{"id":193772,"date":"2011-09-29T11:02:43","date_gmt":"2011-09-29T09:02:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=193772"},"modified":"2011-09-29T16:38:06","modified_gmt":"2011-09-29T14:38:06","slug":"sanita-liguria-bocciata-dal-tdm-liste-dattesa-troppo-lunghe-e-regione-con-il-numero-maggiore-di-parti-cesarei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/09\/sanita-liguria-bocciata-dal-tdm-liste-dattesa-troppo-lunghe-e-regione-con-il-numero-maggiore-di-parti-cesarei\/","title":{"rendered":"Sanit\u00e0, Liguria bocciata dal Tdm: liste d\u2019attesa troppo lunghe e Regione con il numero maggiore di parti cesarei"},"content":{"rendered":"<p><strong>Liguria<\/strong>. Aumento delle difficolt\u00e0 di accesso a visite specialistiche e esami diagnostici connessi al percorso nascita, persistenza di sospetti errori nella pratica medica, difficolt\u00e0 di relazione e mancanza di informazione. Sono alcune delle segnalazioni raccolte dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva che ha analizzato le differenze regionali in merito al tema dei punti nascita e alla sicurezza della donna e del bambino. Dal Rapporto dell&#8217;Osservatorio viene fuori che almeno sette Regioni, tra cui la Liguria (le altre sono Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna), hanno una percentuale di cesarei superiore al 35% e che non accennano a diminuire nel corso degli anni.<\/p>\n<p>A spiccare \u00e8 proprio la Liguria, unica Regione del Nord ad avere percentuali cos\u00ec elevate. Lazio, Puglia e Calabria pur presentando percentuali molto elevate, hanno invece un trend in diminuzione. Le regioni pi\u00f9 virtuose sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Anche la dimensione dei punti nascita, buon indicatore di sicurezza, registra notevoli variazioni tra regione e regione: i Punti nascita in Italia sono 559, di cui 158 con meno di 500 parti l&#8217;anno.<\/p>\n<p>Le Regioni con pi\u00f9 punti nascita sono Sicilia (75, di cui 38 con meno di 500 parti l&#8217;anno) e Lombardia (75, di cui 8 con meno di 500 parti annuali), seguite dalla Campania (72, di cui 22 con meno di 500 parti l&#8217;anno) e dal Lazio (46, di cui 10 con meno di 500 parti l&#8217;anno).<\/p>\n<p>Sul fronte della lotta alle liste di attesa invece le Regioni tardano a mettersi in regola con quanto prevedono le normative nazionali. Dalla ricerca di Cittadinanzattiva emerge che sono 7 le Regioni ancora inadempienti sull&#8217;istituzione dei Cup regionali (Recup): si tratta di Abruzzo, Campania, Calabria, Liguria, Piemonte, Sicilia e Veneto.<\/p>\n<p>Le Regioni si differenziano anche per il numero di prestazioni per le quali hanno stabilito tempi massimi di attesa: si va dalle 125 prestazioni del Piemonte, le 101 della Provincia autonoma di Bolzano e le 100 di Lombardia e Provincia autonoma di Trento, alle situazioni negative di Abruzzo, Calabria, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Toscana ed Umbria che ne hanno definito soltanto 33. Inoltre, i piani regionali di contenimento dei tempi di attesa sono ancora in stand by in numerose Regioni, nonostante la scadenza ultima per presentarli fosse quella del 30 luglio appena trascorso: ad oggi Calabria, Lazio, Basilicata, Piemonte e Sicilia sono inadempienti, nonostante le ultime tre ne avessero anche annunciato la pubblicazione.<\/p>\n<p>&#8220;Il federalismo \u00e8 troppo spesso utilizzato come un alibi: le differenze strutturali esistenti tra le Regioni sono state di fatto legittimate, giustificandole come inevitabili&#8221;, ha spiegato Francesca Moccia, coordinatrice Tdm, aggiungendo che &#8220;non \u00e8giustificabile che in alcuni territori sia data per scontata la violazione sistematica di alcuni diritti fondamentali come l&#8217;equit\u00e0 e l&#8217;universalit\u00e0&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liguria. 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