto nell\u2019orrore. Nel triste elenco che \u00e8 possibile leggere sulle quaranta stampe che ripercorrono, storicamente, dal 1914 sino al 1945, la fenomenologia di un abominio (le parole, come Primo Levi ben si accorse, non bastano a dire quello che \u00e8 stato). Per questo \u00e8 fondamentale continuare a ricordare. Proprio per questo \u00e8 fondamentale continuare a interrogarsi. Per scongiurare la banalit\u00e0 del male. <\/p>\n<p>Un male che non \u00e8 mai neutro, e questa mostra, passando attraverso sacchi che sono corpi ma che sono anche la riduzione del corpo a merce, lo dice a gran voce- come nella storia raccontata attraverso i documenti ufficiali di Bartolomeo Martini, internato in campo e salvatosi grazie all\u2019aiuto di una coppia di giovani sposi tedeschi che tutte le mattine, di nascosto dalle SS e dai kap\u00f2, lasciavano mezzo tozzo di pane duro fuori dal filo spinato. Una luce di umanit\u00e0 dentro il sozzume, forse l\u2019annuncio di quell\u2019Europa che oggi \u00e8 cos\u00ec in crisi ma che \u00e8 sorta proprio dalle ceneri di se stessa, da quella tragedia che \u00e8 stata nel suo cuore e che mai potr\u00e0 essere cancellata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vado. 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