{"id":145661,"date":"2011-03-14T16:47:23","date_gmt":"2011-03-14T15:47:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=145661"},"modified":"2011-03-14T19:35:29","modified_gmt":"2011-03-14T18:35:29","slug":"disastro-in-giappone-centro-orientalistico-celso-siamo-in-contatto-con-una-quindicina-di-collaboratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/03\/disastro-in-giappone-centro-orientalistico-celso-siamo-in-contatto-con-una-quindicina-di-collaboratori\/","title":{"rendered":"Disastro in Giappone, centro orientalistico Celso: \u201cSiamo in contatto con una quindicina di collaboratori\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Genova<\/strong>. Uno scenario surreale: il Giappone, quattro giorni dopo il terribile sisma che ha sconvolto le coste del sud est nipponico, continua a fare i conti con una catastrofe dalle proporzioni bibliche. Le vittime accertate sono 5 mila, ma secondo le stime potrebbero anche raddoppiare, in un ipotetico bilancio finale. Le due esplosioni nella centrale di Fukushima, con 11 feriti accertati e la possibilit\u00e0 di un inizio di fusione, riaccendono l\u2019incubo del nucleare non solo in Giappone ma nel mondo intero.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_591\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_591\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Eppure, apparentemente, per le strade di Tokio la vita sembra continuare in un\u2019atmosfera di surreale normalit\u00e0, nonostante l\u2019emergenza nazionale, la borsa a picco e lo spettro di una nuova Chernobyl. \u201cI giapponesi \u2013 spiega Alberto De Simone, direttore Celso Istituto di Studi Orientali Genova \u2013 sono da sempre abituati a situazioni di instabilit\u00e0 per quanto riguarda il mare e la terra. La reazione che hanno avuto, anche di fronte a questa catastrofe, non deve stupire. Caratterialmente e culturalmente sanno reagire a questo tipo di difficolt\u00e0\u201d. L\u2019isituto di studi orientali, racconta poi De Simone, \u00e8 costantemente in contatto con una quindicina di collaboratori che attualmente si trovano in Giappone.<\/p>\n<p>\u201cFortunatamente sono quasi tutti dislocati nel territorio circostante Tokyo e nella zona settentrionale, non hanno vissuto in prima persona il terribile evento, anche se sono evidentemente scossi e riportano dal \u2018vivo\u2019 quello che da giorni noi vediamo da lontano. Solo una famiglia di un nostro collaboratore abita vicino al luogo dove si \u00e8 abbattuto il sisma, ma non \u00e8 stata toccata. Nel frattempo i nostri studenti sono molto preoccupati, cercano di monopolizzare gli insegnanti per avere un punto di vista molto pi\u00f9 ravvicinato\u201d.<\/p>\n<p>Ad oggi le testimonianze pi\u00f9 allarmanti riguardano il pericolo nucleare, che, con le esplosioni nella centrale di Fukushima, da due giorni tiene tutto il mondo con il fiato sospeso. \u201cAbbiamo gi\u00e0 riscontrato i primi segni di questa preoccupazione nella popolazione stessa \u2013 riferisce De Simone \u2013 nonostante il Giappone sia sempre stato considerato un paese all\u2019avanguardia in materia. E\u2019 chiaro che questa tragedia porter\u00e0 il paese, forse per la prima volta, a interrogarsi. Anche se gi\u00e0 da qualche tempo circolavano i primi segni di incertezza. Negli ambienti culturali pi\u00f9 di un giapponese si chiede se sia davvero necessario continuare a investire sul nucleare \u2013 conclude il direttore del Celso \u2013 o se invece il Giappone, dotato di grandi risorse naturali, non debba puntare su altre fonti di energia, come ad esempio quella eolica\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Genova. Uno scenario surreale: il Giappone, quattro giorni dopo il terribile sisma che ha sconvolto le coste del sud est nipponico, continua a fare i conti con una catastrofe dalle proporzioni bibliche. Le vittime accertate sono 5 mila, ma secondo le stime potrebbero anche raddoppiare, in un ipotetico bilancio finale. 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