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Liguria, Confartigianato lancia l’allarme: crescono gli abusivi dell’estetica

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Liguria, Confartigianato lancia l’allarme: crescono gli abusivi dell’estetica
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Liguria. Trucco permanente, trattamenti anticellulite e ovviamente le intramontabili cerette. Sono questi, secondo quanto riferisce Confartigianato estetica Liguria, i servizi più richiesti dalle clienti dei centri estetici liguri. Un altro dato che emerge è che l’età delle frequentatrici dei saloni di bellezza si è abbassata notevolmente negli ultimi anni: non più signore attempate alla disperata ricerca dell’eterna giovinezza, ma ragazzine che vogliono imitare la velina di turno sulle copertine dei rotocalchi estivi.

Non solo donne però: sempre più frequenti anche gli appuntamenti dal massaggiatore e dall’estetista degli uomini che chiedono cerette per presentarsi senza peli superflui in palestra e sotto l’ombrellone. “Sono sempre di più – spiega Olimpio Marcello, presidente di Confartigianato estetica Liguria – gli uomini che chiedono trattamenti per il viso, cerette e sono clienti fissi dei centri di dimagrimento. Negli ultimi anni è radicalmente cambiato il modo di vedere l’estetista: prima ci si andava, ma non lo si diceva. Oggi è caduto un tabù e la clientela è molto variegata”.

Benché andare dall’estetista non sia più una moda riservata a pochi, il settore ha risentito della crisi: “Negli ultimi tre anni – spiega Marcello – in Liguria abbiamo risentito di un calo graduale che oggi arriva al 30%. Con la crisi, è normale che la gente tenda a rinunciare a spese superflue. Se fino a qualche anno fa i nostri clienti affezionati della tintarella si facevano 3 o 4 lampade alla settimana, oggi ne fanno una. Chi veniva per la ceretta una volta ogni venti giorni, oggi si presenta solo in vista dell’estate”.

Oltre alla crisi si fa sentire anche la concorrenza di chi pratica abusivamente la professione: “Sempre più persone per non rinunciare ai trattamenti estetici si rivolgono a chi opera nella propria abitazione senza rispettare le norme che regolamentano il settore. Ovviamente, chi svolge l’attività a domicilio e non in un centro in regola può applicare tariffe inferiori, a discapito però della salute del cliente». Anche l’offerta su internet è molto vasta: sono in aumento le bacheche virtuali dove si offre la ricostruzione delle unghie, oggi di gran moda, a prezzi stracciati. «È utile sapere che se il fruitore di un servizio, per esempio di un massaggio, subisce dei danni temporanei o permanenti non può neppure rivalersi su chi gli ha provocato il danno se non è un centro estetico o un professionista del settore”.

Per non incorrere in brutte sorprese, gli esperti consigliano di rivolgersi solo a chi rispetta le norme igienico sanitarie. Gli estetisti hanno l’obbligo di svolgere l’attività in un locale dotato di servizi igienici per la clientela separati da quelli per il titolare e il personale, devono tenere esposte le autorizzazioni amministrative e un elenco dei rifiuti speciali, avere sterilizzatori e per i tatuatori (la cui attività in Liguria è regolamentata da due anni dal dgr n.787 del 4/07/08) c’è l’obbligo di avere la camera sterile e l’autoclave. A livello formativo, gli estetisti devono aver frequentato almeno un corso di due anni (di tre nel caso del titolare dell’attività), avere conoscenze anatomiche e chimiche di base.

In Liguria le imprese artigiane dell’estetica sono circa 800, 400 solo nella provincia di Genova. Per diventare estetisti le strade percorribili sono due, indicate dalla legge nazionale 1/1990: si può frequentare un corso di due anni di 900 ore all’anno, oppure 5 anni di apprendistato. Per diventare direttore tecnico, e avere la possibilità di svolgere l’attività in proprio, si deve frequentare un ulteriore corso di un anno oppure lavorare per due anni in regola e seguire un corso di 300 ore.

“La legge in vigore – spiega il presidente – risale al 1990 e 20 anni in questo settore sono molti: l’elenco dei macchinari deve essere aggiornato e anche la cultura di base è da rivedere perché non siamo solo artigiani, ma anche manager. Al momento c’è una proposta di legge che prevede di inserire all’interno della formazione professionale anche dei corsi di cultura professionale. L’idea è quella di prolungare la durata dei corsi da 3 a 5 anni di modo da ottenere alla fine del percorso di studi un diploma professionale e dare la possibilità agli iscritti di accedere anche all’università. In questo modo la formazione sarebbe più completa, comprendendo teoria, pratica, apprendistato e anche cultura generale, che al momento è un po’ sacrificata”.

Redazione
19 Agosto 2010 alle 11:51
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