{"id":154747,"date":"2011-04-19T10:27:48","date_gmt":"2011-04-19T08:27:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=154747"},"modified":"2011-04-19T15:19:35","modified_gmt":"2011-04-19T13:19:35","slug":"scomparsa-di-pietro-ferrero-limprenditore-ciclista-amava-pedalare-sulle-strade-savonesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/04\/scomparsa-di-pietro-ferrero-limprenditore-ciclista-amava-pedalare-sulle-strade-savonesi\/","title":{"rendered":"Addio a Pietro Ferrero, l\u2019imprenditore che amava pedalare sulle strade savonesi"},"content":{"rendered":"<p>La bici era una delle sue grandi passioni. Proprio la bicicletta l\u2019aveva portato anche ad amare i panorami \u201cnostrani\u201d e le strade del savonese. Pietro Ferrero, l\u2019imprenditore 48enne, ad della celebre casa dolciaria di Alba, scomparso ieri, era infatti solito farsi qualche pedalata anche in Riviera: quando poteva si ritagliava un\u2019ora o, nei pochi week end liberi, una mezza giornata per fare un giro sulle colline delle Langhe, a volte scavallando le Alpi Marittime, fino a Savona appunto. Ed era in sella anche 24 ore fa, in Sud Africa, quando \u00e8 morto all\u2019improvviso. Le dinamiche dell\u2019incidente sono tutte da chiarire, ma sembra che Pietro sia stato colpito da un malore, forse un infarto. Proprio come suo nonno, Pietro anche lui, morto per un colpo al cuore a soli 51 anni.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_854\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_854\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Pietro aveva casa a Cape Town, era in Sud Africa con il pap\u00e0, il signor Michele (cos\u00ec tutti chiamano il patriarca dell\u2019azienda) che a 86 anni continua a occuparsi di tutto, e una trentina di dirigenti. Pietro era nato l\u201911 settembre 1963, dal 1997 era Ceo, con il fratello Giovanni (di un anno pi\u00f9 giovane), della Ferrero International, holding lussemburghese del gruppo che conta 38 societ\u00e0 operative, 18 stabilimenti e oltre 20 mila dipendenti in quattro continenti. Pietro, pi\u00f9 chiuso e introverso, si occupava di prodotti e produzione. Giovanni, pi\u00f9 estroverso, da Bruxelles gestisce marketing e promozione.<\/p>\n<p>I fratelli, sotto l\u2019attento occhio del signor Michele, l\u2019inventore dei Rocher (sfornati al ritmo di 900 pezzi al minuto), della Nutella, degli ovetti Kinder e di tutti i prodotti che hanno fatto la fortuna del gruppo, avevano cominciato a frequentare stabilimenti e uffici fin da quando avevano 12 anni. Pietro si era laureato in biologia a Torino, dopo che nel 1975, nel pieno della stagione dei rapimenti, il pap\u00e0 aveva costretto i figli a trasferirsi a Bruxelles. Aveva cominciato fin da subito a occuparsi della parte produttiva, gestiva con attenzione, tra le altre cose, Soremartech, la subholding della famiglia proprietaria di tutti i brevetti del gruppo e vero e proprio centro di ricerca e sviluppo. E con il passare degli anni Pietro aveva sviluppato un interesse anche per la finanza, specializzazione guardata sempre con insofferenza dalla famiglia Ferrero. Passione per la finanza che lo aveva portato a entrare nel consiglio di amministrazione della Ras, nel consiglio consultivo di Deutsche Bank e, fino all\u2019ottobre 2002, nel cda di Mediobanca. Tanta finanza, ma senza mai la tentazione di entrare in Borsa, vista come il fumo negli occhi dal signor Michele e tutta la famiglia, anche se la Ferrero \u00e8 sempre citata come esempio virtuoso che farebbe un gran bene a Piazza Affari e ai risparmiatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bici era una delle sue grandi passioni. 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