{"id":174019,"date":"2011-07-08T00:02:06","date_gmt":"2011-07-07T22:02:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=174019"},"modified":"2011-07-08T11:21:08","modified_gmt":"2011-07-08T09:21:08","slug":"delitto-genta-depositate-le-motivazioni-della-sentenza-dangelo-scagionato-dal-supertestimone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/07\/delitto-genta-depositate-le-motivazioni-della-sentenza-dangelo-scagionato-dal-supertestimone\/","title":{"rendered":"Delitto Genta, depositate le motivazioni della sentenza: D\u2019Angelo \u201cscagionato\u201d dal supertestimone"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona<\/strong>. Trentasette pagine per spiegare perch\u00e9 Giancarlo D&#8217;Angelo non \u00e8 l&#8217;assassino di Alberto Genta, il faccendiere di Altare scomparso misteriosamente scomparso tra il 7 e l&#8217;8 maggio del 2003 e il cui cadavere non \u00e8 mai stato trovato. Dalle motivazioni della sentenza del processo, depositate nei giorni scorsi, si capisce che D&#8217;Angelo, assolto a marzo perch\u00e9 il fatto non sussiste dall\u2019accusa di omicidio volontario (il pm Scolastico aveva chiesto 21 anni di carcere), deve ringraziare, oltre ad una serie di coincidenze venute fuori nel corso del dibattimento, soprattutto Piergiorgio Crocco, ferroviere in pensione, che si \u00e8 rivelato essere il testimone chiave per la difesa. Crocco si \u00e8 infatti ricordato di aver visto vivo il faccendiere altarese l\u20198 maggio del 2003. <\/p>\n<p>Nelle motivazioni, scritte del giudice estensore Marco Rossi, viene spiegato come e perch\u00e9, se \u00e8 certo che Genta \u00e8 morto, anche se il corpo non si \u00e8 mai trovato (&#8220;non avrebbe mai lasciato in casa soldi e oggetti di valore, lui che al denaro era legato in modo quasi maniacale&#8221;), non si pu\u00f2 provare con altrettanta sicurezza che sia stato assassinato: potrebbe essere infatti perito di morte naturale o per qualche incidente. E poi, elemento chiave, non c\u2019\u00e8 nessuna prova di una qualche responsabilit\u00e0 di D\u2019Angelo. Anche perch\u00e9, ed \u00e8 forse l\u2019unico elemento fermo stabilito dai giudici togati e popolari, &#8220;Genta era certamente vivo l\u20198 maggio 2003&#8221; come si legge nelle motivazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;insieme degli elementi portati dall\u2019accusa, definiti &#8220;puramente indiziari, non gravi, n\u00e9 precisi o concordanti&#8221;, avrebbe potuto portare comunque &#8220;ad un\u2019assoluzione dell\u2019imputato al pi\u00f9 con una formula dubitativa, visti gli elementi scarsi e contraddittori, non capaci di superare il ragionevole dubbio indicato dalla legge&#8221;. In pi\u00f9, ed \u00e8 questo il passaggio cruciale della sentenza, &#8220;risulta che un testimone preciso nelle dichiarazioni rese, attendibibile, dettagliato e del tutto estraneo alle vicende di Genta, D\u2019Angelo e dei loro &#8216;amici&#8217;, abbia visto Alberto Genta vivo e vegeto la mattina dell\u20198 maggio 2003, cio\u00e8 il giorno dopo quello in cui, secondo la pubblica accusa, l\u2019imputato lo avrebbe ucciso&#8221;.<\/p>\n<p>Quel giorno Crocco, all\u2019epoca responsabile della gestione merci della stazione di San Giuseppe di Cairo, aveva acquistato come tutti gli anni l\u20198 maggio, festa della Mamma, un vasetto di fiori da portare al cimitero. Uscendo dall\u2019ufficio per bagnare i fiori, aveva notato Genta, che conosceva, fermo sul secondo binario, con un abito azzurro e una valigetta in mano. &#8220;Capo, questo treno che sta arrivando sul secondo binario da Savona, trova la coincidenza per la Francia?&#8221; aveva chiesto il faccendiere a Crocco. Il ferroviere &#8220;non aveva mai pensato di andare dai carabinieri a raccontare l\u2019episodio, perch\u00e9 lo riteneva superfluo e non voleva avere problemi&#8221;. Quando per\u00f2, dopo un p\u00f2 di tempo, per caso, aveva incontrato D\u2019Angelo a Cairo e aver saputo da lui che la data di scomparsa di Genta era il 7 maggio, aveva colto l&#8217;importanza di averlo visto vivo il giorno successivo. &#8220;Sono state rivolte al teste una pluralit\u00e0 di domande per saggiarne l\u2019attendibilit\u00e0, ma questi ga sempre risposto in modo coerente, non si \u00e8 mai contraddetto, \u00e8 risultato pacato, calmo e irremovibile nel proprio ricordo&#8221; concludono i giudici dell\u2019Assise parlando del testimone.<\/p>\n<p>&#8220;E\u2019 una sentenza molto ben fatta, che ci soddisfa&#8221; \u00e8 invece il commento a caldo dell&#8217;avvocato Attilio Bonifacino che, con Carlo Risso, in questi anni, ha difeso D&#8217;Angelo. &#8220;Emergono e sono rafforzati tutti i dubbi che avevamo espresso circa gli indizi a carico di D\u2019Angelo, il movente ipotizzato, le circostanze della scomparsa di Genta. Una sentenza che ci conforta su molte cose se non tutte, e che non poteva che concludere con l\u2019assoluzione per D\u2019Angelo&#8221; conclude Bonifacino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Trentasette pagine per spiegare perch\u00e9 Giancarlo D&#8217;Angelo non \u00e8 l&#8217;assassino di Alberto Genta, il faccendiere di Altare scomparso misteriosamente scomparso tra il 7 e l&#8217;8 maggio del 2003 e il cui cadavere non \u00e8 mai stato trovato. 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