{"id":175096,"date":"2011-07-13T14:12:25","date_gmt":"2011-07-13T12:12:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=175096"},"modified":"2011-07-13T17:53:55","modified_gmt":"2011-07-13T15:53:55","slug":"rapporto-censis-sui-media-carta-stampata-in-caduta-libera-e-tg-per-vecchi-i-giovani-si-informano-su-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/07\/rapporto-censis-sui-media-carta-stampata-in-caduta-libera-e-tg-per-vecchi-i-giovani-si-informano-su-internet\/","title":{"rendered":"Rapporto Censis sui media: carta stampata in caduta libera e tg per \u201cvecchi\u201d, i giovani si informano su Internet"},"content":{"rendered":"<p>La carta stampata ne esce con le ossa rotte, mentre \u00e8 ormai conclamata l\u2019era dei \u201cconsumi multimediali personali e autogestiti\u201d. Se i giornali tradizionali perdono il 7% dei lettori in due anni, i giovani marcano la differenza e fanno volare gli smartphone: per informarsi usano i telegiornali (69,2%) tanto quanto Google (65,7%) e Facebook (61,5%), e guardano la tv su YouTube (47,6%). E\u2019 quanto emerge dal nono rapporto Censis\/Ucsi sulla comunicazione. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_965\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_965\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_965').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_965\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La ricerca \u201cI media personali nell\u2019era digitale\u201d si sofferma in particolare su otto principali capitoli che danno la misura di quanto l\u2019era digitale stia influenzando palinsesti e fonti d\u2019informazione che diventano sempre pi\u00f9 \u201cfai da te\u201d. Intanto cresce in modo galoppante l\u2019estraneit\u00e0 alla lettura dei mezzi su stampa. E\u2019 l\u2019epoca in cui gli internauti sono diventati la maggioranza. <\/p>\n<p>Il dato centrale \u00e8 quindi il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata. I quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5%). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza). Si tratta di media soprattutto per donne: pi\u00f9 di una su tre legge i settimanali (il 36,4% del totale), mentre solo un uomo su cinque fa altrettanto (il 20,4%). Tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti pi\u00f9 istruiti che hanno letto almeno un libro nell\u2019ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book non decollano (1,7% di utenza). Stabile la lettura delle testate giornalistiche online (+0,5%, con un\u2019utenza del 18,2%), che per\u00f2 non si possono pi\u00f9 considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perch\u00e9 i diversi portali Internet di informazione contano oggi un\u2019utenza pari al 36,6% degli italiani.<\/p>\n<p>L\u2019utenza complessiva della televisione rimane stabile al 97,4% della popolazione italiana. Ma \u00e8 avvenuto un ampio rimescolamento al suo interno. Gli spettatori della tv digitale terrestre sono aumentati di oltre 48 punti percentuali tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76,4% della popolazione, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare mantiene costante la sua quota di telespettatori (il 35,2% degli italiani). La web tv aumenta di ulteriori 2,6 punti percentuali nell\u2019ultimo biennio, con un\u2019utenza complessiva al 17,8%. Mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). <\/p>\n<p>Soprattutto i giovani (14-29 anni) diversificano ampiamente le possibilit\u00e0 attraverso le quali seguire le trasmissioni televisive. Il 95% utilizza la tv tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l\u2019iptv, l\u20191,7% la mobile tv. Anche l\u2019ascolto della radio in generale rimane stabile, sempre a livelli molto alti di utenza (otto italiani su dieci). Si rafforza l\u2019autoradio, con il 65,2% di utenza, incrementando nell\u2019ultimo biennio di 1,4 punti percentuali i suoi ascoltatori. Stabile l\u2019ascolto della radio via Internet (8,4%) o tramite il cellulare (7,8%), in lieve flessione l\u2019uso del lettore mp3 come radio (14,8%), in molti casi soppiantato dagli smartphone.<\/p>\n<p>L\u2019uso del telefono cellulare in generale fa registrare una flessione (-5,5% tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi. E c\u2019\u00e8 una migrazione dell\u2019utenza dagli apparecchi basic (-8%), con funzioni limitate alle sole telefonate e all\u2019invio e ricezione degli sms, agli smartphone (+3,3%, con un\u2019utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani). Va ricordato che questi dati non rilevano il possesso dell\u2019apparecchio, bens\u00ec ne misurano l\u2019utilizzo effettivo.<\/p>\n<p>Cresce l\u2019utenza di Internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l\u2019esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si spacca tra l\u201987,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti pi\u00f9 istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.<\/p>\n<p>Se una met\u00e0 del Paese ha compiuto il salto oltre la soglia del digital divide, che va attenuandosi, il press divide invece aumenta. E\u2019 il nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno pi\u00f9. Ancora una volta \u00e8 la fotografia di una societ\u00e0 divisa in due. Da una parte, il 54,4% di italiani che si accostano ai mezzi a stampa, accompagnati o meno da altri media, diminuiti rispetto al 60,7% del 2009. Dall\u2019altra, il 45,6% estraneo a questi media, percentuale aumentata rispetto al 39,3% di due anni fa. Che si tratti di persone che guardano solo la televisione oppure di raffinati acrobati del surfing su Internet, se leggono qualcosa lo fanno solo attraverso lo schermo. I giovani vivono abitualmente in rete (l\u201984,6%) e sono proprio loro, con una quota del 53,3%, ad abbandonare maggiormente la lettura di testi a stampa (nel 2009 quest\u2019ultima percentuale si fermava al 35,8% della popolazione giovanile).<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 l\u2019utente a spostarsi all\u2019interno dell\u2019ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, per scegliere il contenuto che pi\u00f9 gli interessa secondo le modalit\u00e0 e i tempi che pi\u00f9 gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti \u201cfatti su misura\u201d. <\/p>\n<p>Indipendentemente dall\u2019uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi tv scaricati tramite il web da altre persone. Il dato relativo ai giovani che guardano i programmi su YouTube sale al 47,6% (il 20,1% lo fa abitualmente). Il 36,2% dei giovani, inoltre, segue programmi scaricati da altri (si tratta di ragazzi che si scambiano file tra di loro) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv. Nei programmi seguiti via Internet, musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell\u2019interesse.<\/p>\n<p>Nel mondo dell\u2019informazione, la centralit\u00e0 dei telegiornali \u00e8 ancora fuori discussione, visto che l\u201980,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, per\u00f2, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo il televideo (45%), ci sono i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l\u2019et\u00e0 (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le \u201capp\u201d per gli smartphone sono al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%.<\/p>\n<p>Dei giornalisti \u00e8 diffusa una rappresentazione di scarsa indipendenza ed eccessivo legame con il potere, politico o finanziario. Nonostante l\u201980,9% li consideri molto o abbastanza informati, il 76,8% competenti e il 71,7% chiari nell\u2019esposizione dei fatti, per il 67,2% sono poco indipendenti e per il 67,8% molto o abbastanza spregiudicati. Questo li rende poco affidabili agli occhi della met\u00e0 della popolazione (il 49,8%). Tra i giudizi negativi spicca il dato sulle smanie di protagonismo dei professionisti dell\u2019informazione, giudicate eccessive dal 76,3% degli italiani. In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l\u2019opinione degli italiani: 5,74 \u00e8 il voto medio di credibilit\u00e0 della televisione e 5,95 \u00e8 il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e Internet (6,55), percepita come un mezzo pi\u00f9 libero e \u201cdisinteressato\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La carta stampata ne esce con le ossa rotte, mentre \u00e8 ormai conclamata l\u2019era dei \u201cconsumi multimediali personali e autogestiti\u201d. 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