{"id":139179,"date":"2011-02-17T13:57:52","date_gmt":"2011-02-17T12:57:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=139179"},"modified":"2011-02-17T13:58:29","modified_gmt":"2011-02-17T12:58:29","slug":"bergeggi-ancora-un-lutto-in-diocesi-e-morto-don-attilio-vezzoso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/02\/bergeggi-ancora-un-lutto-in-diocesi-e-morto-don-attilio-vezzoso\/","title":{"rendered":"Bergeggi, ancora un lutto in diocesi: \u00e8 morto don Attilio Vezzoso"},"content":{"rendered":"<p><strong>Bergeggi<\/strong>. Un periodo non felice per la diocesi di Savona-Noli: dopo don Luciano Berruti e don Vincenzo Frumento, oggi \u00e8 mancato un altro parroco \u201cstorico\u201d, don Attilio Vezzoso, che tuttora era titolare della parrocchia di san Martino a Bergeggi. Aveva 89 anni e da alcune settimane era ricoverato all\u2019hospice \u201cMisericordia\u201d di Savona. La sua salma sar\u00e0 trasferita in giornata nella sua amata chiesa parrocchiale dove oggi e domani, alle 18,30, saranno celebrate due veglie di preghiera mentre il funerale, presieduto dal vescovo, si svolger\u00e0 sabato 19 febbraio alle ore 10.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_25\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_25\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Attilio Vezzoso era nativo di Sassello, dov\u2019era nato il 25 marzo 1921. In un\u2019intervista del 2007 al \u201cLetimbro\u201d raccontava: \u201cHo iniziato il mio cammino dodicenne nel 1933, entrando nell\u2019istituto don Orione. La mia famiglia, infatti, era troppo povera per poter pagare la retta del Seminario di Acqui e, mi duole dirlo, il parroco di Sassello non mi aiut\u00f2 molto. Una volta negli orionini, ho compiuto gli studi liceali in varie localit\u00e0 del nord come Tortona, Voghera e Bra. Poi la sorpresa: studente di teologia, fui mandato nel 1940 come tirocinante ed insegnante a Reggio Calabria, dove rimasi due anni in piena guerra. Ad un certo punto, per\u00f2, \u00e8 avvenuta la frattura con la congregazione, perch\u00e9 i miei superiori volevano farmi rifare un anno di liceo con il motivo ufficiale di sopperire a certe dimenticanze. Uscii dall\u2019ordine di don Orione e, non trovando un appoggio nei preti di Sassello, chiesi di poter entrare nel Seminario di Savona, dove il canonico Cerruti aveva da poco sostituito monsignor Ferraro. Fui accettato nel 1946 e, dopo quattro anni di studi, fui ordinato presbitero il 2 luglio 1949 assieme a Giuseppe Bertolotto, Tomaso Venturino e Luciano Berruti\u201d.<\/p>\n<p>Novello prete, don Attilio non fece la consueta \u201cgavetta\u201d da viceparroco ma fu subito destinato alla piccola comunit\u00e0 di San Bartolomeo del Bosco, sopra Santuario, dove entr\u00f2 il 1\u00b0 settembre 1949 come parroco. \u201cQuando arrivai a San Bartolomeo \u2013 proseguiva nell\u2019intervista \u2013 il paese contava circa un migliaio di abitanti, sparpagliati in un vasto territorio che partiva da Cimavalle e arrivava quasi fino a Montenotte. In pratica fui l\u2019ultimo parroco residente del paese e, come accadeva a quei tempi, mi capitava di dover fare un po\u2019 di tutto, compreso il barbiere e l\u2019infermiere. Non mi pesava per\u00f2 stare lass\u00f9, perch\u00e9 la gente era sempre molto disponibile ed accogliente, e poi dedicavo molto tempo all\u2019insegnamento a Savona. Ho insegnato religione alle professionali (l\u2019avviamento, come veniva chiamato), alle tecniche, alle medie di via Aonzo e a Vado ligure e scendevo dai monti con qualsiasi tempo, spalando neve e superando ogni ostacolo. Per un certo periodo, inoltre, dovetti fare anche da rettore sostituto al Santuario della misericordia, durante gli ultimi anni di monsignor Villa\u201d.<br>\nIl 1\u00b0 febbraio 1967 il vescovo Giovanni Battista Parodi lo destin\u00f2 alla parrocchia di Bergeggi, dove \u00e8 rimasto in attivit\u00e0 fino a pochi giorni prima della sua morte. \u201cNel 1967 \u2013 raccontava al \u201cLetimbro\u201d \u2013 Bergeggi non aveva ancora conosciuto il boom edilizio degli anni \u201970 e contava ottocento abitanti, perlopi\u00f9 bergeggini doc che rispondevano ai cognomi storici del luogo: Mandraccia, Rovere, Siri, Griffo, Bruzzone. In quegli anni era facile dialogare con la gente, introdurre delle novit\u00e0. Ebbene, si pu\u00f2 dire che dopo quarant\u2019anni quella comunit\u00e0 umana si \u00e8 spenta lentamente, e al suo posto \u00e8 sorto un paese dormitorio, dove le persone non si conoscono, fanno poca vita sociale e sono disperse. Torre del Mare, inoltre, \u00e8 un caso a s\u00e9 perch\u00e9 il 90% delle case \u00e8 di propriet\u00e0 di villeggianti, e quindi durante l\u2019anno non ha vita di paese\u201d.<\/p>\n<p>Dando uno sguardo, nell\u2019intervista, ai preti della sua generazione, don Vezzoso diceva: \u201cDi sicuro quelli della mia leva avevano meno la smania di muoversi e partivano con l\u2019idea di restare in un luogo, pur cercando di dare la disponibilit\u00e0 a cambiare per obbedienza. Ricordo bene le parole di monsignor Parodi: Vai laggi\u00f9 con l\u2019animus manendi e fai quello che puoi. Erano parole molto chiare, ma ricordavano l\u2019importanza di mettere radici in un ambiente umano, di accettare la realt\u00e0 per quello che \u00e8. Il rischio che vedo oggi in alcuni preti giovani \u00e8 invece questo desiderio di cambiare troppo in fretta, come se dopo pochi anni un ambiente diventasse troppo stretto. Ma non \u00e8 affatto semplice ricominciare sempre daccapo, e si rischia di non mettere radici da nessuna parte\u201d.<\/p>\n<p>I suoi parrocchiani di Bergeggi, nel 2007, gli fecero grande festa in occasione dei quarant\u2019anni di permanenza nel paese e, nel 2009, per i sessant\u2019anni di ordinazione presbiterale. Don Attilio Vezzoso fino all\u2019ultimo si \u00e8 dato da fare per tutti, con instancabile passione. Anche in diocesi offr\u00ec il suo contributo collaborando, a cavallo fra gli anni \u201980 e \u201990, con l\u2019Ufficio catechistico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bergeggi. 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