{"id":131377,"date":"2011-01-18T09:33:20","date_gmt":"2011-01-18T08:33:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=131377"},"modified":"2011-01-18T14:33:18","modified_gmt":"2011-01-18T13:33:18","slug":"infiltrazioni-mafiose-al-nord-gli-appetiti-delle-cosche-calabresi-nel-savonese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/01\/infiltrazioni-mafiose-al-nord-gli-appetiti-delle-cosche-calabresi-nel-savonese\/","title":{"rendered":"Infiltrazioni mafiose al Nord: gli \u201cappetiti\u201d delle cosche calabresi nel Savonese"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 solo il 1988 quando il Parlamento vara la legge istitutiva di una Commissione che, per la prima volta nella storia italiana, estende le proprie indagini sulla criminalit\u00e0 organizzata a tutto il territorio nazionale. Improvvisamente, il problema-mafia non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione siciliana e va a toccare territori considerati fino a quel momento \u201cimmuni\u201d. Il Nord, insomma, e quelle regioni che per molto tempo hanno fatto fatica a riconoscere una piaga che, a poco a poco, ha corroso anche apparenti \u201cisole felici\u201d come, ad esempio, la Liguria. A tracciare un quadro della presenza di infiltrazioni mafiose nella nostra regione e, in particolare, nel Ponente ligure, \u00e8 Daniele Tissone, segretario nazionale di Silp-Cgil. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_130\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_130\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cI primi Anni \u201990 \u2013 dice Tissone \u2013 sono gli anni della manifestazione al nord del fenomeno e, nel contempo, quelli dell\u2019intervento giudiziario in larga scala: non a caso organizzammo, insieme ai magistrati Lalla e Monetti, un\u2019iniziativa sul tema. La presenza della criminalit\u00e0 organizzata nasce dalla necessit\u00e0 di reinvestire nel nord, dopo avere cambiato la propriet\u00e0, una parte rilevante del denaro contante provento del narcotraffico attraverso tipologie di attivit\u00e0 comuni per tutto il settentrione quali estorsioni, usura, presenza nell\u2019edilizia, investimenti, acquisizioni di immobili e quant\u2019altro. Lo scopo del convegno di allora era innanzitutto quello di parlare, per la prima volta, di aspetti nuovi ma allarmanti per una maturazione pi\u00f9 rapida presso la societ\u00e0 civile. In quel periodo, anche tra le istituzioni, si propendeva per una minimizzazione del fenomeno che veniva interpretato quale \u2018meri episodi occasionali\u2019. Tutto questo ha generato un forte intralcio se non un\u2019azione di freno nelle attivit\u00e0 di contrasto della criminalit\u00e0 organizzata, non solo al nord. Oggi, per fortuna, si parla di ci\u00f2 con un maggiore senso di realt\u00e0 anche nella nostra regione e l\u2019azione della magistratura e delle forze di polizia \u00e8 foriera di risultati\u201d.<\/p>\n<p>La lente di ingrandimento si sposta poi sulla provincia di Savona: \u201cDai documenti inviati dalla Procura della Repubblica di Torino alla Commissione Antimafia nonch\u00e9 dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia  a cavallo tra gli anni \u201980 e \u201990 gi\u00e0 emergevano \u2018collegamenti e frequentazioni\u2019 tra le cosche della Calabria e la provincia di Savona con personaggi noti alla cronaca per sospetti che riguardavano gli ingenti patrimoni e rapporti bancari con l\u2019estero \u2013 spiega Tissone \u2013 Oltre all\u2019immobiliare, come emerge dalle indagini dei primi anni \u201990, anche l\u2019occultamento di rifiuti tossici diviene un nuovo \u2018business\u2019 delle organizzazioni criminali e la Liguria, in particolare il ponente savonese, \u00e8 parte di questo piano. Sempre la Liguria, oltre ad offrire facili occasioni di lavoro nella floricultura, nell\u2019edilizia e nel settore turistico alberghiero, era ed \u00e8 in grado di recepire agevolmente anche quella fascia di soggetti inclini a vivere di espedienti e di attivit\u00e0 delittuose, atteso che, gi\u00e0 negli anni \u201850 e \u201860, contrabbando, ricettazione, estorsioni ed usura erano frequenti in quella zona, gi\u00e0 intensamente influenzata, cos\u00ec come la vicina Costa Azzurra, dalla case da gioco di Stato, dalle frodi fiscali di frontiera e dall\u2019\u2019abusivismo edilizio\u201d.