{"id":145150,"date":"2011-03-11T18:33:36","date_gmt":"2011-03-11T17:33:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=145150"},"modified":"2011-03-12T11:26:13","modified_gmt":"2011-03-12T10:26:13","slug":"calderina-killer-in-via-nizza-chieste-condanne-per-un-totale-di-5-anni-e-5-mesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/03\/calderina-killer-in-via-nizza-chieste-condanne-per-un-totale-di-5-anni-e-5-mesi\/","title":{"rendered":"Calderina killer in via Nizza: chieste condanne per un totale di 5 anni e 5 mesi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona.<\/strong> Si avvia verso la conclusione il processo per la morte di Livio Cerullo ucciso il 23 dicembre del 2003 dal monossido di carbonio fuoriuscito da una calderina installata nell\u2019appartamento di via Nizza a Savona dove viveva assieme alla moglie. Questa mattina, in Tribunale a Savona, il pubblico ministero ha formulato le sue richieste di condanna per gli imputati del procedimento, Rosanna Silombria, Roberto Perata, Fabio Cerullo (il figlio dell\u2019uomo, secondo l\u2019accusa dipendente della ditta per la manutenzione della calderina), Giovanni Cravero (titolare della ditta a cui i proprietari degli alloggi avevano dato mandato per la manutenzione) e Franca, Angelo e Piergiorgio Salati (i proprietari), tutti accusati di omicidio colposo in concorso.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_614\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_614\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">L\u2019accusa ha chiesto un anno per Angelo e Giorgio Salati, 9 mesi per Franca Salati, Roberto Perata, Fabio Cerullo, Giovanni Cravero, e infine 5 mesi per Rosanna Silombria (imputata come \u201cconduttrice\u201d dell\u2019appartamento, e al tempo stesso parte civile per le conseguenze dell\u2019intossicazione e come vedova della vittima). Al termine della requisitoria del pm il giudice ha rinviato il processo al prossimo 1\u00b0 aprile. In quell\u2019udienza prender\u00e0 la parola la difesa e, salvo sorprese (sembra infatti che si sia raggiunto l\u2019accordo per un risarcimento), la parte civile. Infine dovrebbe arrivare l\u2019attesa sentenza. <\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019ultima udienza, il figlio dell\u2019uomo, ex dipendente della ditta Cravero, che oltre al dramma per la perdita del padre (la madre se la cav\u00f2 per un pelo) deve ora subire un processo che lo vede accusato in concorso della responsabilit\u00e0 per la morte del padre, aveva dimostrato con documenti e buste paga alla mano che non era pi\u00f9 dipendente della ditta Cravero in quanto licenziato prima del fatto, e che il numero di serie fornito dall\u2019azienda per l\u2019attivit\u00e0 di manutenzione dell\u2019alloggio risultava diverso da quello che invece certificava il suo lavoro.<\/p>\n<p>Al vaglio del processo l\u2019accertamento sulla reale responsabilit\u00e0 nella manutenzione della calderina, in uno stabile che aveva da poco cambiato la tipologia di impianto per il riscaldamento. Stando agli atti del dibattimento l\u2019incidente sarebbe stato provocato da un tappo che si era formato nella canna fumaria in quanto la caldaia dell\u2019abitazione non aveva i requisiti per la combustione a gas metano. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Si avvia verso la conclusione il processo per la morte di Livio Cerullo ucciso il 23 dicembre del 2003 dal monossido di carbonio fuoriuscito da una calderina installata nell\u2019appartamento di via Nizza a Savona dove viveva assieme alla moglie. 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