{"id":173418,"date":"2011-07-05T17:08:15","date_gmt":"2011-07-05T15:08:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=173418"},"modified":"2011-07-05T17:08:15","modified_gmt":"2011-07-05T15:08:15","slug":"manovra-finanziaria-lopinione-di-nicola-isetta-coordinatore-provinciale-sel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/07\/manovra-finanziaria-lopinione-di-nicola-isetta-coordinatore-provinciale-sel\/","title":{"rendered":"Manovra Finanziaria: l&#8217;opinione di Nicola Isetta, coordinatore provinciale Sel"},"content":{"rendered":"<p>Tanto per non cambiare, ad essere colpiti dalla manovra Finanziaria sono i soliti noti. Accanto a questo, l\u2019aspetto pi\u00f9 macroscopico della scelta governativa, \u00e8 quello di spostare al biennio 2013-2014 il grosso della manovra (40 miliardi se non pi\u00f9). Con l\u2019evidente l\u2019intenzione di scaricare tutto sulle spalle del governo che verr\u00e0.<\/p>\n<p>La motivazione centrale di questa manovra \u00e8 fondata sul fatto che\u00a0 il pareggio di bilancio e la riduzione del debito siano obiettivi e vincoli irrinunciabili ed ineludibili, in quanto posti dall\u2019ultimo consiglio europeo di fine marzo. In considerazione di ci\u00f2\u00a0 la discussione verterebbe, quindi, soltanto sulle modalit\u00e0 del loro raggiungimento. Gli obiettivi sono modificabili. Se cos\u00ec non fosse la differenza tra destra e sinistra si ridurrebbe entro ambiti molto stretti e scivolosi, nel senso che l\u2019una potrebbe giocare la parte dell\u2019altra, pi\u00f9 o meno come sta avvenendo ora in Grecia, dove, a fronte dei diktat degli organi di governo europei e dei mercati finanziari.<br \/>\nDobbiamo innanzitutto dire che\u00a0 non \u00e8 affatto vero che l\u2019Europa non possa agire diversamente nei confronti della vicenda greca,\u00a0 e per estensione di tutti gli altri paesi a rischio, fra cui compare anche l\u2019Italia. Non \u00e8 vero che l\u2019azzeramento del deficit entro il 2014 e l\u2019abbattimento dello stock del debito in ragione di un ventesimo all\u2019anno della differenza che ci separa dall\u2019attuale livello del rapporto debito\/Pil (118,5%) e il famigerato parametro di Maastricht del 60%, siano nel caso italiano gli unici obiettivi perseguibili, validi tanto per la destra come per la sinistra, salvo i modi pi\u00f9 o meno gentili per perseguirli.<\/p>\n<p>Va ricordato per l\u2019ennesima volta che la spesa sociale italiana,\u00a0 la solita vittima dei tagli della manovra di Tremonti,\u00a0 non \u00e8 affatto la pi\u00f9 elevata nel contesto europeo. Se consideriamo la spesa primaria, ovvero la spesa pubblica per soddisfare i bisogni primari dei cittadini ( come istruzione, sanit\u00e0, welfare, assistenza ) al netto degli interessi, si vedr\u00e0 che la sua incidenza sul Pil colloca l\u2019Italia agli ultimi posti della classifica. Per l\u2019esattezza occupiamo il 21\u00b0 posto nella spesa primaria in percentuale sul Pil. Al primo posto c\u2019\u00e8 ovviamente la Danimarca, ma pi\u00f9 spendaccioni di noi sono anche l\u2019Ungheria e la Repubblica Ceca, per citare paesi non particolarmente celebri in materia di welfare state. La nostra percentuale \u00e8 del 32,4% (dati 2010), mentre la media dell\u2019area Euro \u00e8 del 37,8%.<\/p>\n<p>Eppure la manovra del governo si abbatte sui soliti noti. I pensionati cui si nega la rivalutazione a partire da pensioni molto modeste, le donne, di cui si ripropone l\u2019allungamento della vita lavorativa, senza alcun riguardo al tipo di lavoro che effettivamente viene compiuto, o gli insegnanti di sostegno, a dimostrazione che i portatori di handicap sono argomento di carit\u00e0 e non di politica statuale nel nostro paese.<\/p>\n<p>Contemporaneamente il governo avanza una linea di riforma fiscale pesantemente regressiva, basata sul principio di tre aliquote e della riduzione della pressione fiscale apparente, che favorirebbe tutti i percettori di redditi alti e violerebbe ancora di pi\u00f9 il principio di progressivit\u00e0 contenuto nella nostra carta costituzionale. Tale riforma diminuirebbe perci\u00f2 il volume complessivo delle entrate dello stato, spingendo sempre pi\u00f9 le manovre di aggiustamento di bilancio verso la riduzione della spesa sociale.<\/p>\n<p>Nessuno schieramento politico che voglia proporsi come un\u2019alternativa seria al berlusconismo pu\u00f2 caricarsi sulle spalle una simile eredit\u00e0. Non ci pu\u00f2 essere nessuna continuit\u00e0 di indirizzi entro questa manovra finanziaria ed economica tra l\u2019attuale maggioranza e quella che, eventualmente, dovesse prevalere nelle prossime elezioni politiche. Va detto subito, qui e nel contesto europeo.<br \/>\nLa riduzione del deficit e\u00a0 del debito non deve necessariamente essere\u00a0 portato dalla riduzione delle spese,\u00a0 ma l\u2019aumento della sua qualit\u00e0. Ed \u00e8 proprio questa valutazione che pu\u00f2 fare da volano a un nuovo tipo di sviluppo che aumentando e migliorando la crescita sociale ed economica del paese pu\u00f2 venire incontro alle sue esigenze finanziarie.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 questo non riguarda solo il caso italiano, ma certamente da subito tutti i paesi mediterranei\u00a0 e in prospettiva l\u2019Europa tutta, \u00e8 difficile immaginare una manovra finanziaria all\u2019altezza della necessit\u00e0 di uscire dalla crisi economica, senza una rinegoziazione e una modifica profonda dei pilastri dell\u2019economia e della finanza europea. Un paese solo non pu\u00f2 farcela, ma un\u2019alleanza fra pi\u00f9 Paesi potrebbe nel concerto europeo formare quella massa critica capace di impensierire una Germania non pi\u00f9 tanto sicura dei propri assetti politici interni e di fare rientrare i rigurgiti di neoliberismo che stanno dietro le decisioni di Bruxelles e che coprono le responsabilit\u00e0 dei singoli governi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Nicola Isetta<br \/>\nCoordinatore Provinciale Sinistra Ecologia Libert\u00e0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanto per non cambiare, ad essere colpiti dalla manovra Finanziaria sono i soliti noti. Accanto a questo, l\u2019aspetto pi\u00f9 macroscopico della scelta governativa, \u00e8 quello di spostare al biennio 2013-2014 il grosso della manovra (40 miliardi se non pi\u00f9). Con l\u2019evidente l\u2019intenzione di scaricare tutto sulle spalle del governo che verr\u00e0. 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