{"id":207434,"date":"2011-12-14T13:58:04","date_gmt":"2011-12-14T12:58:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=207434"},"modified":"2011-12-14T18:30:36","modified_gmt":"2011-12-14T17:30:36","slug":"uranio-impoverito-il-racconto-del-brigadiere-di-savona-mai-combattuto-battaglia-piu-difficile-lasciato-da-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/12\/uranio-impoverito-il-racconto-del-brigadiere-di-savona-mai-combattuto-battaglia-piu-difficile-lasciato-da-solo\/","title":{"rendered":"Uranio impoverito, il racconto del brigadiere di Savona: &#8220;Mai combattuto battaglia pi\u00f9 difficile, lasciato da solo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona.<\/strong> Sette mesi trascorsi in Bosnia e Kosovo, impegnato in perquisizioni, ricerca di campi di addestramento e campi minati, nel rinvenimento di esplosivi. Un periodo durante il quale \u00e8 stato addestrato a difendersi da nemici visibili e ben individuabili, e a guardarsi le spalle. Le sue, cos\u00ec come quelle di altri compagni di avventura che, come lui, si sono ritrovati anni dopo a combattere una lotta ben pi\u00f9 dura: quella contro il cancro. Spesso senza il supporto necessario.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_255\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_255\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La storia di G.L., 42 anni, vice brigadiere dei carabinieri fino a tre anni fa in servizio a Savona e qui residente, \u00e8 simile a quella di tanti militari contaminati da uranio impoverito: una missione all\u2019estero, compiti rischiosi, il ritorno a casa, una diagnosi impietosa e una richiesta di risarcimento negata.<\/p>\n<p>\u201cDal settembre 2003 all\u2019aprile 2004 sono stato prima in Bosnia e poi in Kosovo con la Msu, la Multinational Specialized Unit, la forza di polizia che aveva compiti di lotta al crimine organizzato e al terrorismo \u2013 racconta il militare savonese \u2013 Al ritorno, come previsto dal protocollo Mandelli, sono stato sottoposto a visite mediche, prima trimestrali e poi annuali. Fino a quando, nel dicembre 2008, mi \u00e8 stato diagnosticato un tumore alla pelle. Di qui parte il mio calvario che non sembra interessare nessuno, almeno non allo Stato che mi ha negato qualsiasi aiuto\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSono stato operato subito d\u2019urgenza al San Paolo di Savona, sottoposto alle cure dell\u2019Ist di Genova, subendo due ulteriori operazioni: nel gennaio del 2009, per asportare i \u2018linfonodi sentinella\u2019, e poi, a seguito del ritrovamento di varie metastasi nella zona latero-cervicale sinistra con conseguente chemioterapia, nel dicembre 2009. Il risultato \u00e8 che sono tre anni che non lavoro e che mi reco nel capoluogo ligure tre volte alla settimana per le cure del caso. Mi \u00e8 stata riconosciuta un\u2019invalidit\u00e0 del 77%, non posso pi\u00f9 svolgere le mansioni come sovrintendente della radio mobile come ho sempre fatto, e conseguentemente mi \u00e8 stato decurtato lo stipendio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon solo: il mio caso \u00e8 stato sottoposto al Comitato di Verifica per le cause di servizio presso il Ministero Economia e Finanze che ha espresso parere negativo. Il che, in altre parole, significa che l\u2019organo preposto non vede un collegamento diretto tra i compiti svolti in missione e la diagnosi di tumore. Compiti che, voglio ricordarlo, erano ad alto rischio e a stretto contatto con quello che tutti chiamano il \u2018nemico invisibile'\u201d.<\/p>\n<p>\u201cOra mi sono affidato ad uno studio legale di Savona per fare ricorso contro questa assurda decisione \u2013 dice G.L. \u2013 Sono stato a Sarajevo, Mostar, Banja Luka, Pristina, Obilic, Mitrovica, e ovunque ho svolto cmpiti operativi mettendo a rischio la mia vita. Ora nessuno vuole riconoscermi alcun risarcimento. Il rapporto informativo relativo alla missione \u00e8 stato compilato in modo approssimativo e analizzato con superficialit\u00e0: il risultato \u00e8 che, come molti miei colleghi, sono stato lasciato solo. Mai avrei pensato che la mia battaglia pi\u00f9 difficile sarebbe cominciata una volta tornato a casa\u201d.<\/p>\n<p>Come anticipato da IVG.it, al caso savonese di G.L. aveva fatto riferimento anche Falco Accame, presidente dell\u2019Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti (Anavafaf). \u201cDa parte del Ministero \u2013 aveva sottolineato Accame \u2013 sta arrivando una pioggia di dinieghi nei risarcimenti, ma ci\u00f2 non pu\u00f2 oscurare la memoria di quanto \u00e8 accaduto. L\u2019Anavafaf ritiene che, quanto meno lo Stato dia un segnale di riconoscimento e riconoscenza verso tutti coloro che hanno affrontato un nemico invisibile e sconosciuto senza adeguate misure di protezione\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Sette mesi trascorsi in Bosnia e Kosovo, impegnato in perquisizioni, ricerca di campi di addestramento e campi minati, nel rinvenimento di esplosivi. Un periodo durante il quale \u00e8 stato addestrato a difendersi da nemici visibili e ben individuabili, e a guardarsi le spalle. 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