{"id":147432,"date":"2011-03-22T08:51:19","date_gmt":"2011-03-22T07:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=147432"},"modified":"2011-03-22T08:51:19","modified_gmt":"2011-03-22T07:51:19","slug":"la-guerra-in-libia-secondo-sel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/03\/la-guerra-in-libia-secondo-sel\/","title":{"rendered":"La guerra in Libia secondo Sel"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa guerra contro la Libia e\u00b4  la risposta piu\u00b4 sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si e\u00b4 affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l\u00b4avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l\u00b4obiettivo di mantenere l\u00b4integrita\u00b4 e l\u00b4autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi dalla guerra e l\u00b4immediata predisposizione degli strumenti piu\u00b4 adeguati per garantire ad essi un\u00b4accoglienza su tutto il territorio europeo\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_594\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_594\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_594').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_594\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cA meno di ventiquattro ore dall\u00b4avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario piu\u00b4 probabile e\u00b4 quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell\u00b4Onu, ivi compresa l\u00b4invasione militare terrestre delle forze della coalizione. Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall\u00b4avvio dei bombardamenti francesi, che l\u00b4obiettivo da perseguire e\u00b4 quello di \u201candare fino in fondo\u201d, prefigurando uno scenario di guerra che e\u00b4  ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPer questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Liberta\u00b4, avevamo espresso la netta contrarieta\u00b4 per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l\u00b4uso dell\u00b4offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l\u00b4Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione e\u00b4  tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell\u00b4intervento politico della comunit\u00e0 internazionale, che non e\u00b4 riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all\u00b4indispensabile e totale embargo del commercio delle armi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio piu\u00b4 grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresi\u00b4 convinti che ogni qual volta la parola \u201cumanitario\u201d si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora piu\u00b4 gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade cos\u00ec che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l\u00b4intervento repressivo dell\u00b4Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, pi\u00f9 recentemente, in Costa d\u00b4Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunit\u00e0 internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani. Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu\u00b4 per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall\u00b4Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l\u00b4immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiamo stati fin dall\u00b4inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioni che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell\u00b4Egitto, cosi\u00b4 come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta\u00b4 e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l\u00b4Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio\u00b4 che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell\u00b4orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle societ\u00e0. E\u00b4 evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta\u00b4 fossero le forze della societa\u00b4 civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi. Per noi il no alla guerra e l\u00b4inimicizia e l\u00b4avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia. Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all\u00b4articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell\u00b4Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l\u00b4Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l\u00b4apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l\u00b4applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un\u00b4 intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili\u201d. <\/p>\n<p>\u201cPer ottenere questo risultato e\u00b4 fondamentale il coinvolgimento dell\u00b4Unione Africana e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall\u00b4intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell\u00b4intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell\u00b4Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all\u00b4attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell\u00b4area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili. Siamo molto preoccupati per cio\u00b4 che l\u00b4intervento militare puo\u00b4 voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell\u00b4area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell\u00b4occidente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cRiteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell\u00b4Europa. L\u00b4iniziativa francese e l\u00b4inerzia tedesca rappresentano l\u00b4evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilit\u00e0 dei governi europei, in cui l\u00b4Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt\u00b4altre responsabilita\u00b4. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la \u201ccontinuazione dell\u00b4inesistenza della politica\u201d. Si affronti l\u00b4emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu\u00b4 grande violazione dei diritti umani Gheddafi l\u00b4ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovr\u00e0 rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l\u00b4opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace e\u00b4 l\u00b4unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. Costruire la pace significa dire la verita\u00b4, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre\u201d.<\/p>\n<p>Sinistra Ecologia Libert\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa guerra contro la Libia e\u00b4 la risposta piu\u00b4 sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si e\u00b4 affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. 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