<\/p>\n<p>Tissone ricorda poi come l\u2019allora Prefetto di Imperia parlava del problema nel 1997, mentre la societ\u00e0 civile rifiutava di considerare la mafia un problema non soltanto meridionale: \u201cAll\u2019epoca  D\u2019Acunto dichiarava da quella realt\u00e0 del Ponente che \u2018 \u2026 un raffinato velo di interessi convergenti \u00e8 stato, per troppi anni, dispiegato sulla realt\u00e0 della provincia di Imperia, facendo s\u00ec che si consolidasse un\u2019immagine di tranquillo eden vacanziero, movimentato solo, a buon bisogno, da  innocenti occasioni trasgressive presso un blasonato Casin\u00f2\u2019. In verit\u00e0, \u2018\u2026 anche le informazioni fornite attraverso i canali istituzionali hanno contribuito, con disattenzione, ora colposa ora maliziosa, a rafforzare quella placida immagine, cos\u00ec utile a distogliere l\u2019attenzione, a fugare motivi di preoccupazione, a preservare, infine, assetti ritenuti, a buon diritto nell\u2019ottica distorta cos\u00ec caldeggiata, portatori di benessere e tranquillit\u00e0. Peccato che non tutto, anzi ben poco sia rispondente al vero. E non da oggi\u2019.<br>\nSi osservi come le parole utilizzate: \u2018deformazioni della realt\u00e0\u2019 e \u2018disattenzione\u2019, conseguenze di non pochi errori, si amplificavano con l\u2019affermazione di D\u2019Acunto che \u2018la quiete \u00e8 servita a stornare l\u2019attenzione, ad evitare allarmi, a favorire il formarsi ed il consolidarsi di quella disattenzione che ha permesso la coltivazione della illegalit\u00e0, sommersa dalla tranquillit\u00e0 di superficie che ha avuto, per decenni, motivi di vantaggio in ogni campo. L\u2019idea era pertanto quella del \u2018quieta non mov\u00e9re\u2019, principio che da decenni sembra regolare la vita del Ponente Ligure, e che porta a trascurare persino fenomeni incontestabilmente radicati sul territorio\u2019.<br>\nParole cos\u00ec esplicite non si trovano tanto facilmente, anche oggi, in documenti ufficiali di Funzionari dello Stato\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPolizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, attraverso le indagini della magistratura sono oggi in grado di contrastare con una certa efficacia il fenomeno, anche in Liguria \u2013 dice infine Tissone -. Purtroppo i molti tagli alla sicurezza, oggi stimati in oltre un miliardo di euro, sono tuttavia alquanto scoraggianti. Infatti, in assenza di investimenti reali sar\u00e0 difficile aggiornare tecnologie e mezzi come poter dare risposte efficaci nella lotta ad un crimine che \u00e8 sempre pi\u00f9 agguerrito e in crescita e che gode di un ingente patrimonio di risorse e mezzi.<br>\nPer questo la nostra organizzazione sindacale chiede all\u2019esecutivo un particolare impegno che consenta di dispiegare nel settore info-investigativo pi\u00f9 uomini. Il taglio degli straordinari che vede anche per il 2011 una ulteriore riduzione, il mancato turn-over in materia di nuove assunzioni ci confermano, nostro malgrado, che la sicurezza viene purtroppo ancora vista come un costo anzich\u00e9 come un investimento. Bisogna cambiare rotta\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 solo il 1988 quando il Parlamento vara la legge istitutiva di una Commissione che, per la prima volta nella storia italiana, estende le proprie indagini sulla criminalit\u00e0 organizzata a tutto il territorio nazionale. Improvvisamente, il problema-mafia non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione siciliana e va a toccare territori considerati fino a quel momento \u201cimmuni\u201d. 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