{"id":129323,"date":"2011-01-08T16:44:51","date_gmt":"2011-01-08T15:44:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=129323"},"modified":"2011-01-08T17:18:49","modified_gmt":"2011-01-08T16:18:49","slug":"pensioni-non-decolla-la-previdenza-complementare-iscritto-un-lavoratore-su-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2011\/01\/pensioni-non-decolla-la-previdenza-complementare-iscritto-un-lavoratore-su-4\/","title":{"rendered":"Pensioni: non decolla la previdenza complementare: iscritto un lavoratore su 4"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Solo un lavoratore italiano su 4 \u00e8 iscritto ad un fondo pensione. Dei 21,5 milioni di lavoratori autonomi e dipendenti presenti in Italia (questo dato non include i lavoratori del pubblico impiego), solo poco pi\u00f9 di 5 milioni (precisamente 5.055.228, pari al 23,4% del totale) hanno aderito ad una forma pensionistica complementare. Gli altri 16,5 milioni di occupati (pari al 76,6% del totale) non lo hanno ancora fatto. E\u2019 questo il primo responso emerso da una elaborazione realizzata dalla Cgia di Mestre sul mondo della previdenza complementare.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_740\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_740\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Una realt\u00e0 nata da pochi anni per integrare il sistema pensionistico obbligatorio che, a quanto pare, non ha ancora riscosso molto successo tra i lavoratori italiani. Questi ultimi, infatti, sembrano essere pi\u00f9 propensi a mantenere il loro Tfr (Trattamento di fine rapporto) accantonato in azienda, anzich\u00e9 investirlo in un fondo pensione. Una decisione che sembra avergli dato ragione, visto quanto \u00e8 successo in questi ultimi due anni di grave crisi che ha colpito i mercati finanziari di tutto il mondo: quei lavoratori dipendenti che hanno lasciato il Tfr in azienda \u2013 esordisce Giuseppe Bortolussi curatore dell\u2019elaborazione- hanno ottenuto un rendimento del +4,7%. Coloro che si sono iscritti a un fondo negoziale hanno ottenuto, invece, solo il +1,7%. Molto peggio \u00e8 andata a chi ha investito il proprio Tfr nei fondi pensione aperti; il tasso \u00e8 stato addirittura negativo. Certo, dare un giudizio di merito su questi dati \u00e8 troppo prematuro -prosegue- una valutazione pi\u00f9 puntuale potr\u00e0 essere fatta quando si ragioner\u00e0 su risultati riferiti a periodi di tempo medio lunghi&#8221;. Dalla Cgia fanno notare che il Tfr annuo maturato dai lavoratori dipendenti italiani \u00e8 di oltre 20 mld di euro.<\/p>\n<p>Nel 2009, 5,1 mld di euro sono stati destinati alle forme pensionistiche complementari, altri 5,9 mld di euro sono finiti nel Fondo di tesoreria presso l\u2019Inps, mentre 12,7 mld di euro, cifra comprensiva della componente di rivalutazione dello stock accumulato, sono stati accantonati presso le imprese.<\/p>\n<p>A livello territoriale, sono le regioni del Nord ha registrare il tasso di adesione pi\u00f9 elevato alle forme pensionistiche complementari. A guidare la classifica \u00e8 il Trentino Alto Adige, con il 33,2%, seguono la Lombardia, con il 28,2% e al terzo posto la Valle d\u2019Aosta, con il 27,9%. Fanalino di coda di questa particolare graduatoria \u00e8 la Calabria, con una percentuale di iscritti sul totale dei lavoratori presenti nella Regione pari al 14,6. Se, invece, si analizza l\u2019andamento delle iscrizioni ai fondi ed ai Pip (Piani Individuali Pensionistici), si denota che il boom \u00e8 avvenuto nel 2007. Infatti, l\u2019allora Governo Prodi stabil\u00ec per legge che entro il 30 giugno 2007, i lavoratori assunti prima del 30 dicembre 2006 dovevano decidere se lasciare il Tfr in azienda o devolverlo ad un fondo pensione. Tra il 2006 e il 2007 si registr\u00f2 una crescita del +43,2%, aumento che si stabilizz\u00f2 sul +6,4%, tra il 2008 e il 2007 e scese al +4,2%, tra il 2009 e il 2008.<\/p>\n<p>Infine, i fondi pensione pi\u00f9 richiesti dai lavoratori italiani sono quelli negoziali (sono fondi istituiti sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e quelli datoriali di settori specifici): poco pi\u00f9 di 2 milioni di lavoratori (precisamente 2.040.150, pari al 40,3%) hanno fatto questa scelta. Seguono i nuovi Pip (l\u2019adesione a questi fondi \u00e8 individuale) con 893.547 adesioni (pari al 17,7% del totale) e i Fondi pensione aperti (riguardano la contrattazione collettiva ma sono creati e gestiti da banche assicurazioni, Sim, etc.) con un numero di iscritti pari a 820.385 (pari al 16,2% del totale). A seguire troviamo i Fondi pensione preesistenti e i vecchi Pip.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solo un lavoratore italiano su 4 \u00e8 iscritto ad un fondo pensione. Dei 21,5 milioni di lavoratori autonomi e dipendenti presenti in Italia (questo dato non include i lavoratori del pubblico impiego), solo poco pi\u00f9 di 5 milioni (precisamente 5.055.228, pari al 23,4% del totale) hanno aderito ad una forma pensionistica complementare. 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