{"id":154881,"date":"2011-04-19T17:05:15","date_gmt":"2011-04-19T15:05:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=154881"},"modified":"2011-04-20T10:57:41","modified_gmt":"2011-04-20T08:57:41","slug":"il-guardian-fa-i-conti-dove-vanno-a-finire-i-soldi-pubblici-in-liguria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/04\/il-guardian-fa-i-conti-dove-vanno-a-finire-i-soldi-pubblici-in-liguria\/","title":{"rendered":"Il Guardian fa i conti: dove vanno a finire i soldi pubblici in Liguria"},"content":{"rendered":"<p>La sensibilit\u00e0 degli inglesi per la spesa pubblica \u00e8 notevolmente superiore a quella italiana. E\u2019 un fatto arcinoto. Tanto che nel vuoto di iniziative nostrane proprio un grafico del \u201cGuardian\u201d, precisamente del <a href=\"http:\/\/www.guardian.co.uk\/news\/datablog\/interactive\/2011\/apr\/19\/italy-public-spending-visualisation\" target=\"_blank\">Data Blog<\/a> del noto quotidiano britannico, fa i conti dei denari pubblici spesi nel Belpaese a seconda del settore d\u2019intervento, con una mappa che nasce dall\u2019iniziativa \u201cWhere does my money go\u201d, un\u2019idea volta a far capire ai cittadini come vengono spesi i soldi che ogni anno si versano all\u2019erario.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_739\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_739\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Si possono visualizzare due <a href=\"http:\/\/www.guardian.co.uk\/news\/datablog\/interactive\/2011\/apr\/19\/italy-public-spending-visualisation\" target=\"_blank\">treemap<\/a>, una con la ripartizione del denaro pubblico per funzione, l\u2019altra per regione. I dati italiani sono stati raccolti attraverso giornalisti, funzionari e volontari che li hanno caricati sulla piattaforma online in una maratona di 48 ore cominciata al Festival del Giornalismo di Perugia. In realt\u00e0 il grafico segnalato da Simon Rogers, news editor del \u201cGuardian\u201d, non va oltre i dati del 2008. Merita comunque l\u2019interesse per monitorare l\u2019andamento della spesa durante gli anni, a partire dal 1996.<\/p>\n<p>Il flusso di denari pubblici mastodontico si incanala verso la previdenza sociale, con la cifra iperbolica di 285 miliardi di euro. Segue la sanit\u00e0 con 105 miliari e l\u2019amministrazione pubblica con 103. Poi istruzione (57,3 miliardi), oneri non ripartibili (38,9), interventi in campo sociale (34,3) e difesa (18,3). Proprio quest\u2019ultimo capitolo di spesa, quello della difesa, ha fatto segnare aumento boom in un anno, con il passaggio dal 2007 al 2008 del +30,1%.<\/p>\n<p>Il colpo d\u2019occhio di questa particolare \u201cwebcartografia\u201d \u00e8 utile anche per visualizzare la spesa nelle singole regioni. In Liguria la voce prevalente \u00e8 quella di previdenza e integrazioni salariali: 10 miliardi e 600 milioni. Il dato, quindi, riflette il dato nazionale. Ci sono poi 3,24 miliardi impiegati nel mantenimento dell\u2019amministrazione generale e, capitolo prioritario, la sanit\u00e0: con una spesa quasi 3 miliardi di euro. Seguono istruzione (1,25 miliardi), interventi sociali (969 milioni) e trasporti (940 milioni).<\/p>\n<p>Seguono le altre voci: oneri non ripartibili (812 milioni), difesa (654), sicurezza pubblica (522), industria e artigianato (399), viabilit\u00e0 (377), cultura e servizi ricreativi (228), ambiente (218), giustizia (210), smaltimento dei rifiuti (143), edilizia abitativa e urbanistica (118), ricerca e sviluppo (99,8), altri interventi in campo economico (90,7), formazione (73,7), fognature e depurazione acque (61,2), turismo (58,8), telecomunicazioni (40,4), commercio (38,2), interventi igienico-sanitari (28,7), agricoltura (27,5), lavoro (8,67).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sensibilit\u00e0 degli inglesi per la spesa pubblica \u00e8 notevolmente superiore a quella italiana. E\u2019 un fatto arcinoto. 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