{"id":169493,"date":"2011-06-26T14:04:27","date_gmt":"2011-06-26T12:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=169493"},"modified":"2011-06-26T15:03:31","modified_gmt":"2011-06-26T13:03:31","slug":"bye-nucleare-l%e2%80%99aper-%e2%80%9cl%e2%80%99energia-da-rinnovabili-nel-2020-potrebbe-arrivare-al-40%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/06\/bye-nucleare-l%e2%80%99aper-%e2%80%9cl%e2%80%99energia-da-rinnovabili-nel-2020-potrebbe-arrivare-al-40%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Bye Nucleare, l\u2019Aper: \u201cL\u2019energia da rinnovabili nel 2020 potrebbe arrivare al 40%\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Tramontata l\u2019idea del nucleare, in Italia, si avanti tutta con le rinnovabili. Gli investimenti complessivi per la produzione di nuova energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni ammonteranno a circa 100 miliardi e porteranno al raddoppio della produzione, del fatturato e degli occupati. Questo almeno \u00e8 quanto sostiene Marco Pigni, direttore di Aper, l\u2019Associazione produttori energie rinnovabili, che fa il punto sulle prospettive delle fonti rinnovabili dopo la bocciatura del nucleare nel referendum.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cLo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese \u2013 spiega Pigni \u2013 er\u00e0 gi\u00e0 previsto. L\u2019Italia infatti ha recepito la direttiva comunitaria che indica nel 2020 l\u2019obiettivo del 17% di energia da fonti rinnovabili sui consumi energetici finali. Ora con l\u2019abbandono del nucleare ci sar\u00e0 certamente una ulteriore spinta in quanto rispetto al piano del governo che prevedeva di produrre dal nucleare circa il 25% del fabbisogno elettrico. Si tratta di circa 70 miliardi di Kwh previsti dal nucleare che andranno redistribuiti tra rinnovabili e termoelettrico di ultima generazione\u201d.<\/p>\n<p>Per Pigni \u00e8 ragionevole stimare che circa 40 mld di kwh dei 70 previsti da nucleare arriveranno dalle rinnovabili mentre gli altri 30 dal termoelettrico. \u201cCi\u00f2 significa che al 2020 dei 340 mld di kwh di energia elettrica previsti 150 mld arriveranno dalle rinnovabili e 190 dal termoelettrico. In pratica l\u2019energia elettrica da rinnovabili al 2020 potrebbe passare dal 27% attualmente previsto al 40%. Si tratta -spiega Pigni- di un obiettivo ragionevolmente fattibile che le aziende del settore ritengono raggiungibile\u201d.<\/p>\n<p>Ma la questione centrale, accanto agli obiettivi, \u00e8 anche il modo in cui si raggiungono. \u201cOgni regione \u2013 sottolinea Pigni \u2013 dovr\u00e0 elaborare dei nuovi piani energetici regionali sulla base delle proprie vocazioni ed in modo che gli obiettivi nazionali risultino dalla virtuosa sommatoria dei 20 obiettivi regionali. Ci\u00f2 significa che al Sud andr\u00e0 sviluppato di pi\u00f9 il fotovoltaico tradizionale e l\u2019eolico, al Centro e al Nord le bioenergie, il geotermico, l\u2019idroelettrico e e il fotovoltaico innovativo integrato negli edifici\u201d. Un obiettivo realizzabile, quello di portare la produzione di energia elettrica da rinnovabili al 40% del fabbisogno del paese, a condizione che ci si muova con chiarezza e sollecitando gli investimenti necessari.<\/p>\n<p>\u201cSi tratta \u2013 sottolinea Pigni \u2013 di raddoppiare in 10 anni il fatturato del settore, portandolo dai 30 mld attuali a 60-70 mld, e il numero degli addetti dagli attuali 120.000 a 240.000\u201d. Una operazione che necessita di investimenti significativi stimati in complessivi 100 mld nel decennio, a fronte di un onere relativo ai nuovi impianti a carico delle bollette elettriche pari a circa 10 mld sempre nel decennio. \u201cPer quanto riguarda i finanziamenti pubblici \u2013 spiega Pigni \u2013 occorre far salire l\u2019attuale prelievo in bolletta dal 4% all\u2019 7-8 % . Si tratta di attivare un processo che prevede circa 10 miliardi di investimenti ogni anno per i prossimi 10 anni\u201d. Il rilancio delle rinnovabili, ad avviso di Pigni, deve essere anche l\u2019occasione per disegnare una nuova politica industriale per il paese.<\/p>\n<p>\u201cAttualmente \u2013 spiega \u2013 sia il fotovoltaico che l\u2019eolico sono alimentati al 70% da materiali e tecnologie straniere. Dobbiamo porci l\u2019obiettivo di portare l\u2019industria italiana a produrre almeno il 50% dei materiali necessari alle due fonti rinnovabili. In questo momento importiamo per quanto riguarda l\u2019eolico da Danimarca, Germania, Spagna e Usa, mentre per quanto riguarda il solare importiamo da Cina, Giappone, Usa e Germania. Negli altri settori, come le bioenergie abbiamo una migliore tradizione italiana e la tecnologia italiana produce circa il 60% dei materiali necessari. Paradossalmente, i dati dicono che il nostro paese, nonostante avesse rinunciato al nucleare con il referendum dopo il disastro di Chernobyl, non ha sviluppato una adeguata tecnologia a supporto delle fonti rinnovabili\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE ci\u00f2 perch\u00e8 \u00e8 stata operata la scelta di puntare su gas e petrolio ritenendo le rinnovabili marginali. Nel periodo 2000-2010 si \u00e8 continuato a installare centrali a turbogas. Mentre gli altri paesi hanno creduto alle rinnovabili investendo in ricerca e sviluppo nel settore \u2013 afferma ancora Pigni \u2013 l\u2019Italia ha mostrato miopia. Ora dobbiamo recuperare il terreno perso. Possiamo farlo investendo sulle rinnovabili di seconda generazione come il solare termodinamico, la geotermia e le acque superficiali. Occorre investire in ricerca e puntare anche sui biocarburanti di seconda generazione come i biocarburanti da legno di scarto, il bioliquido e il biogas da manutenzione boschiva\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tramontata l\u2019idea del nucleare, in Italia, si avanti tutta con le rinnovabili. Gli investimenti complessivi per la produzione di nuova energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni ammonteranno a circa 100 miliardi e porteranno al raddoppio della produzione, del fatturato e degli occupati. 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